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lago-maggiore-328666_960_720Quando iniziai a scrivere, anni fa, fu una cosa spontanea ambientare i miei romanzi sul Lago Maggiore. Scenografia superba, indubbiamente, e capace di emozionarmi ancora con i suoi paesaggi. Coniugare la Storia, e da queste parti ce n’è stata tanta fin dall’insediamento dei Celti, con i romantici sfondi lacustri, si rivelò una decisione vincente. A un certo punto, però, venni invasa dal timore che essere ripetitiva potesse annoiare i miei lettori. D’accordo, in ogni mio nuovo romanzo presentavo un luogo diverso – avevo l’imbarazzo della scelta e volevo anche far conoscere a chi leggeva i miei libri ogni possibile scorcio – ma esiste la giusta misura in tutto e non volevo eccedere in campanilismo. Così un giorno espressi questo dubbio a Sandrone Dazieri, che all’epoca era il mio editor in Mondadori: gli chiesi infatti se fosse ormai il caso di cambiare le quinte, inserendo i miei futuri personaggi in un contesto geografico alternativo.

Lui scosse il capo e rispose sorridendo:

«Mariangela, il Lago Maggiore è per te e per le storie che scrivi una connotazione che ti identifica subito, esattamente come la zeta di Zorro. Hai tante lettrici che ti apprezzano e che si aspettano di trovare almeno un accenno al lago, quando acquistano un tuo libro. Perché vuoi privarle di questo piacere eliminando quello che è il protagonista principale dei tuoi romanzi?»

Aveva ragione, naturalmente.

Rammentai che Clint Eastwood, che non aveva il vizio del fumo, domandò al grande regista Sergio Leone se potesse abbandonare il sigaro nel western che si accingevano a girare. Leone, come Dazieri, replicò:«Clint, perché mai vuoi lasciare a casa uno dei protagonisti?»

Così la sottoscritta il maestoso, suggestivo Verbano lo cita puntualmente tra le pagine dei titoli che firmo. È un must e l’inseparabile talismano che mi contraddistingue e che, spero, faccia emozionare chi mi legge. Spesso, alle presentazioni, qualcuno mi confida che dopo aver letto un romanzo mio ambientato qui, ha guardato il lago con occhi differenti… è una gran bella soddisfazione, vero?

E a proposito di Sandrone Dazieri, scrittore che stimo e a cui sarò sempre grata, ha coniato per me la frase che risalta in quasi tutte le mie quarte di copertina: “Mariangela Camocardi è la firma italiana che fa sognare.”

Mariangela Camocardi

 

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Il mio bel Lago Maggiore (di Mariangela Camocardi)