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Man and Nature; Or, Physical Geography as Modified by Human Action (L’uomo e la natura; ovvero la geografia fisica modificata dall’azione umana), rappresenta un’opera pionieristica e rivoluzionaria nel campo degli studi ambientali, pubblicata per la prima volta nel 1864 da George Perkins Marsh, uno dei primi intellettuali a comprendere e documentare in maniera sistematica l’impatto dell’uomo sulla Terra. Marsh, statunitense, giurista, diplomatico e studioso appassionato di storia e geografia, fu tra i primi a sfidare il diffuso mito dell’inesauribilità delle risorse naturali, sostenendo che le azioni umane, se incontrollate, possono alterare profondamente l’equilibrio del mondo naturale, fino a comprometterne la stessa capacità di sostentamento.

Lo scopo di questo volume è duplice: da un lato, descrivere la natura e l’estensione dei cambiamenti che l’uomo ha prodotto nelle condizioni fisiche del globo, dall’altro, richiamare l’attenzione sui pericoli dell’imprudenza e sulla necessità di agire con cautela in ogni intervento su larga scala, che interferisca con gli equilibri spontanei del mondo organico e inorganico. Marsh si propone di illustrare non solo i danni derivanti dall’alterazione della natura — come deforestazione, erosione dei suoli e degrado dei terreni — ma anche le possibilità di restaurare armonie perdute e di migliorare materialmente regioni impoverite o devastate. In questa prospettiva, l’uomo emerge come una forza di ordine superiore rispetto alle altre forme di vita, capace di trasformare l’ambiente secondo la propria volontà, ma anche responsabile della sua conservazione.

Marsh documenta con cura storica e scientifica come, sin dalle prime fasi della civiltà, l’uomo abbia modificato la vita animale e vegetale. Nei primi stadi, egli dipendeva dalle risorse spontanee della natura per il cibo e il vestiario, riducendo così l’abbondanza delle specie sfruttate. In epoche più avanzate, coltivando determinate piante e addomesticando animali, proteggeva le specie utili e combatteva organismi concorrenti, alterando così l’equilibrio naturale e favorendo la proliferazione di alcune forme di vita a scapito di altre.

L’espansione dell’agricoltura e della pastorizia, così come la conquista di nuove terre, ha richiesto la trasformazione dei boschi, dei fiumi e delle coste, con conseguenze profonde sul drenaggio del suolo, sulla morfologia del territorio e sul clima locale. L’uomo ha dovuto adattarsi alle sabbie mobili, costruire dighe e canali, proteggere le coste, estendendo il proprio dominio anche sulle acque, dimostrando come la capacità di modificare l’ambiente sia una costante della storia umana. Marsh mostra inoltre che, sebbene tali trasformazioni siano spesso funzionali allo sviluppo economico e sociale, possono produrre effetti distruttivi altrettanto significativi, come illustrano gli esempi delle antiche civiltà mediterranee, soggette a collassi dovuti all’eccessivo sfruttamento del suolo e delle risorse naturali.

Il volume si struttura in capitoli che analizzano l’azione dell’uomo sul mondo animale e vegetale, sui boschi, sulle acque e sulle sabbie, concludendo con una riflessione sulle possibili e probabili rivoluzioni geografiche che l’ingegno umano può ancora operare. Marsh si rivolge a un pubblico di uomini istruiti e osservatori attenti, non ai soli specialisti, con l’intento di offrire indicazioni pratiche e riflessioni consapevoli più che teorie astratte.

Con questo lavoro, George Perkins Marsh lancia un monito ancora oggi straordinariamente attuale: la Terra non è inesauribile, e la gestione responsabile delle risorse naturali non è solo un dovere morale, ma una necessità per la sopravvivenza stessa delle società umane. La sua analisi rigorosa, combinata con un’intensa sensibilità per l’equilibrio tra uomo e natura, ha contribuito a gettare le basi del moderno ambientalismo, anticipando di oltre un secolo le riflessioni ecologiche e i movimenti per la tutela dell’ambiente che sarebbero emersi nel XX secolo.

Dal libro di George Perkins Marsh vi proponiamo la lettura della P R E F A Z I O N E

Lo scopo del presente volume è: indicare la natura e, in termini approssimativi, l’entità dei cambiamenti che l’azione umana ha prodotto nelle condizioni fisiche del globo che abitiamo; mettere in evidenza i pericoli dell’imprudenza e la necessità di prudenza in tutte le operazioni che, su larga scala, interferiscono con l’equilibrio spontaneo del mondo organico o inorganico; suggerire la possibilità e l’importanza di ripristinare armonie disturbate e migliorare materialmente regioni degradate o impoverite; e, incidentalmente, illustrare la dottrina secondo cui l’uomo è, per natura e per grado, una forza superiore a qualsiasi altra forma di vita animata, che come lui si nutre alla tavola generosa della natura.

Nei primi stadi della vita, l’uomo dipende dalle risorse naturali — animali e vegetali — per il cibo e il vestiario, e il suo consumo riduce inevitabilmente l’abbondanza numerica delle specie da lui sfruttate. In epoche più avanzate, l’uomo protegge e coltiva determinate piante commestibili, alcuni volatili e quadrupedi, e nello stesso tempo combatte organismi concorrenti che minacciano questi oggetti di sua cura o ostacolano il loro incremento. Così, l’azione dell’uomo sul mondo organico tende a sconvolgere l’equilibrio originario delle specie: mentre ne riduce il numero o ne provoca l’estinzione, ne moltiplica altre forme di vita animale e vegetale.

L’espansione dell’agricoltura e della pastorizia comporta un ampliamento della sfera del dominio umano, attraverso l’occupazione di foreste che un tempo ricoprivano gran parte della superficie terrestre altrimenti disponibile. L’abbattimento dei boschi ha avuto conseguenze rilevanti sul drenaggio del suolo, sulla conformazione del terreno e probabilmente anche sul clima locale; e l’importanza dell’uomo come forza trasformativa appare forse più chiaramente nell’influenza che ha esercitato sulla geografia superficiale che in qualsiasi altra realizzazione materiale.

Le terre sottratte ai boschi devono essere drenate e irrigate; le sponde dei fiumi e le coste marine protette con opere artificiali contro le inondazioni interne e oceaniche; le esigenze del commercio richiedono il miglioramento dei canali naturali e la costruzione di vie navigabili artificiali. Così, l’uomo è costretto a estendere il suo dominio già fondato sulla terraferma anche sulle acque instabili.

Il sollevamento dei fondali marini e i movimenti di acqua e vento espongono vaste distese di sabbia, che occupano spazi utili alle attività umane e che, spesso, per effetto della loro dispersione, sommergono i campi coltivati con conseguenze tanto devastanti quanto le incursioni dell’oceano. D’altra parte, in molte coste, le dune sabbiose proteggono le rive dall’erosione delle onde e dei venti e riparano terreni preziosi dai venti marini impetuosi. L’uomo deve quindi, talvolta resistere, talvolta favorire la formazione e la crescita delle dune, sottomettendo le sabbie mobili alla stessa obbedienza alla sua volontà a cui ha ridotto altre forme della superficie terrestre.

Oltre a questi metodi antichi e relativamente noti di miglioramento materiale, l’ambizione moderna aspira a conquiste ancora più grandiose nella dominazione della natura fisica, e si progettano opere che superano in audacia qualsiasi impresa compiuta fino a oggi per modificare la superficie geografica.

Il carattere naturale dei diversi ambienti in cui l’industria umana ha compiuto rivoluzioni così rilevanti, e dove la popolazione crescente e le risorse impoverite del globo richiedono nuovi trionfi della mente sulla materia, suggerisce una suddivisione corrispondente del tema generale. Ho pertanto strutturato i vari argomenti seguendo la successione cronologica in cui si può presumere che l’uomo abbia esteso il suo dominio sulle diverse province del regno materiale. Nel capitolo introduttivo ho esposto in modo complessivo gli effetti generali e le possibili conseguenze dell’azione umana sulla superficie terrestre e sulla vita che la popola. Questo capitolo è seguito da quattro altri, nei quali ho ricostruito la storia dell’attività umana sul mondo animale e vegetale, sui boschi, sulle acque e sulle sabbie; a questi ho aggiunto un capitolo conclusivo sulle probabili e possibili rivoluzioni geografiche ancora da realizzare grazie all’ingegno dell’uomo.

Aggiungo solo ciò che, del resto, emerge chiaramente in ogni pagina del volume: mi rivolgo non a fisici professionisti, ma all’intelligenza generale di uomini istruiti, osservatori e riflessivi; e il mio intento è più quello di fornire indicazioni pratiche che di indulgere in speculazioni teoriche, destinate a un pubblico diverso da quello cui appartengono i miei lettori.

GEORGE P. MARSH

1 dicembre 1863

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Man and Nature: ovvero la geografia fisica modificata dall’azione umana | George P. Marsh

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