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La pioggia gialla | Julio Llamazares
Il Saggiatore 2020

di Marco Nifantani

Ho letto per la terza volta La pioggia gialla, di Julio Llamazares. La prima lettura ha coinciso con l’uscita del libro, alla fine del 2019, la seconda con il desiderio di riascoltarne il timbro, la terza con la curiosità di verificare la durata dell’eco che promana dalle sue parole.

Ainielle è un borgo che non esiste più, sui Pirenei, in una parte della provincia di Huesca nota come Sobrepuerto, in Aragona, Spagna. A milletrecento metri di altezza, Ainielle non esiste più se non come meta di percorsi escursionistici, le Rutas por los despoblados de Sobrepuerto, Ha smesso di essere un luogo abitato e perdura come involontario museo all’aperto di una civiltà di montagna che ha concluso la sua parabola vitale.

È cessata definitivamente la sua esistenza come comunità di donne e uomini, la parabola di una vitalità culturale che Ernesto de Martino ne La fine del mondo. Contributo all’analisi delle apocalissi culturali definiva opportunamente come “il dominio tecnico della natura, la fabbricazione di strumenti, il regime di produzione di beni economici, la organizzazione sociale, giuridica e politica dei gruppi umani, la lotta per la potenza e l’egemonia degli individui e dei gruppi”, ovvero l’insieme delle strategie organizzate per la sopravvivenza e la costruzione di pratiche materiali e simboliche di un insieme di persone che si definiscono come comunità nella loro quotidiana interazione fra sé e con la natura attorno e dentro loro stessi.

Questo evento, che merita uno spazio di riflessione antropologica approfondito tanto quanto quella scomparsa della civiltà contadina alla quale appartiene come capitolo maggiore di un’epopea, (e di cui Maurice Chappaz ha disegnato l’immagine poetica nel suo Vallese-Tibets. Icona dei contadini di montagna), ha trovato nel testo di Julio Llamazares un accento imprescindibile e necessario. Non quello della nostalgia o dell’edulcorazione, dell’amarcord vagamente consolatorio, ma il lacerante addio dell’ultimo dei suoi abitanti, Andrés di Casa Sosas, essere umano forgiato dalla natura e dalla fatica nei suoi giorni terrestri, dentro una graduale emorragia di famiglie e abitanti che lasciano il paese, come sempre attratti dalla civiltà industriale delle pianure. Se ne vanno tutti, ad uno ad uno. Solo il protagonista decide di rimanere fino alla fine dei suoi giorni per poter rammemorare gli eventi e le persone che quella comunità l’hanno creata, e così come l’hanno creata, la portano ora ad estinguersi assieme ai loro corpi che se ne vanno verso il fondovalle.

Il testo di LLamazares, pubblicato in Spagna nel 1983, a dieci anni dalla scomparsa dell’ultimo abitante di Ainielle e tradotto in Italia per la prima volta nel 1993, torna in una nuova edizione a oltre trent’anni di distanza eppure conserva intatto il fascino della sua prima uscita. Una scrittura dilatata, barocca, al tempo stesso tersa e precisa, profondamente ispanica, nutrita dalla prosa di Cervantes e dall’afflato poetico di Machado, che non teme di affidarsi a un monologo estremo sul senso della memoria, del tempo e della morte. Il lettore familiarizzato con la letteratura spagnola e latino-americana sentirà l’eco delle voci del Pedro Paramo di Juan Rulfo e dei poetici Elementos del desastre di Alvaro Mutis, ma La pioggia gialla è soprattutto il distillato della poetica personale dell’autore e del legame coi luoghi nei quali la vicenda si svolge, tra León e Aragona dove è trascorsa l’infanzia dello scrittore. Paesi svuotati dall’emigrazione e segnati dallo sradicamento, tanto che, mai direttamente citato, il vero antagonista cui si rivolge la voce di Andrés, sprofondata nella sua allucinata solitudine, è quel grande seminatore di splendori e miserie che è il capitalismo industriale, auge di una modernità tanto rapidamente declinante o già declinata.

Ciò che ne risulta è un romanzo di straordinaria tensione e intensità, intatto nel suo testardo anacronismo. Se si ha curiosità di conoscere ciò che un mondo è stato nella sua materiale concretezza e nella pregnanza simbolica dei suoi artefatti culturali, i muri in pietra a secco, i tetti in ardesia, i sentieri verso gli alpeggi, la penombra delle case, le rastrelliere, le falci, il tintinnio dei chiavistelli delle porte, il mormorio delle voci attorno al camino negli inverni innevati, La pioggia gialla conserva un timbro inconfondibile da ascoltare. E un’interrogazione sull’ombra che cova dentro l’anima di ogni contemporaneità.


Julio Llamazares (1955) è uno scrittore e poeta spagnolo, autore di sei romanzi, tre raccolte di poesia e alcune di racconti. In Italia sono usciti Luna da lupi (Passigli, 2007), A metà di nessuna parte (Passigli, 2008) e Le lacrime di San Lorenzo (Codice, 2015). La pioggia gialla – ripubblicato oggi in una nuova traduzione – è stato scritto nel 1988.

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Tratti di un legame coi luoghi: La pioggia gialla | Julio Llamazares