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Tools For After | Design & Antropocene

ZEST Letteratura sostenibile, supporta il progetto TOOLS FOR AFTER

Cos’è.

Tools For After è un laboratorio di idee, una chiamata alle armi per designer, architetti, scrittori, videomaker, artisti e chiunque abbia soluzioni, progetti, fantasie, modelli, strumenti che possano rivelarsi utili nel nuovo scenario dell’Antropocene. La domanda è semplice: quali saranno gli strumenti per il dopo? Cosa è utile progettare ai tempi dell’Antropocene? Il futuro è cambiato, l’Antropocene ha trasformato il tempo e reso di colpo obsolete tutte le regole e gli scenari che abbiamo usato finora. L’immaginario è cambiato perché è cambiato il mondo. Immaginare cambia il reale e immaginare è progettare. Il progettista è un visionario, ha il compito di immaginare strumenti per il futuro e oggi è cambiato il futuro. L’Antropocene è là fuori e prosegue, chi sa vivrà. Tools For After vuole disegnare una mappa dell’immaginario dell’Antropocene non affidata ai singoli ma collettiva, un’esplorazione collaborativa di possibilità, soluzioni e modi di affrontare la pratica quotidiana con il fine di salvare tutti. Per lanciare il progetto Tools For After, dal 21 al 26 aprile 2020 si è svolta Anthropocene Design Week, una settimana voluta simbolicamente nelle date in cui proprio uno degli eventi legati all’Antropocene ha fatto svanire il Salone del Mobile di Milano, svegliando di colpo il settore. Esperti da tutto il mondo si sono confrontati in una serie di tavole rotonde in rete, non solo designer, architetti e paesaggisti, ma anche artisti, antropologi, musicisti.

Tempi.

Tools For After è un appello all’utopia, a sviluppare l’immaginario, a proporre idee, a costruire un manuale di sopravvivenza per le prossime trasformazioni del mondo, un atlante di soluzioni, un ventaglio di strategie. Due fasi, nella prima, fino al 30 giugno, si immaginano gli scenari, nella seconda, fino al 30 settembre, si progettano gli strumenti. L’Antropocene riguarda tutti, tutti possono partecipare. La prima fase lancia una sfida a chi lavora con l’immaginario e in particolare agli scrittori, ai videomaker e agli artisti: quali sono gli scenari che stanno maturando? Chi è in grado di fornire mindset operativi su cui potersi muovere? Nella seconda fase, i progettisti partiranno da questi scenari per dare forme ai pensieri, immaginando idee, soluzioni, proposte, oggetti, sistemi, materiali, utopie, possibilità, progetti.

Da dove viene.

Tools For After nasce dall’operazione TINA AntropoceneDecadence. TINA è il nome di Tina Fontaine, una ragazzina nativa canadese uccisa nel 2014 per ragioni etniche e può essere interpretato come l’acronimo di There Is No Alternative. Il progetto TINA lavora sull’immaginario dell’Antropocene, più di un centinaio di autori fra scrittori e illustratori hanno sviluppato una serie di scenari del passato e del futuro fino a realizzare il primo romanzo collettivo dell’Antropocene. Chi ama scovare precendenti nel design, certamente può consultare il Whole Earth Catalog, la fantastica operazione che mise in piedi nel 1968 quel magnifico visionario di Stewart Brand. Avete presente la famosa frase: “Stay hungry. Stay foolish” attribuita a Steve Jobs? È sua, contenuta nell’ultimo numero del Whole Earth Catalog e ne racchiude l’essenza. L’altro imprescindibile riferimento è l’esperienza dei Global Tools, il tentativo di mettersi insieme che fecero nel 1973 i protagonisti di quella straordinaria stagione del progetto che venne poi chiamata Architettura Radicale.

E il virus?

La pandemia in cui tutti siamo immersi è solo uno degli effetti collaterali dell’iperoggetto Antropocene, e ha il grande merito di aver reso chiaro a tutti che il mondo è cambiato irreversibilmente. Non è il primo, ma è quello che coinvolge fisicamente tutti in maniera inequivocabile e molto più diretta di concetti lontani come cambiamenti climatici, scioglimento dei ghiacci, inquinamento degli oceani. È la mattonata in faccia che prima o poi doveva arrivare. Il progetto Tools For After, nato prima della pandemia, vuole evitare la prossima mattonata, cerca soluzioni concrete, perché se è chiaro a tutti che in un periodo di emergenza sanitaria e c’è bisogno di medici, non a tutti è chiaro che c’è bisogno di progettisti per scongiurare l’emergenza, per costruire gli strumenti per prevenire, arginare, prevedere e ancor più affrontare gli scenari che l’Antropocene ci sta preparando. Fino a un mese fa parlare delle sfide che ci avrebbe posto l’Antropocene era una semplificazione apocalittica, oggi la pandemia che coinvolge tutto il pianeta ha improvvisamente posizionato le trasformazioni dell’Antropocene nel passato, l’apocalisse è già passata, il punto di non ritorno è dietro di noi, c’è stato uno scarto nell’immaginario che ha reso immediatamente superati argomenti, discorsi, paure, necessità, pensieri su cui è fondata la nostra cultura e in particolare la cultura del design. L’adesso è fatto di domande nuove. Domande urgenti. Quali sono gli scenari possibili che dobbiamo aspettarci? Quals sono i temi da affrontare? Come sarà l’architettura e il design del dopo?

Ci saranno progettisti in grado di accettare la sfida?
Quali saranno gli strumenti per il dopo?
Cosa è utile progettare ai tempi dell’Antropocene?

TOOLS FOR AFTER

INFO

www.toolsforafter.com
www.facebook.com/groups/ToolsForAfterCall
toolsforafter@gmail.com
@toolsforafter

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Tools For After Design & Antropocene – Un progetto per immaginare il dopo…