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la memoria di Old JackLa memoria di Old Jack | Wendell Berry
Lindau 2016

«Pochi romanzieri trattano personaggi e lettori con il rispetto che Wendell Berry esibisce in questa vicenda toccante. “La memoria di Old Jack” è una fetta di succulenta cultura americana».
The New York Times Book Review


di Otello Marcacci


Wendell Berry è uno scrittore carismatico che è diventato famoso per le sue storie bucoliche legate allo spirito rurale della comunità di quella che gli americani chiamano la “
Bible belt” che è una striscia di terra dentro il continente dove i richiami biblici sono molto seguiti.

Nel caso particolare è il Kentucky il luogo dove si svolge questa storia che fa parte di una serie di opere che hanno nella località immaginaria di Port William il luogo che fa da sfondo.

Ne “La memoria di Old Jack” la vita del vecchio Jack Beechum sta finendo. Siamo in un’estate di inizio anni cinquanta e lui, seduto sotto il classico portico delle case di campagna americane, avendo piena coscienza della sua fine ripercorre mentalmente le tappe della sua esistenza. E così prende a ricordare e a salutare personaggi diversi e ognuno di essi si anima in modo vivido per quelle poche pagine che servono a raccontare la sua storia.

Il libro va detto è molto bello e soprattutto molto ben scritto. Ogni frase è un piccolo gioiello: lunghe ma piene di ritmo con parole che riempiono la bocca come frutti maturi, poetiche nella loro lentezza ma mai appariscenti. Il testo è tragico in molti modi ma vivido della sensibilità di un uomo completamente presente a se stesso, nella vita e nel lavoro. Nell’opera di Berry il collegamento tra il lavoro e i personaggi è infatti decisamente forte. Non è un mezzo per arrivare a qualcosa o peggio qualcosa da sopportare perché rappresenta un dovere. Piuttosto è il lavoro che definisce l’uomo stesso e la sua realtà.

E c’è molta bellezza in questa paradigma.

Per quanto tutto ruoti intorno all’agricoltura ciò che per me spicca è la critica all’ambizione sconsiderata che aderisce all’idea di successo che permea la cultura americana. Questo emerge prima di tutto nel personaggio di Andy Catlett che lotta con la consapevolezza che una mente potente è in grado e vuol fare qualcosa di sé con tutto il mondo ma in collaborazione con l’eredità della sua comunità di appartenenza. Lo scrittore respinge l’idea che il successo comporti necessariamente il distacco da quello che si è prima di ottenerlo o che la speranza è sempre da qualche parte diversa da dove la speranza stessa è generata. Al contrario per Andy Catlett c’è un grande valore dal luogo in cui proviene e il successo potrebbe benissimo significare un eventuale ritorno a quel luogo e il mantenimento dell’eredità dei propri avi. La posizione dell’autore sull’ambizione si percepisce anche nei consigli di Jack a Mat Feltner, relativamente a quanto egli ha imparato circa la sua ambizione fuori luogo.

Il modo in cui Berry descrive il matrimonio fallito infine è di una bellezza straziante. Jack infatti non riesce intimamente ad amare la moglie mentre lei non riesce a mostrare rispetto per lui. Entrambi troppo orgogliosi per dare per primi all’altro quello che vorrebbe.

Leggendo questo romanzo ho sentito la figura del vecchio Jack vivida e vicina, al punto che non nego di aver avvertito un coinvolgimento emozionale molto forte. Il ritorno del lavoro manuale e le sensazioni di gioia dopo che tutti avevano esaurito ogni energia lavorando nei campi è trascinante. Le sue riflessioni sul senso della vita accompagnato allo stesso tempo dalla possibilità di un vuoto di senso che essa stessa può suggerire, sono sorprendenti.


 

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