xhamster xvideos pornhub redtube xxx thumbzilla
la nostra scelta di sostenibilitàscopri di più

Art Young Trees at night. Brainpickings.org

ESPLORANDO IL “WEIRD ECOLOGICO” Parte III di Mary Woodbury

Questo è il terzo di tre articoli (il primo lo trovate QUI e il secondo QUI) apparsi sul magazine online SFFWorld (The best of Sci-fi, fantasy and Horror) e ne è autrice Mary Woodbury,  la fondatrice del blog DragonFly, specializzato in Eco-fiction.
Per gentile concessione dell’autrice, che ringraziamo, vi proponiamo la lettura in italiano.

Introduzione

James Bradley, autore di Clade and The Silent Invasion, è un giornalista e un critico che ammiro, perché spiega la eco-letteratura con premura ed esattezza. Nel recensire i romanzi di Jeff VanderMeer sul Sidney Review of Books, Bradley accenna alla Weird fiction:

Con la loro atmosfera di orrore indescrivibile e di spaventosa trasformazione, i romanzi dell’Area X rientrano nella tradizione di ciò che è comunemente definito Weird, una branca della scrittura che include elementi del fantastico e del sovrannaturale, che tuttavia rifugge i tropi normalmente associati a questi generi. Non proprio un genere, più un’influenza o una tecnica, l’esatta natura e i confini del Weird ( e anche i più recenti travasi di scrittori come China Miéville che sono spesso descritti come il New Weird) sono imprecisi e controversi: nell’antologia The Weird (2011) di VanderMeer, curata insieme alla moglie Ann, i VanderMeer sostengono che sia tanto ‘una sensazione quanto un modo di scrivere’, e ‘siccome il Weird esiste negli interstizi, e dato che può occupare più territori contemporaneamente, tra i più rigidi tassonomisti c’è un impulso a trovare Il Weird sospetto, di sostenere che non dovrebbe, non può, essere separato da altri stili di scrittura’. Forse è l’unità di misura della velocità con cui questo ambito – e anche del gradimento della portata della crisi che viviamo- si è mosso negli ultimi anni a far sì che nell’introduzione di VanderMeer all’antologia The Weird non siano menzionate questioni ambientali, nonostante sia stata pubblicata quasi tre anni prima della trilogia Southern Reach. E ancora tuttavia, c’è qualcosa di piacevolmente ricorsivo su questa nozione di Weird intesa come presenza invisibile, affiancando altri generi e forme, non denominabile eppure ugualmente presente.

È un’ottima riflessione per presentare la conclusione di questa breve serie, la terza parte di Alla scoperta del Weird ecologico, in cui ci ritroviamo alle prese con le crisi ambientali su larga scala. Mi piace l’idea che la weird fiction possa essere discussa come una suggestione, una tecnica, o una sensazione piuttosto che un genere. Penso anche che l’eco-fiction in generale sia l’esplorazione di una scrittura attuale che interseca molti altri generi – e quando incontra il weird si fa interessante. Nel Sydney Review of Books, Bradley continua asserendo: “Nonostante la definizione di Weird, i romanzi Southern Reach suggeriscono una nuova chiave, qualcosa che si potrebbe definire New New Weird, un ecologico soprannaturale.” La terza parte di questa serie guarda a un campione tra i più nuovi esempi del weird– e a qualche diretto precursore. Questa parte finale guarda anche alla fiction weird ecologicamente forte che indirizza, qualche volta sottilmente, sollecitudini moderne ecologiche, come il cambiamento climatico. La definizione “cambiamento climatico”, negli ultimi tempi, sembra disorientante. L’utilizzo appare saturo, sebbene spesso non sia realmente compreso o completamente accettato. Dagli anni ’70 comunque gli scienziati hanno convenuto sul fatto che stia accadendo, e da tempo gli autori cercano di lavorare con questo iperoggetto nella fiction. Non avevamo contezza di quanto poco misterioso sarebbe diventato il mondo, e i luoghi in esso contenuti. Bradley aggiunge:

Nel 2015 Siobhan Carroll rimarca il modo in cui i libri dell’Area X palesino la strisciante consapevolezza che le distinzioni che abbiamo tradizionalmente asserito tra mondo naturale e noi stessi non abbiano più senso, e che nella trilogia Southern Reach, non è più solo la profondità psicologica del singolo ad essere repressa, ma la conoscenza di sé come non umano, tanto la parte aliena di un mondo naturale quanto una pianta o una balena. Al contempo, Rebecca Giggs ha descritto il Misterioso ecologico in termini di dissoluzione dei confini tra mondo interiore del sé e quello esteriore minacciato dal cambiamento climatico, suggerendo che ‘il misterioso ecologico è forse meglio sintetizzato come percepire sé stessi quali corpi stranieri.’

La Weird fiction è piena di mondi alieni e infestati. Tuttavia cosa pensiamo essere weird potrebbe non sempre esserlo, ed essere invece totalmente naturale. È solo la percezione umana che ostacola il senso compiuto di cosa sia la natura non umana. La cosiddetta weird fiction ecologica è rara e cerca di abbattere le barriere, di capire l’horror, il fantasy, il mistery, l’illogico, il bizzarro, il misterioso e il selvaggio del mondo naturale che ci circonda, pur tenendo conto del nostro vecchio insignificante mondo nelle profondità del tempo o del modo in cui abbiamo cambiato radicalmente il paesaggio globale per sempre nell’Antropocene, che è significativo e ci perseguita. Nel senso che la weird fiction riconosce ed esplora adesso argomenti ecologici, cerca di abbattere lo status quo. È anche divertente leggere perché crea un’attesa e una drammaturgia che ci fanno sentire liberi.

Questa parte della serie poggia su Dark Places: Ecology, Place, and the Metaphysics of Horror Fiction di Brad Tabas che è un’ottima introduzione agli scrittori di weird fiction che esplorano luoghi naturali, e copre scritti precedenti come H.P. Lovecraft e Edgar Allen Poe, che scrissero molto di luoghi. Gli autori riportati di seguito perseguono il new new weird, o misterioso ecologico dei tempi moderni, o in qualunque modo lo si voglia chiamare. Da non confondere con il new weird a cui può essere correlato. Il new weird, e in realtà anche più di new, scardina i tropi tradizionali e attraversa i confini del genere – che è cosa fa la stessa eco-fiction. Le sezioni seguenti mostrano esempi di autori più recenti che affrontano iperogetti ecologici e l’inquieto. Ancora una volta, vi prego di perdonarmi se faccio questo esempio ma c’è spazio solo per questo, e spero che le referenze e i link nella serie vi conducano nella meravigliosa tana del Bianconiglio.

J.G. Ballard

Conosciuto come uno scrittore di fantascienza new wave, negli anni ‘60 Ballard è anche considerato un pioniere del nuovo romanzo che si occupa di cambiamento climatico. Non era il primo a guardare agli eventi metereologici apocalittici; questi argomenti hanno sempre permeato la fiction letteraria e scientifica, ma uno dei temi ballardiani include eventi climatici meteorologici e/o a lungo termine che erano causati dall’azione dell’Antropocene – per esempio dallo spreco industriale. I suoi tre romanzi mondiali: The Drowned World, The Burning World, and The Crystal World (Deserto d’acqua nella collana Urania – Mondadori e Il mondo sommerso per la collana UE1+1 – Feltrinelli, Terra bruciata per la collana Urania – Mondadori, e Foresta di cristallo per la collana UE1+1 – Feltrinelli), tutti pubblicati negli anni ’60, trattavano temi ecologici, ed erano oltremodo weird nelle descrizioni. Prendiamo The Illuminated Man (L’uomo luminoso), nato come il racconto di una spedizione per svelare un processo di cristallizzazione weird che fu arricchito per diventare il romanzo The Crystal World. Su Weird Fiction Review, Eric Schaller ha scritto un articolo intitolato From Machen to VanderMeer: The Weird Landscapeas an Avatar of Evil, in cui commenta il racconto che si è trasformato in romanzo:

Il racconto e il romanzo di Ballard sebbene abbiano luogo in luoghi diversi iniziano nello stesso modo trascendente: “Di giorno uccelli fantastici volavano nella foresta pietrificata e coccodrilli tempestati di gioielli scintillavano come salamandre araldiche sulle sponde del fiume cristallino. Di notte l’uomo illuminato sfrecciava tra gli alberi, le braccia come ruote dorate, la testa come una corona spettrale…”

Schaller tratta molti racconti nel suo articolo, ma la sua conclusione — che il male nei paesaggi venga da veleni o infezioni — mette a confronto i paesaggi weird più antichi con quelli moderni. Nella letteratura più antica, il male aveva un significato religioso. Afferma:

Ho intitolato questo saggio, The Weird Landscapeas an Avatar of Evil, e ho usato la personificazione nel senso più ampio del termine, quello concettuale. Nell’uso originario comunque avatar si riferisce a come una divinità Hindu ad es. Vishnu si manifesti sulla terra. Questo concetto è vicino all’uso del paesaggio che ne hanno fatto Machen e i professionisti del weird, collegando il male a divinità non cristiane. Machen esplora in modo esplicito il conflitto tra divinità. Anche se inglobano elementi del loro stesso pensiero senza limitarsi agli dei delle religioni costituite.

Schaller in seguito cita We have met the enemy, and he is us” (Abbiamo incontrato il nemico, il nemico siamo noi) di Pogo, e procede con la discussione degli interessi ecologici del lavoro di Jeff VanderMeer che non si occupa di concetti religiosi e deistici malefici ma del male degli umani che avvelena la terra.

Il racconto di Ballard del 1964 The Drowned Giant (Il gigante annegato) è uno dei quattro racconti non incluso nel Weird Compendium ma nel Weird Fiction Review di Christopher Burke.

The Drowned Giant fu pubblicato nell’antologia The Terminal Beach. Burke afferma che questo tipo di racconti, in Ballard, resistono alla categoria nebulosa della New Wave per sconfinare nel Weird. Il racconto parla di un gigante che muore ed è ritrovato su una spiaggia. Il narratore, e molti spettatori della città vicina osservano la decomposizione del gigante e poi ciò che resta è ulteriormente smembrato in luoghi diversi della città vicina. È un racconto sull’identità e sul significato di essere umani. Sulla ripartizione delle risorse. Burke lo definisce un racconto con una inclinazione anti gestazionale e afferma:

Il confronto tra mondano e spettacolare è solo una delle contraddizioni presenti sia nel “The Drowned Giant” che nel lavoro di Ballard. Ci sono vita e morte, l’animato, il collettivo anonimo e l’inanimato, il singolare indefinibile, utilità e futilità, il misterioso ultraterreno e le indagini razionali delle scienze.

Come altri scrittori dell’apocalisse e dell’horror weird, il lavoro di Ballard è stato precursore di cosa vediamo negli scrittori del moderno Antropocene che si trastullano anche con il weird e il concetto di “misterioso ultraterreno” che si ha della natura.

Caitlín R. Kiernan

Kiernan è una paleontologa dei vertebrati, ha firmato pubblicazioni scientifiche e la sua carriera letteraria inizia nel 1992. Jeff VanderMeer la intervista su Weird Fiction Review, e quando le chiede in che modo i racconti weird abbiano influenzato la sua crescita personale, Kiernan risponde: Erano un conforto profondo, come la mia passione per la paleontologia, per la geologia e l’erpetologia. Camminavo per boschi e vecchie cave di pietra raccontandomi storie ad alta voce, racconti mai scritti. Racconti con cui mi tenevo compagnia. Non ho mai avuto molti amici da bambina, e spesso quei racconti segreti diventavano i miei amici.

Nell’intervista, in relazione a H.P. Lovecraft, Kiernan afferma “La profondità del tempo è critica verso il suo cosmicismo, verso il turbamento esistenziale che il lettore ricava dai suoi racconti. In generale dalla piccolezza e dall’insignificanza dell’universo. Di tutti gli universi possibili.” Sembra che la scrittura di Kiernan abbia avuto un mucchio di influenze, ma il collante che le tiene insieme sembra essere la weirdness della natura, insieme all’ultraterreno di Lovecraft e gli studi scientifici e paleontologici.

La profondità del tempo è un concetto interessante quando si manifesta nella fiction. La frase si riferisce a un lungo periodo geologico, l’età pluriennale della Terra. Per descrivere gli umani, o l’umanità entro questo periodo di tempo, siamo stati sulla terra per un tempo relativamente breve – o un minuto e diciassette secondi di orologio nelle ventiquattro ore terrestri. Cosa che contribuisce a far apparire gli umani insignificanti, ma se tornassimo ai tempi lovecraftiani, sembrerebbe che la nostra insignificanza nell’Antropocene abbia compiuto progressi esaltanti.

I racconti di Kiernan sono costellati di vari temi, tra cui anche le scoperte e i misteri paleontologici, che portano la profondità del tempo degli artefatti storici e delle mitologie nella letteratura moderna.

Alcuni esempi sono la scoperta di fossili simili a trilobiti in Threshold e la mitologia delle sirene greche in The Drowning Girl, di cui Theresa DeLucci in Tor.com dice, “India Morgan Phelps, alias Imp, era ossessionata da un dipinto del diciottesimo secolo e da una ragazza di nome Eva, che potrebbe essere una musa, una sirena, o un essere ferale, o un fantasma, o un’altra delusione della testa bacata di Imp.” DancyFlammarion, l’eroina dalle sembianze fragili di Threshold si estende in alcuni racconti di Kiernan e spesso si aggroviglia a creature mitiche, selvagge. Poi c’è The Red Tree in cui il nuovo inquilino di una vecchia casa scopre l’ossessione del suo predecessore per una vecchia quercia nodosa all’angolo della proprietà.

In un’intervista con Charles Tan per il San Francisco Signal, il giornalista esamina il racconto “Fake Plastic Trees,” di Kiernan che appare nel’antologia After: Nineteen Stories of Apocalypse and Dystopia, con la curatela di Ellen Datlow e TerriWindling, e Kiernan afferma:

In generale non mi piace la fantascienza come supporto predittivo, ma alcuni risultati appaiono piuttosto inevitabili, considerato l’attuale corso della civiltà. Qui ovviamente mi riferisco a racconti che si concentrano su minacce più realistiche – il collasso ecologico, il riscaldamento globale e il cambiamento climatico, le armi bio, la guerra nucleare, ecc. E quindi sì, posso dire di sentire una responsabilità quando scrivo questo genere di fiction, come un monito, specialmente per i lettori young adult. Stanno ereditando un mondo abbastanza confuso, e hanno bisogno di sapere in che direzione si stia muovendo, e come possano evitare le peggiori conseguenze delle azioni di chi li ha preceduti. Forse saranno più intelligenti di noi.

Karin Tidbeck

Karin Tidbeck è un’autrice svedese la cui weird fiction è ispirata dal folklore e dalla sua formazione socio-antropologica. Nei suoi racconti c’è un forte senso del paesaggio svedese. La sua antologia Jagannath ha ricevuto un numero di recensioni positive. Stefan Raets su Tor.com dice:

Una delle qualità più notevoli di Jagannath è la sua diversità. In termini di stile, questi racconti vanno dal realismo magico al fantasy mitologico a tinte nordiche, dal folk alla fantascienza del tutto inverosimile, dalla falsa non-fiction sulle creature mitologiche a qualcosa che sembra il frutto della collaborazione tra Franz Kafka e Philip K. Dick. Alcuni di questi racconti operano nel reame del profondamente personale, puntano alla maliconia, ai ricordi onorici di famiglia, mentre altri sono così alieni che anche il concetto di famiglia come la conosciamo noi non è più riconoscibile.

Portare il mito e il folklore nell’Antropocene permette di esprimere il tempo come un vettore di linearità artistica e culturale. La formazione del mito che deriva dall’ignoto è storica e moderna – al di là dell’era della tecnologia e della scienza – ed è tipica della fiction; cosa che spesso gli accadimenti noiosi non possono fornire. Con una formazione antropologica, ero spesso comunque affascinata da fatti e documentari sulla cultura presente e passata, e dai miti che si creano all’interno. Non mi sfugge che il moderno mondo scientifico conviva con il mito, la tradizione e la religione.

Alan Cheuse su NPR solleva alcuni indizi sul folklore e sul luogo di redazione di Tidbeck:

Da svedese, cresce nella tradizione nera del folklore scandinavo, una successione di notti senza luna animate da un via vai di strane e minacciose creature della foresta.

Nel suo romanzo Amatka che si svolge in una campagna agricola distopica, qualcosa di veramente weird sta accadendo e il clima è stravagante. Ci sono fattorie di funghi sotterranei e squallidi dintorni, ciò che mi piace definire ballardiano, in cui i laghi senzienti si congelano e si sciolgono a loro piacimento.

Irene Morrison, su LA Review of Books afferma:

Questo romanzo poggia su una premessa fantascientifica attualmente comune nell’età della crisi climatica: quando la terra diventa invivibile per ragione non note, alcuni trovano il modo di evadere e stabilirsi su un pianeta alieno ostile. Da questa premessa di base, Tidbeck inaugura una narrativa unica che sconvolge le strutture sociali e le ideologie alla base del socialismo democratico europeo, in particolare dell’umanesimo liberale.

Da notare che una nuova edizione di Jagannath, pubblicata in inglese nel 2012, è in uscita nel febbraio del 2018. La versione originale di Amatka, anch’essa pubblicata nel 2012, è stata ripubblicata nell’estate del 2017.

Jeff VanderMeer

The New Yorker definisce Jeff VanderMeer “il ThoreauWeird” e il “Re della Weird Fiction.” Non è difficile intuire il perché. Molti dei suoi racconti non poggiano solo sull’evoluzione di quella che James Bradley ha definito il New New Weird o Misterioso Ecologico, ma è anche un autore di best seller e vincitore di premi, e in questo senso ci ha indirizzato verso il sentiero della narrazione Antropocenica, e sta raggiungendo il mainstream. Il suo primo romanzo della Southern Reach Trilogy–Annihilation- diventa un film con la regia di Alex Garland a cui partecipano attori come Natalie Portman, Oscar Isaac, Tessa Thompsone Gina Rodriguez. Il romanzo è un mystery che esplora il luogo chiamato Area X, dove ci sono cose strane, per esempio un delfino con gli occhi umani e organismi che scrivono sui muri di un tunnel.

A differenza del paesaggio avvelenato, che è spesso un tropo in questo genere di fiction, l’Area X è stata resa nuovamente selvaggia con la purezza (ad es. la natura), come spiegato nell’articolo del New Yorker di Laura Miller “Jeff VanderMeer Amends the Apocalypse”.

Di fronte alla natura che prende il sopravvento, il suo recente romanzo Borne guarda al misterioso ecologico, e un mondo futuro in cui le cose sono andate male a causa di tipi di avvelenamento del paesaggio che vediamo in altra weird fiction ecologica – qualcosa causato dall’uomo. Il romanzo ha un paesaggio ricco di biotecnologia con un grande orso che vola spaventando tutti, e una creaturina più carina e adorabile chiamata Borne che sviluppa una relazione filiale con la protagonista Rachel. Mi chiedo se la parola borne, come participio passato di born (nascere), giochi un ruolo nel confronto di queste due creature biotecnologiche: Borne e Mord (l’orso).

Non è un segreto che VanderMeer sia profondamente preso dalla biologia (molti membri della sua famiglia sono scienziati, e ha parlato spesso di essere ispirato dal luogo – basti vedere la sua conversazione con la poetessa Lorna Crozier per esempio. Quando chiacchierai con lui nell’aprile del 2016, parlammo poco della sua formazione e delle sue preoccupazioni sul cambiamento climatico e di altri problemi ambientali. Quando gli ho chiesto come l’ecologia oscura (dark ecology) sia entrata nei suoi romanzi, mi ha risposto:

È stato qualcosa di naturale. Ho sempre esplorato la vita reale della biologia weird nella mia fiction, soprattutto nel contesto dei funghi che spesso appaiono descritti come alieni. Sono in un certo senso forme transazionali, tra animali e piante, incredibilmente complesse che ancora non capiamo a fondo nella loro complessità. Spesso non è che si esca per esplorare l’ecologia attraverso la weird fiction, ma quella stranezza del mondo reale suggerisce certi impulsi nella fiction. Il Southern Reach è solo un’esplorazione più personale, e così il contenuto dell’ecologia oscura si fa più intenso ed emergente. Soprattutto perché l’ambientazione è altamente personale – la selvatichezza della Florida del nord – e certi elementi, come la spirale infinita della fuoriuscita di petrolio del golfo del Messico che quando accadde prese residenza nel mio subconscio.

Abbiamo anche parlato di cambiamento climatico, e di come lo affronti nei suoi romanzi. Ha risposto:

Convinto che la premessa della trilogia – questo incontro con qualcosa paragonabile a un iperoggetto come il surriscaldamento globale, qualcosa di apparentemente inspiegabile – fosse così legata a questi temi, non volevo essere così diretto. Dunque non ci sono molte conversazioni dirette sull’ecologia, sull’inquinamento o questo genere di problemi. Sta sempre lì, anche quando sembra non esserci, a pulsare sullo sfondo.

Non essere diretto, didattico sembra aver funzionato bene. Jeff e sua moglie Ann hanno curato il grosso volume The Weird: A Compendium of Strange and Dark Stories, spesso citato in questa serie, una guida preziosa per questo genere letterario. VanderMeer ha altri progetti interessanti in uscita, e vi consiglio di tenerli d’occhio.

China Miéville

I racconti di China Miéville mi hanno fatto conoscere il “new weird,” del quale sembra non esserci una definizione che piaccia a tutti – così non proverò a definirlo, sebbene sembri avere a che fare con autori weird che rompono con la tradizione dei precedenti tropi, attraversando i confini del genere, e qualche volta scrivono di paesaggi urbani più nuovi. Lo distinguerò dal “new new weird” di cui parla James Bradley nell’introduzione in alto in cui guardiamo anche al misterioso ecologico e mondi alieni nell’Antropocene. Il punto di intersezione tra new e new new weird è il senso di moralità. The New Statesmen, nell’articolo “What is the ‘New Weird,’” di Michael Moorcock spiega alcuni tratti del new weird:

Il New Weird produce prevalentemente fantasy urbano con un profilo morale e, al suo meglio, combina le virtù della fiction visionaria con l’horror, la satira politica, la fiction letteraria e anche quella storica.

Miéville scrive fantascienza, fantasy, surrealismo urbano e non fiction. Un autore prolifico in ogni senso, i suoi romanzi vanno dallo steampunk tech alla favola, dal noir allo young adult al politico alla fiction con giochi di ruolo, ecc. I suoi pensieri, come altri autori citati nella serie, virano anche nel mondo moderno della catastrofe ambientale. In Salvage Zone, scrive un articolo dal titolo “The Limits of Utopia,” dove afferma:

Il fetore e il chiasso delle città avvelenate, i bunker lugubri sottoterra, i paesaggi inceneriti… Il peggio è la cattiva coscienza del meglio, la distopia ammonisce integralmente la tradizione utopistica. Desideriamo liberarci e mettere in guardia, i nostri migliori e peggiori sogni restano uniti per non farci svegliare.

Mandiamo tutto a puttane, ed è una Terra seccata, alluvionata, fredda, calda, morta. La imbrocchiamo? Ci sono vite intere di pre-sogni di Nuovi paradisi, da Le Guin e Piercy e molti altri, che scavano nel passato, visioni di cosa, circa due millenni fa, frate Lactantius, ne The Divine Institutes, chiamava ‘Renewed World’, il Mondo rinnovato.

Mi sono imbattuto nel termine di un nuovo genere – salvagepunk – dopo aver letto il romanzo Railsea. Il L.A. Review of Books, nell’articolo Living in the Wreckage,” di Zak Bronson, afferma:

Railsea fornisce un esempio di cosa Miéville e Evan Calder Williams hanno nominato salvagepunk, un genere di fiction postapocalittica che va dalla narrativa della catastrofe post sversamento del petrolio della serie Mad Max al collage estetico del Castello errante di Hayao Miyazaki del 2004. In questi lavori, i personaggi cercano di sopravvivere attingendo alla spazzatura della Terra, combinando e riadattando oggetti e idee dal passato partendo dal loro valore dentro ambienti ostili.

Sto leggendo al momento la sua antologia di lavori intitolata Three Minutes of an Explosion, e sono colpita dalla varietà della sua narrativa. Ho letto da qualche parte che voleva scrivere un romanzo in ogni genere. Out there Books ha analizzato ogni racconto, e uno di essi, che ho trovato particolare e intelligente, “Polynia,” si riferisce a un Là Fuori in quanto weird fiction con “riflessioni elegiache sul cambiamento climatico.”

Un elenco della weird fiction preferita dall’autore è su The Guardian (2002).

Conclusioni

Quando la weird fiction si mescola con quella orientata all’ecologia viene fuori cosa descrive Wai Chee Dimock nell’articolo del New York Times intitolato There’s No Escape from Contamination Above the Toxic Sea, in cui recensisce Borne di Jeff VanderMeer:

Questa crescita segnala che anche l’eco-fiction ha raggiunto una maturità: più selvaggia, più spericolata e più mozzafiato di quanto sia stata pensata in precedenza, una scommessa e una promessa che ciò che emerge dal 21° secolo sia tanto valida quanto lo fosse nel ventesimo, o nel diciannovesimo secolo.

L’evoluzione di questa fiction ha un caposaldo nel weird, o come lo definisce James Bradley “misterioso ecologico”. Più selvaggia. Più spericolata. Mi piace la descrizione usata, perché conduce al selvaggio. Da persona che ha trascorso molto tempo nelle regioni montagnose e forestali della British Columbia, lontane da città e persone, colgo un senso quando non sono lì – l’idea di essere totalmente vivi. Sento la continual agitation alive (una continua ansia viva) di cui parlo nella prima parte. Ho avuto incontri ravvicinati con orsi. Sono caduta e mi sono ferita. In questo paese, si può incontrare un orso nelle aree urbane e non rimanere sorpresi dalla comparsa neanche tanto rara dei coaguari. Immaginate di essere fuori da un sentiero dove nulla è prevedibile. È la stessa continua ansia viva che ha anche il weird, e dunque leggere è come stare su quel sentiero ma senza sudare.

Quando il misterioso prende il controllo della storia, si presta a farci percepire e immaginare oltre le nostre trappole culturali. Apre ad altre possibilità. Le storie weird possono toccare qualsiasi argomento e curvarlo nella geometria non euclidea; può farci porre domande sulla sanità del narratore, e al contempo farci chiedere se stia succedendo qualcosa tra i salici. La weird fiction ha il permesso di andare al di fuori della nostra solita percezione. Ci permette di porci più domande del normale. E di non pensare linearmente alle cose. Questa esplorazione ha una sua importanza adesso, soprattutto in quello che chiamiamo Antropocene. Un termine che è circolato per un po’ – la fiction dell’Antropocene – che, come tropi e generi della fiction si evolvono, nessuno di questi tipi di scrittura ci rientra, che sia speculativo o letterario. I luoghi che abitiamo sembrano infestati, in essi così tante specie si estinguono e i paesaggi cambiano a causa dell’uomo che sfrutta sempre più risorse – dalle foreste, ai fiumi, agli oceani, ai laghi, alle praterie, alle tundre, ai deserti – ovunque – per consumare sempre più cose. I luoghi originali diventano simbolicamente infestati di fantasmi, e se guardiamo agli elementi che la memoria rimpiange, li potremmo vedere sempre simbolicamente come soprannaturali – o luoghi che non capiamo più.

Che cosa c’è dopo? Tornando allo studio di Tabas, trattato a lungo nella prima parte, si parla dell’età della Asimmetria:

L’età dell’Asimmetria viene dopo la fine del mondo. Cioè noi che viviamo nell’Antropocene non ci siamo più nelle condizioni di credere nell’innocenza del mondo voluttuoso che ci circonda. Il nostro mondo è diventato weird, la nostra realtà orribile. Siamo consapevoli anche che il nulla apparente che viene dalle macchine quando le accendiamo si accumuli sotto forma di particelle infinitesimali nell’atmosfera… L’orrore dell’Antropocene e la realtà del realismo weird ci ricordano l’inutilità del tentativo di mettere insieme il reale con il naturale, anche se è chiaramente quella l’ambizione di molta scrittura basata sul luogo e sugli studi critici dello stesso.

L’espressionismo weird dell’horror, nel suo impulso a esprimere l’innominabile lasciandolo oscuro, almeno ci porta ad apprezzare sul serio la difficoltà di pensare e rappresentare i luoghi, e il modo in cui si affaccia su questa difficoltà alimenta le tendenze distruttive della nostra civiltà. Se l’ecologia è lo studio degli organismi e della loro relazione con gli ambienti circostanti – relazioni tra oggetti e altri oggetti che compongono i luoghi circostanti – allora essere un ecologista realista significa essere sensibile a cosa non solo è visibile ma anche revocato o totalmente altro; che è la realtà ma anche l’inafferrabile all’interno dei racconti naturalistici del mondo ambiente.


Traduzione di Emanuela Chiriacò / Editing a cura della Redazione di ZEST

© Copyright 2020 di ZEST Letteratura Sostenibile
|| Tutti i contenuti riservati ||
Non riproducibili in alcuna forma, pena gli effetti di legge.

Share

Eco-weird (weird ecologico), di cosa parliamo? (Parte terza)