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L'invenzione della madre PeanoL’invenzione della madre | Marco Peano
Minimum Fax 2015

Recensione dei lettori di ZEST: Nadia Gambis

M come Mattia, il protagonista, M come Madre, la madre del protagonista, M come Morte, la morte della madre del protagonista. Tre M come in Mamma, l’ultima parola del romanzo, che si chiude connotandosi di quella dolce affettività da cui il protagonista pare impegnato a tenersi lucidamente lontano.
Suddiviso in tre sezioni che ruotano attorno alla malattia della madre (il prima, il mentre, il dopo), a loro volta articolate in ulteriori micro paragrafi di banale quotidianità (ma può essere mai banale il confronto con il male e il dolore?), il romanzo non disegna tanto o solo il dolore del lutto previsto e imminente, quanto la corsa del figlio per tenere stretto a sé tutto ciò che può della madre: “E ora, concentrati. Trattieni tutto ciò che non riesci a dimenticare.”.
I ricordi, i tempi, i gesti, il respiro, la rabbia, l’insofferenza. Perfino gli atti di cura su un corpo martoriato.
Prima che la parca cancelli l’esistenza della madre, Mattia, unica “persona” del romanzo e quindi l’unico a essere dotato di nome proprio, la reinventa costantemente attraverso la parola, che ha il dono magico di creare la realtà: “La realtà non sta nelle immagini […], ma nelle parole. Perché sua madre è lì con lui, è viva, e se loro possono parlarsi una salvezza è ancora possibile.”
Narrato in III persona e caratterizzato da uno stile apparentemente asciutto e lineare, addirittura da resoconto scientifico in alcuni passaggi (molto sarebbe tuttavia da dirsi sulle inserzioni emotive in parentesi o sull’uso ardito e originale della punteggiatura), L’invenzione della madre è un romanzo a mio parere consolatorio: anche se scavano nell’abisso di una piaga ineffabile, le parole della narrazione aprono un pertugio che consente la lenta riemersione dal dolore. È la vita che continua.

Sintesi trama

Questa è una storia d’amore. Si tratta dell’amore più antico e più forte, forse il più puro che esista in natura: quello che unisce una madre e un figlio. Lei è malata, ha poco tempo, e lui, Mattia – sapendo che non potrà salvarla, eppure ostinandosi contro tutto e tutti – dà il via a un’avventura privatissima e universale: non sprecare nemmeno un istante. Ma in una situazione simile non è facile superare gli ostacoli della quotidianità. La provincia in cui Mattia abita, il lavoro in videoteca che manda avanti senza troppa convinzione, il rapporto con la fidanzata e con il padre: ogni aspetto della sua vita per nulla eccezionale è ridisegnato dal tempo immobile della malattia. Un rifugio sicuro sembrano essere i ricordi: provare a riavvolgere come in un film la memoria di ciò che è stato diventa un esercizio che gli permette di sopportare il presente. Ma è davvero possibile sfuggire a se stessi?
In questo viaggio dove tutto è scandalosamente fuori posto, è sempre il rapporto con la madre a far immergere Mattia nella dimensione più segreta e preziosa in cui sente di essere mai stato. Raccontando di questo everyman, grazie al coraggio della grande letteratura, Marco Peano ridà senso all’aspetto più inaccettabile dell’esperienza umana: imparare a dire addio a ciò che amiamo.
 
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L’invenzione della madre | Marco Peano