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Ida | Katharina Adler
traduzione di Matteo Galli
Sellerio 2019

intervista a cura di Ivana Margarese

Katharina Adler (Monaco 1980) è pronipote di Ida Bauer. Ha studiato letteratura americana, scrive racconti, saggi e opere teatrali. Ida è il suo primo romanzo, nominato per il Klaus-Michael Kühne Prize e il ZDF-aspekte-Literaturpreis.


Nel romanzo Ida, edito in Italia da Sellerio, Katharina Adler scrive la storia di “Dora”, alias Ida Bauer, la paziente nota per aver abbandonato la terapia psicanalitica con Freud.

L’autrice, che è pronipote di Ida Bauer, racconta una vita tra Belle Époque e la Seconda guerra mondiale, attraverso ricerche storiche e memorie familiari, ricostruendo attentamente le vicende dalla fanciullezza fino alla morte nel 1945. Adler ritrae i conflitti politici esterni e i conflitti psicologici interni tracciando un profilo complesso della sua antenata, permettendo così al lettore di entrare passo passo nella vita della protagonista a cui viene restituita voce al di là dell’essere stata nota come il celebre caso “Dora”.

Vorrei fare una domanda sul titolo del tuo libro, Ida.
La scelta del solo nome proprio che già avvicina il lettore alla voce della protagonista e alla sua storia. Lo hai avuto in mente sin dall’inizio oppure avevi pensato anche ad altri titoli?

Sin dall’inizio, quando ho cominciato a scrivere, ho provato a immaginare altri titoli per il libro. Ma ogni volta che pensavo ad altri titoli Ida mi rimaneva in mente.

Ecco che come tu hai notato nella domanda che mi fai: Ida riassume perfettamente le mie intenzioni rispetto alla storia. Io volevo la storia di questa donna, che il pubblico conosce attraverso lo pseudonimo “Dora” e volevo poterle restituire il suo vero nome e la sua vera vita.

La storia di Ida Bauer, la protagonista del celebre caso di Dora, è strettamente intrecciata con la storia della psicanalisi e di Freud, che tipo di lavoro di documentazione hai fatto nello scrivere il romanzo.

Ho svolto ricerche su vari livelli. Ho letto tutta la letteratura disponibile “sul caso Dora”. Prima di tutto ho letto la biografia di Freud, le sue lettere personali ai colleghi e agli amici. Ho cercato le interviste e le memorie dei precedenti pazienti di Freud, per esempio l’uomo dei lupi e H.D Doolittle. Inoltre ho visitato i luoghi dove Freud ha vissuto a Vienna e Londra. A Vienna ho anche incontrato alcuni esperti al Museo Freud. Un dettaglio interessante è stato per me scoprire che la terapia psicoanalitica di Ida non si è svolta al primo piano in Berggasse 19. Nel 1900 infatti Freud riceveva ancora i suo pazienti al mezzanino dello stesso indirizzo.

L’avrebbe detto al dottore: a casa si era disposti a sopportare tutto, bastava non turbare la pace” .
Questa frase che Ida dice tra sé prima di andare dal dottor Freud delinea un affresco della famiglia Bauer e di tante altre famiglie in un intreccio tra autenticità, affetto e rappresentazione. Qual è la tua opinione in merito?

Ida è una ribelle e i genitori non vogliono le disturbi la pace familiare. Le famiglie come nucleo più piccolo della società intrappolano sempre le nostre aspettative interne ed esterne creando sentimenti complessi. Nel caso della famiglia Bauer Ida sente molta pressione. Ambiguità, tradimenti, misoginia e antisemitismo. Uno dei miei obiettivi era proprio ritrarre questa multiforme pressione.

Ho trovato assai interessanti i rapporti della protagonista con le varie figure femminili che si avvicendano nel romanzo: la madre, Pipina, la cugina Elsa, la moglie del fratello e la seconda moglie del figlio. In tutte queste relazioni Ida vive un sentimento di sfida, una incapacità di piena fiducia verso un’altra figura femminile, da cui allo stesso tempo a tratti vorrebbe essere accolta o protetta.

Questo è un buon sunto delle relazioni che Ida vive con le altre figure femminili.

Ida vive nella prima metà del ventesimo secolo, tempo in cui le donne erano ancora oppresse in vari aspetti della loro vita. Ritengo che questa negazione dei diritti femminili abbia avuto ripercussioni sulle loro relazioni personali, così da indurle a avere difficoltà nell’aiutarsi e nell’avere fiducia le une nelle altre. Erano vittime della società patriarcale e alleate dei loro oppressori per sopravvivere. Questo doppio legame ha reso difficile far nascere la solidarietà tra donne. E se anche questo è qualcosa che probabilmente Ida non è capace di articolare comunque lo avverte e soffre di questo dilemma.

Le vicende autobiografiche di Ida che si legano alle vicende politiche degli ebrei in quegli anni oltre a ricostruire la situazione storica in modo puntuale sottolineano a mio parere la difficile e costante ricerca di una situazione di equlibrio da parte della protagonista.

Ida vive tempi duri. Da adulta è perseguitata perché ebrea e social democratica. Ma Ida è abile nel sopravvivere e cerca di trovare un proprio equilibrio, anche attraverso l’arte, andando a teatro o ascoltando musica. Fino al momento della sua morte lei desidera andare a teatro, per superare gli ultimi dolorosi momenti della sua esistenza. In questo mi sento molto vicina a lei. Penso infatti che le arti e la letteratura aiutino a vivere meglio.

Ida è una figura frammentata nelle sue rappresentazioni. La sua spinta verso la schiettezza sembra non condurla a un contatto profondo con gli altri. Sembra paradossale che l’unico uomo di cui è in qualche modo consapevole di essersi innamorata è uno che l’ha raggirata per denaro e che non prova alcun interesse genuino verso di lei.

Penso che sia una delle grandi tragedie di Ida. Lei desidera fortemente onestà, ma fa esperienza di disonestà al contempo. Queste prime esperienze di bugie o di giudizi ambigui, con due pesi e due misure a seconda dei casi, le rendono difficile connettersi con gli altri. Tuttavia sembrerebbe esserci in lei una spinta inconscia che la spinge verso questo tipo di persone disoneste, che tristemente le ripropongono proprio ciò che lei vorrebbe gettarsi alle spalle.

A chi sono dedicati i ringraziamenti del tuo libro?

Ho impiegato dieci anni per scrivere questo romanzo. Pertanto ci sono molte persone il cui contributo è stato prezioso su vari livelli. Soprattutto il mio ringraziamento va alla mia famiglia, che mi ha supportato in ogni modo nella stesura del libro, che riguarda dei nostri antenati.

Poi ci sono state persone vicine a me che mi hanno dato feedback man mano che scrivevo. Per esempio un amico austriaco, che è uno storico, ha provato a leggere l’intero testo. Sono anche molto grata alle discussioni con il mio editore. Infine ci terrei a ringraziare alcune istituzioni – biblioteche, musei e archivi -, dove ho svolto la maggior parte delle mie ricerche e che svolgono con costanza un lavoro importante di cura e analisi critica del nostro patrimonio e della nostra eredità culturali.

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Ida | Katharina Adler – in dialogo con l’autrice