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radici-emergenti-copertina1Radici emergenti (Storie di identità e territori)
Prefazione di Amalia De Simone
Infinito Edizioni

di Emanuela Chiriacò


Radici emergenti. Storie di identità e territori è una raccolta di venti racconti, con la prefazione di Amalia de Simone, scrittrice, giornalista del Corriere della Sera e direttore di Radio Siani.

Ho letto venti racconti pieni di emozioni, fatti di cappellini di carta, partenze e ritorni, fiori, ostacoli, ribellioni, amore, speranze e legami. Il tema delle radici era declinato sempre in maniera diversa e speciale. […] Le radici che con sempre più difficoltà trattengono la nostra terra bella e disperata, hanno bisogno anche di questa “resistenza”.

Nell’introduzione di Roberto Malfatti e Deborah Divertito entrambi raccontano la genesi della raccolta. Un’opera nata dal concorso letterario per racconti inediti, indetto dalla cooperativa sociale Sepofà (acronimo di Seminare le Politiche del Fare). Cooperativa napoletana nata dopo la partecipazione da un bando di concorso indetto dal Comune di Napoli nel 2014 per la nascita di Start-up d’impresa.

Quel concorso non solo lo abbiamo vinto, ma ci ha fatto vincere la scommessa di stabilirci nella periferia orientale della città. Una periferia che, come tante altre, ha i problemi comuni a tutte le periferie (scusate il gioco di parole) del Paese: degrado, disoccupazione, delinquenza, un tasso di dispersione scolastica altissimo. Abbiamo deciso di partire da San Giovanni a Teduccio, un ex quartiere di trazione industriale dove ormai sono rimaste solo le ciminiere. Un quartiere dove l’indotto industriale presente negli Anni ‘70 e ‘80 ha lasciato solo inquinamento ed edifici decrepiti. Abbiamo deciso di avviare qui un discorso formativo, aprendo un’agenzia editoriale e culturale, partendo dalle presentazioni di libri in luoghi non convenzionali, dal bar alla spiaggia. Con Radici emergenti abbiamo voluto, e vogliamo, promuovere e stimolare la scoperta di nuovi talenti, invitandoli ad affrontare la tematica delle radici, del loro essere ben piantate nel terreno, da cui prendono il sostentamento quotidiano, ma allo stesso tempo il loro spingere verso l’alto, e della difesa del territorio e dell’ambiente, tematiche di cui si fa promotrice il Sepofà. Il carattere nazionale del concorso, gratuito e aperto a tutti, è spiegato dal fatto che non ci siamo voluti chiudere nel nostro quartiere o nella nostra città. In un contesto storico dove è sempre più difficile emergere e fare rete, abbiamo deciso di “sentire” quale aria tirava nel resto del Paese. A sorpresa, ci siamo ritrovati con una valanga di racconti arrivati da tutto lo stivale: dal Trentino alla Sicilia, dalla Sardegna alla Toscana. Con i nostri pochissimi mezzi abbiamo toccato tutte le regioni e di questo ne andiamo fieri.

In fondo cosa sono le radici?

Sono l’organo della pianta che assorbe acqua e sali minerali dal terreno. Sono fondamentali per il nutrimento, l’ancoraggio e la produzione ormonale della pianta o dell’albero. Sono ciò rende saldo il legame tra il loro sviluppo e quello del germoglio.

Victor Hugo diceva

Fate come gli alberi
Cambiate le foglie
e conservate le radici.
Quindi, cambiate le vostre
idee ma conservate i vostri
principi.

Radici familiari, radici che ancorano i fuscelli pensanti che siamo. Questa raccolta include venti racconti selezionati da una giuria tecnica composta da scrittori e giornalisti: Pino Imperatore (Benvenuti in casa Esposito, Questa scuola non è un albergo); Iris Corberi (direttrice della rivista BioEcoGeo); Pietro Dommarco (direttore della rivista web Terre di Frontiera), Pino Sassano (scrittore della scuderia di Infinito edizioni, autore di Alias M.M.); Giuliano Pavone (scrittore e giornalista, autore di Venditori di fumo).

Una produzione dal basso per avvalorare il senso delle radici. Un intreccio di nodosità e storie che hanno affondato nuova linfa nel terreno fertile del margine. Realtà marginale e in quanto tale contemporanea. Pagine di prosa poetica in cui poter toccare per sfioramento temi sensibili. Nel racconto primo classificato La giornata finisce presto di Francesco Russo, l’insegnamento paterno ricevuto dal protagonista è legato ai sentimenti che provano le piante e gli alberi. Entrambi possono manifestare spontaneamente sentimenti ed emozioni, particolarmente la gioia e l’esultanza. Possono agitarsi, fremere, scuotere i rami come se volessero battere le mani ; il tutto non come reazione ad una presenza umana, ma come movimento spontaneo della loro essenza, della loro personalità. La pianta è una entità vivente dai confini ben più vasti di quelli che siamo soliti concederle. E Francesco Russo lo dice attraverso il ricordo di un insegnamento del padre giardiniere

Pure le piante tengono i sentimenti – mi diceva – E ci vogliono bene. Per questo ci regalano il verde e pure altri colori. E ci fanno respirare l’aria pulita. Quando vedi un albero, gli devi fare l’inchino.

Ne I due compleanni di Pietro di Gennaro Morra (2° classificato), Pietro, un uomo che lavorava per un’agenzia dell’Onu e che ha viaggiato in giro per il mondo

per insegnare alle popolazioni locali a sviluppare una propria economia, sfruttando le materie prime che avevano a disposizione.[…] Era stato in Nicaragua, Bolivia, Afghanistan, Serbia, Albania.[…] Si occupava soprattutto di agricoltura, portando a termine progetti per migliorare la produzione e la commercializzazione dei raccolti.

In seguito ad un problema di salute, è costretto a cambiare vita

[…] aveva avvicinato l’albero piantato al centro dello spiazzo antistante la casa e ne aveva controllato lo stato di salute: il tronco era stato attaccato dalla muffa e di sicuro era preda di qualche parassita. “Me ne prenderò cura e lo rimetterò in sesto. Le sue radici torneranno forti e anche lui avrà una seconda vita”, aveva pensato mentre accarezzava la corteccia malata. Sette mesi dopo, appoggiato a quell’albero, Pietro ora scrutava l’orizzonte conquistato da un’idea che gli aveva aperto un sorriso sul suo faccione: doveva chiamare gli amici e invitarli a cena per la sera successiva. C’era un compleanno da festeggiare. Quello nuovo, il più bello.

La formica Lodicar di Alessia Del Freo (3° classificato) narra la storia di una piccola formica, curiosa di conoscere il mondo. Sì, il suo mondo, quello circostante

Lodicar nacque ai piedi di una quercia e dovette aspettare molto tempo prima di vedere il sole. […] Desideroso di conoscere il mondo, […] continuò a seguire la radici anche fuori, fino a giungere all’enorme tronco marrone.[…] Attraversando una foresta di foglie bagnate e piogge improvvise, giunse alla fine del ramo, la cui dimensione si era affinata man mano che camminava. La punta, danzante nel vento, fuoriusciva dalla chioma per lasciare la vista su uno spettacolo magnifico: un prato verde brillante, altri alberi sul fondo, delle mucche a macchie, il cielo azzurro dopo la pioggia e là tra le nuvole, la palla infuocata.

Un racconto che restituisce la fragilità e la caducità della vita dell’infinitesimamente piccolo davanti all’immensità della natura. In cui la cura diventa forza, costanza e fonte di incommensurabile bellezza

Senza prendersi cura del terreno e delle radici, la quercia non sarebbe mai cresciuta così bella.

Il racconto del 4° classificato, Giallo nel cuore di Claudia Ruscitti apre alle Radici intese come mantenimento e tramandamento della tradizione. Un piede nel passato, con uno sguardo nel futuro dell’innovazione. Il passaggio di consegne da un nonno ad un nipote. Nella poesia profumata della coltivazione dello zafferano.

Siamo nati con lo zafferano sotto il naso”, usava ripetere il nonno quando la fatica nei campi si faceva più dura e le schiene curve reclamavano requie.[…] Quando ritornava al paese si sentiva libero e felice come in un nido caldo. Grazie al nonno aveva imparato a conoscerlo palmo a palmo; a interpretare i movimenti delle nuvole, a leggere il volo degli uccelli, che predicevano la pioggia o il bel tempo.

Ne L’albero migratore di Pasquale Aversano, che è il 5° classificato, il giovane single, Ernesto Pappamollo, ha l’opportunità di apprezzare la vita che cambia attraverso il vicino di casa novantenne che porta un albero a crescere talmente vicino da non poterlo ignorare. Capace di scuoterlo dal sua routine a vocazione tecnologica.

Esiste una leggenda su un genere di alberi considerati dei portafortuna in grado di migrare da un posto all’altro […]Queste piante, dotate di notevole intelligenza, si muovono sfruttando le proprie radici come se fossero dei tentacoli, in modo simile ai polipi, spostandosi prevalentemente di notte e cercando di non farsi vedere.

A seguire i seguenti racconti Semi di Roberto Todisco (menzione speciale “Terre di frontiera”), Fui fui di Ottavio Taranto, Growing Hope di Sara Jane Nicolella, Il bambino che diventò albero di Rossana De Filippo, Il giorno prima della partenza di Irene Guastella, Inarrestabili di Antonio Milicia, La donna che credeva d’essere un albero di Cristina Bollini, La Sagra delle castagne di Luciano Bonventre, L’albero della vita di Francesco Picciotto, Lampioni a led di Stefano Palmisano, Le radici di Filippo di Virginia Danna, Lettera alle mie radici di Daria De Luca, Odio le fermate del pullman di Elio Serino, Radici di Sonia Barsanti e per chiudere Upendo significa Amore di Giulia Raciti.

In ognuno di questi racconti, si ritrova il valore della semplicità solida degli affetti, del rispetto di quelle

orecchie fossero
abbastanza sensibili da comprenderla.
(Martin Van Buren).

Dell’impotenza che accompagna diverse volte ognuno di noi nel corso della vita. Del suo essere inarrestabile, nonostante tutto. Del suo accompagnarci discreto come foglia gialla tra le pagine di un libro a beneficio di chi la troverà con lo stupore dipinto sulla bocca. Vita e natura, sovrapposte. Sovrapponibili. Respiri in sincrono, nella bellezza dell’incontro di parole. Sulla carta. Figlia di alberi.

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Progetto Sepofà: Radici emergenti