xhamster xvideos pornhub redtube xxx thumbzilla
la nostra scelta di sostenibilitàscopri di più

L’INVENZIONE DELLA NATURA | Andrea Wulf
Le avventure di Alexander Von Humboldt, l’eroe perduto della scienza.

Luiss University Press 2017 –  Traduzione di Lapo Berti

L’invenzione della natura è un capolavoro – la democratizzazione della scienza”
Joyce Carol Oates

Il libro di Andrea Wulf è una biografia elegante e un romanzo d’avventura che racconta la vita dimenticata, i viaggi e le scoperte del primo naturalista della storia, considerato una volta “l’uomo più famoso dopo Napoleone” e oggi quasi dimenticato. Un’odissea intellettuale di straordinaria ispirazione: il genio di Alexander von Humboldt, scienziato, esploratore, pensatore rivoluzionario, si esprime nelle sue visioni, ispirate e sistematiche, coraggiose e affascinanti. Per le sue teorie sul mondo e sulla natura è considerato fondatore del pensiero ecologista moderno: le sue idee più vive che mai nell’etica della sostenibilità e dell’ambientalismo, e a due secoli di distanze si leggono come profezie. Andrea Wulf (Nuova Dehli 1972), nata in India da genitori di origine tedesca, è una storica e scrittrice inglese. Nei suoi cinque libri, tradotti in oltre venti lingue in tutto il mondo e vincitori di numerosi premi, ha indagato le origini della scienza moderna. L’invenzione della natura, considerato il suo capolavoro, ha raccolto unanime consenso sia nel mondo dei lettori di fiction che in quello degli specialisti.

Per gentile concessione della casa editrice pubblichiamo qui di seguito un estratto dal Prologo

[…] Ecologisti, ambientalisti e scrittori di natura fanno riferimento alle intuizioni di Humboldt, sia pure nella grande maggioranza dei casi inconsapevolmente. Silent Spring di Rachel Carson si basa sul concetto humboldtiano di interconnessione e Gaia, la famosa teoria della terra come un organismo vivente dello scienziato James Lovelock, presenta con esse notevoli somiglianze. Quando Humboldt descrisse la terra come “un insieme naturale animato e mosso da forze interne”, anticipava di oltre centocinquant’anni le idee di Lovelock. Humboldt intitolò Cosmos il libro in cui descriveva questa sua nuova concezione, dopo aver inizialmente considerato, ma poi scartato, il titolo “Gäa”. Noi siamo plasmati dal nostro passato. Niccolò Copernico ci ha mostrato il nostro posto nell’universo, Isaac Newton ci ha spiegato le leggi della natura, a Thomas Jefferson dobbiamo alcuni dei nostri concetti di libertà e democrazia e Charles Darwin ha dimostrato che tutte le specie discendono da comuni antenati. Queste idee definiscono la nostra relazione con il mondo. Humboldt ci ha donato il nostro stesso concetto di natura. Per ironia della sorte, le sue intuizioni sono diventate così ovvie da farci dimenticare l’uomo che vi sta dietro. Ma un filo diretto lega tra loro le sue idee ed esse ai tanti cui egli si è ispirato; e il concetto di natura di Humboldt ci lega a lui come una corda. L’invenzione della natura rappresenta il mio tentativo di trovare Humboldt. È stato un viaggio attraverso il mondo che mi ha portato in archivi della California, di Berlino, di Cambridge e in molti altri. Ho letto da cima a fondo migliaia di lettere, ma ho seguito anche le sue orme. A Jena, in Germania, ho visto le rovine della torre di anatomia dove Humboldt trascorse parecchie settimane a dissezionare animali e ad Antisana, in Ecuador, a 4.000 metri di altezza, con quattro condor che volteggiavano sulla mia testa e circondata da un branco di cavalli selvatici, ho trovato la capanna fatiscente nella quale aveva trascorso una notte nel marzo 1802. A Quito, ho tenuto tra le mani il passaporto spagnolo originale di Humboldt, lo stesso documento che gli permise di viaggiare attraverso l’America Latina. A Berlino, ho finalmente compreso il funzionamento della sua mente aprendo le scatole che contenevano isuoi appunti: meravigliosi collage di migliaia di pezzetti di carta, schizzi e numeri. Più vicino a casa, alla British Library di Londra, ho trascorso molte settimane leggendo i libri editi di Humboldt, alcuni così grossi e pesanti che a stento riuscivo a sollevarli per metterlisul tavolo. A Cambridge ho potuto sfogliare le copie di Darwin dei libri di Humboldt – quelle che aveva tenuto su uno scaffale vicino alla sua amaca sul Beagle e aveva riempito di annotazioni a matita. Leggere quei libri è stato come origliare una conversazione tra Darwin e Humboldt. Mi sono trovata a giacere di notte nella foresta pluviale in Venezuela ascoltando lo strano grido prolungato delle scimmie urlatrici, ma anche bloccata durante l’uragano Sandy, senza elettricità, a Manhattan, dove mi ero recata per leggere certi documenti alla Public Library di New York. Ho ammirato la vecchia villa con la torre del decimo secolo nel paese di Piobesi, fuori Torino, dove George Perkins Marsh scrisse parti delsuo Man and Nature nei primi anni 1860, un libro ispirato dalle idee di Humboldt che avrebbe segnato la nascita del movimento americano per la tutela dell’ambiente. Ho fatto il giro del lago Walden di Thoreau, camminando nella neve alta appena caduta e un’escursione nel parco di Yosemite, ricordando a me stessa l’idea di John Muir secondo cui “la via più diretta per entrare nell’Universo è quella che attraversa una foresta incontaminata”.

Share

L’invenzione della natura | Andrea Wulf