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Ringraziamo Mary Woodbury autrice del blog specializzato in eco-fiction Dragong.Fly.eco (partner di ZEST) per questa intervista in cui proviamo a fare il punto sul genere eco-fiction.

Innanzitutto proverei a definire l’ambito, qual è secondo te la migliore definizione per eco-fiction?

Molti studiosi hanno approfondito questo ambito letterario. Tuttavia lo dice già il nome, l’eco-fiction è una fiction attenta all’ecologico. Credo che Jim Dwyer (autore di Where the Wild Books Are: A Field Guide to Eco-fiction) in sintonia con Lawrence Buell, abbia definito i seguenti criteri per stabilire se un libro si possa definire eco-fiction oppure no:

L’ambiente non “umano” è presente non come mera cornice narrativa ma come una presenza che suggerisce una connessione tra la storia dell’umanità e la storia naturale. L’interesse dell’uomo non è considerato l’unico interesse legittimo.

La responsabilità umana verso l’ambiente è parte dell’orientamento etico del testo. La percezione dell’ambiente come processo e non come dato statico è implicita nel testo. (1995,6)

Riconosce inoltre che l’eco-fiction sia ampia e possa rientrare in diversi generi, incluso lo speculativo, la scienza e il fantasy; l’ambito appare aperto sia al genere che alle finzioni letterarie.

Forse puoi evidenziare le origini e i principi fondamentali

Il termine “eco-fiction” nacque nel 1971 quando la Washington Square Press pubblicò una piccola antologia intitolata semplicemente Eco-fiction. Nonostante la pubblicazione snella ormai quasi dimenticata, i suoi autori erano maggiori: Ray Bradbury, John Steinbeck, Edgar Allan Poe, Daphne du Maurier, Kurt Vonnegut Jr., Sarah Orne Jewett, Frank Herbert, J.G. Ballard, Isaac Asmiov, e William Saroyan. Costituita per lo più da storie di fantascienza, alcune delle quali risalgono agli anni ’30, lo scopo dell’antologia era chiaro già nell’introduzione:

La terra è un ecosistema. Possiede una memoria collettiva. Tutto ciò che accade, non importa quanto insignificante possa sembrare, influenza in qualche modo l’esistenza di tutto il resto all’interno di quel sistema.”

Le origini della narrativa a indirizzo ecologico sono antecedenti il XX secolo; in qualche maniera esiste da quando esistono gli scrittori; ha origini lontanissime. L’eco-fiction moderna è poi sopraggiunta, e continua a evolversi. Durante la revisione del recente romanzo Borne, di Jeff Vandermeer, Wai Chee Dimock ha dichiarato sul New York Times: “Questa storia ben matura indica che anche l’eco-fiction lo sia: è più selvaggia, più spericolata e più mozzafiato di quanto si pensasse in precedenza, una scommessa e una promessa che ciò che emergerà dal XXI secolo possa essere buono come qualsiasi altra cosa del XX o del XIX secolo.” (“There’s No Escape From Contamination Above the Toxic Sea,” May 5, 2017)

Il prefisso eco forma composti che collegano natura, ambiente e habitat. In greco, si dice Oikos, e lega l’ecologia ai nostri habitat familiari/locali su piccola scala, e la Terra su scala planetaria. Un ecosistema, ad esempio, include le connessioni degli organismi biologici con l’ambiente fisico circostante. L’eco-fiction, allo stesso modo, è una narrativa che coinvolge fortemente i suoi lettori con l’ecologia di una storia, il luogo, le questioni ambientali e, di solito, sottende una connessione umana.

Uno dei più grandi studi universitari sull’eco-fiction è Where the Wild Books Are: A Field Guide to Ecofiction di Jim Dwyer (University of Nevada Press, 2010). Ecco il mondo accademico mescolato con la pura gioia di leggere, perché Dwyer esplora centinaia di libri che rientrano in questo ambito letterario e cita anche molti altri ricercatori che studiano lo stesso argomento. La guida sul campo ci ha donato una risorsa ben citata che fornisce una cornice letteraria forte, alcune definizioni condivise e spiegazioni solide.

Mentre è possibile controllare le fonti alla fine di questo articolo, ecco una semplice definizione di Mike Vasey:

“[L’Eco-fiction include] storie ambientate in paesaggi romanzati che catturano l’essenza degli ecosistemi naturali … [Essi] si possono incentrare sulle relazioni umane riferite a questi ecosistemi o escludere del tutto gli esseri umani. La storia in sé, tuttavia, conduce il lettore nel mondo naturale e lo rende animato … Idealmente, i paesaggi e gli ecosistemi, sia fantastici che reali, dovrebbero essere il più possibile realistici, e i vincoli della trama dovrebbero armonizzare con i principi ecologici.” Sebbene l’eco-fiction abbia una cornice di genere legittima, può anche essere considerato un sottogenere composito, io tendo a vederlo così, il che significa che qualsiasi genere di narrativa può affrontare i cambiamenti ecologici. Studio questa narrativa da anni e ho anche istituito una banca dati di romanzi e racconti su Dragonfly.eco (attualmente oltre 700 libri) che mostrano la moderna eterogeneità dell’eco-Fiction – che spazia dai thriller all’afrofuturismo, al realismo magico, alla narrativa weird, e al romanzo. Queste storie si svolgono nel passato, presente e futuro, e in giro per il mondo. La narrativa speculativa ambientale tipo la fantascienza e il fantasy sono inoltre popolari nell’ambito dell’eco-fiction.

Un mio amico una volta ha detto che, oggi, la fantascienza è una storia d’amore; la cosa mi è rimasta impressa perché lo vediamo nella narrativa moderna che si occupa di ambiente, ad es. il cambiamento climatico e il collasso ecologico. La narrativa di genere si interseca con il realismo speculativo e letterario. La mia indagine sull’eco-fiction individua centinaia di altri generi. I generi sono importanti, ma la letteratura, in maniera progressiva in questo mondo cangiante, è una forma d’arte che può irrompere liberamente nel suo stesso ambito, che sta cominciando ad accadere se riconosciamo il cambiamento climatico come un “tutto cambia” (Margaret Atwood, Medium) o con ciò che conosciamo come iperoggetto (Timothy Morton)- o con la nuova presa di coscienza che stiamo vivendo nella Sesta Estinzione (Elizabeth Kolbert), che pone scrittori e lettori in un tempo unico e spaventoso.

Le storie che esplorano il mondo naturale, e la nostra connessione con esso, ci riconnettono con la nostra parte più intima, più di quanto lo faccia la ripetizione dei numeri nelle notizie e il gergo quotidiano. La narrativa rispecchia o specula su sistemi ecologici intorno a noi che cambiano drasticamente, a volte ci perseguitano e ci paralizzano, mentre altre ci spingono all’azione. I temi possono includere la dura sopravvivenza, la difesa, la venerazione del mondo circostante, la lenta apocalisse, gli eventi disastrosi, i fantasmi, il weird, e lo psicologico. Questi libri riflettono anche la diaspora culturale, l’orrore e la perdita. E a volte la speranza. Come trovare la strada? Cosa fare per migliorare il mondo? Come ci si adatta a tutto ciò che sappiamo avere una fine? L’idea che la fantascienza sia una storia d’amore risulta ancora più vera. Sono entusiasta dei contributi che gli autori apporteranno in questo campo narrativo che è in piena evoluzione, perché quello che vedo è davvero più selvaggio, più spericolato e più mozzafiato che mai. L’evoluzione di questa letteratura mi fa capire che forse, dopo tutto, lì approderemo grazie alle storie guida.

Quali libri, secondo te, rappresentano al meglio il fulcro dell’eco-fiction per come la conosciamo.

Poiché l’eco-fiction non ha confini, nella categoria rientrano un’ampia varietà di romanzi e racconti brevi. Quando ho dato vita al sito dragonfly.eco, i mezzi di informazione si concentravano soprattutto sui romanzi che trattavano il cambiamento climatico/ecologico scritti da Nord Americani, talvolta Europei o Australiani, e difficilmente di altri paesi. È ancora vero fino ad un certo punto. Un anno fa ho pubblicato un articolo su Medium dal titolo: Around the World in 80 Books: A Guide to Ecological and Climate Themes in Fiction. E un anno prima ancora, ho ricalibrato il risalto dato agli autori che si occupano di cambiamenti climatici (partito nel 2016) per concentrarmi sull’eco-fiction mondiale.

Il cambiamento climatico e la distruzione ecologica avvengono ovunque. L’idea alla base del mio lavoro più recente è quella di osservare gli habitat locali e gli scrittori provenienti da tutto il mondo. Mi piace allontanarmi per andare oltre la zona di comfort, per vedere il modo in cui un paesaggio diverso può essere influenzato negativamente e come può aprirci la mente – eppure, alla fin fine, come esseri umani c’è una condivisione di interesse. Vi consiglio l’articolo su Medium per farvi un’idea da dove iniziare con questa letteratura. I miei autori preferiti sono Helon Habila, Pitchaya Sudbanthad, Wu Ming-Yi, Emmi Iteränta, Mireille Juchau, Jeff Vandermeer, Rory Powers, Loranne Vella, e alcuni degli autori precedenti di romanzi weird che hanno scritto con forti temi ecologici, tipo Algernon Blackwood e Michael Bernanos.

Secondo la tua diretta esperienza e conoscenza, siamo nella posizione di definire un canone letterario di “eco-fiction”?

Lo vedo ancora come un termine per lo più accademico, sebbene stia crescendo e i media stiano iniziando sempre di più a impiegarlo. In alcuni ambienti, sì, abbiamo un canone letterario riconosciuto. Ma penso che occorra stare attenti a non capitalizzare l’arte che cerca di preservare il nostro pianeta, e lasciare che resti un po’ selvaggio; inoltre dobbiamo stare attenti a non predicare o darci pacche sulla spalla per concentrarci su un termine che significa che ci preoccupiamo del mondo. L’eco-fiction è tutta una rinaturalizzazione del romanzo, che ci permette di connetterci con l’ambiente all’interno della narrazione. Questo campo della letteratura è vario ed elastico, e mi piace che attraversi i confini dei generi e fin dove si spingono. Alcuni dei miei autori preferiti, come James Bradley e Jeff Vandermeer, hanno avuto modo di scrivere su come sfidare e intersecare i generi specifici ed essere più liberi.

Com’è trattare l’ecofiction on line e come hai dato origine al lit blog Dragon Fly?

A Dragonfly.eco quello che ho fatto è stato fornire all’eco-fiction uno spazio di archiviazione a titolo indicativo (vedere banca dati) e dare anche vita alle opere attuali e recenti di questa letteratura, con interviste, recensioni e post di libri. Questa tassonomia online e fonti/risorse possono aiutare ricercatori e lettori a imparare di più sulle storie romanzate che si attengono ad alcuni dei criteri su elencati da Jim Dwyer.

Il blog è nato nella primavera del 2013, adesso ha quasi sette anni. Ho cambiato il nome l’anno scorso con dragonfly.eco, perché ho trovato il dominio “. eco” e mi piace la sua connessione con i valori di riferimento, l’ho acquistato e conservato il nome Dragonfly. È stato divertente trasferire anni di dati del blog sul nuovo sito, ma sono una fanatica del computer e amo fare queste cose, così per giorni ho curato l’intero trasloco del sito. Il merito non è tutto mio; mio marito Morgan mi ha aiutato molto curando, in background, gli aspetti tecnici necessari per la pubblicazione online di dragonfly.eco.


Mary Woodbury, a graduate of Purdue University, runs Dragonfly.eco, a site that explores ecology in literature, including works about climate change. She writes fiction under pen name Clara Hume. Her novel Back to the Garden has been discussed in Dissent Magazine, Ethnobiology for the Future: Linking Cultural and Ecological Diversity (University of Arizona Press), and Uncertainty and the Philosophy of Climate Change(Routledge). Her upcoming novella, Bird Song, is a YA parable about climate change and a twist on Greek mythology. Mary lives Nova Scotia and enjoys hiking, writing, and reading.
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Che cosa è l’eco-fiction | intervista a Mary Woodbury