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Razza di zingaro | Fo Dario
2016, 160 p., brossura
Editore Chiarelettere  (collana Narrazioni)

Johann Trollmann nasce ad Hannover nel 1907 e quando inizia a boxare è soltanto un ragazzino. Il suo stile è già riconoscibile, un misto di tecnica appresa rapidamente grazie al talento e un repertorio di mosse innate, quasi di danza, patrimonio del suo popolo, delle tradizioni gitane che lo hanno forgiato.

Johann è uno zingaro e questa sua identità etnica, nella Germania alle porte del primo conflitto mondiale, non sembra interessare a nessuno. Johann studia e si dedica al suo sport preferito, comincia a mietere successi sia sul ring che fra le schiere di ragazzine che lo seguono ammirate nelle competizioni.

A metà degli anni 20 è uno dei più forti dilettanti della nazione, sul quadrato è capace di tener testa a chiunque, ma nel frattempo gli equilibri politici stanno cambiando e l’ascesa di Hitler e del nazionalsocialismo inizia a configurarsi come il nemico più implacabile per il pugile zingaro, l’unico in grado di sottometterlo nel confronto sportivo.

Nel 1928 si svolgono i Giochi Olimpici ad Amsterdam e nonostante i meriti sportivi Johann Trollmann non viene inserito dalla federazione pugilistica nel gruppo di atleti partecipanti. Qualcuno nelle alte sfere ha iniziato a porsi delle domande sull’opportunità di presentare al mondo un atleta tedesco di origini sinti. La decisione ha del paradossale ma è soltanto la prefazione di un racconto lungo e doloroso, che vedrà Johann Trollman umiliato, boicottato, costretto a “combattere da tedesco” disconoscendo il proprio stile pugilistico e nel 1934 depennato dalla lista dei membri della federazione tedesca.

Se la sua carriera è definitivamente compromessa anche nella vita privata Johann subisce un’escalation di prevaricazioni feroci. È costretto a divorziare dalla moglie per evitarle di essere perseguita in quanto coniugata con uno zingaro e viene convinto a sottoporsi alla “castrazione chimica” per sottrarsi, purtroppo solo provvisoriamente, all’internamento.

Infatti “Il 16 dicembre 1942 il capo delle SS Heinrich Himmler emana il decreto di Auschwitz che viene inviato per telegramma a tutte le stazioni di polizia criminale del Reich con l’ordine di arrestare e inviare in campo di concentramento tutti gli zingari di sangue misto, rom e sinti, che si trovano nei territori del Reich. Il numero – già calcolato – è di ventitremila persone […] si tratta dell’ultima fase dello sterminio del popolo zingaro”.

Il grande campione alla fine di ottobre del 1942 viene confinato nel campo di concentramento di Neuengamme, nel nord della Germania. In quel luogo di prigionia combatterà contro un capo delle guardie il suo ultimo incontro, quello definitivo, quello che nonostante l’esito favorevole segnerà tristemente il suo destino di zingaro e cittadino tedesco.

Dario Fo, grazie alla ricerca ineccepibile di Paolo Cagna Ninchi, estrae dall’abisso del Novecento una storia per molti decenni dimenticata, che solo recentemente è stata riconosciuta e posta sotto i riflettori dalle istituzioni tedesche.

Lo scrittore Premio Nobel sembra voler trasportare la vicenda di Johann Trollmann al presente. Sentiamo con il protagonista la rabbia, la vertigine dell’esclusione, perché Johann appare davvero come un perseguitato dei nostri tempi, un ragazzo a cui viene impedito di spiccare il volo.

È così la memoria, un insieme di specchi riflettenti fra loro, il passato che ci chiede di preservare l’uomo, la sua libertà.

L’opera è corredata da splendide illustrazioni realizzate dallo stesso autore.

Paolo Risi

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Razza di Zingaro | Dario Fo