xhamster xvideos pornhub redtube xxx thumbzilla
la nostra scelta di sostenibilitàscopri di più

downloadPiccolo bestiario indiano
John Lockwood Kipling
Alessandra Contenti

Ed. Exòrma

John Lockwood Kipling, padre dello scrittore Rudyard Kipling, appena sposato si trasferì dall’Inghilterra in India – per la precisione a Bombay – dove nacque Rudyard e dove nel 1865 iniziò a lavorare come insegnante d’arte.

In seguito cambiò residenza e divenne a Lahore, nella regione del Punjab, curatore del locale museo, “colonizzatore sui generis, ammesso che abbia mai pensato a sé stesso come tale, tanto era il suo coinvolgimento con i luoghi e le persone tra le quali si snodarono la sua vita e il lavoro”.

Raggiunto il pensionamento, nel 1901, tornò in Inghilterra e nella sua dimora nel Sussex ospitò il figlio scrittore in quegli anni impegnato nella revisione di “Kim”, romanzo ambientato in India, il cui intreccio e la veridicità dei personaggi necessitavano di un referente attendibile su luoghi, uomini ed esseri viventi del subcontinente indiano.

John Lockwood Kipling per quasi quarant’anni funzionario della Corona ma anche disegnatore, pittore, decoratore d’interni, scrittore, artista poliedrico che nel 1904 pubblicò “Beast and Man in India”, omaggio delicato alla sua terra d’adozione, agli animali che la popolano e che intrecciano (in modo avvolgente) le loro esistenze a quelle degli uomini.

Nell’antologia (che l’autore con modestia sottotitola “A popular sketch of Indian animals in their relations with the people”) ritratti dotti e divertenti di usanze e tipicità, realizzati attraverso narrazioni e disegni in parte raccolti da Alessandra Contenti nel volume “J.L. Kipling – Piccolo bestiario indiano” pubblicato da Exòrma.

Cinque i capitoli dell’edizione italiana (La scimmia, L’elefante, Le vacche e i buoi, I rettili, I richiami degli animali) che contengono osservazioni personali, episodi di vita quotidiana, riportano leggende e descrivono la commistione di creature nell’iconografia induista e buddista.

Aneddoti ed erudizione scorrono di pari passo nella prosa di Kipling: la sacralità della vacca troneggiante nel pantheon induista, “più amata perfino del maiale di un cottage irlandese”… la divinità portafortuna Ganesh, corpo di bambino paffutello e testa di elefante, la leggenda della sua nascita originata dall’irruenza del dio signore Shiva… la petulanza della scimmia, l’aggressività e la furbizia, ma anche la sua sorprendente schifiltosità e capacità di riconoscere i cibi alterati… il serpente, la collana degli dei, e per contrasto il solo “essere umano, indiano di nascita, per il quale la santità del cobra è una pura farsa. È un cinico, che si trastulla col grande verme crestato, lo disarma dal veleno e lo fa danzare al suono di un piffero da due soldi…”

La capacità di osservare e di approfondire è strabiliante nell’opera di J.L. Kipling. Senza preconcetti, ma non scansando il giudizio, articola un vero e proprio documento di valore sociale e antropologico-culturale, elaborazione intellettuale ma anche diario condiviso di un’esperienza assoluta.

Davvero un colonizzatore sui generis Kipling, che venne descritto dal celebre figlio come “the best and most genial of fathers”, uomo e artista in costante contemplazione (le sue illustrazioni ne sono testimonianza) di forme, gesti e fatti della vita.

Paolo Risi

Share

Piccolo bestiario indiano | J.L. Kipling – Alessandra Contenti