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il_racconto_della_guerra_in_kosovo_var_di_sasa_stojanovic

VAR | Saša Stojanović-
Ensemble edizioni 2015
Traduzione di Anita Vuco

[INCIPIT]

Esiste una morte dopo la morte – Ti avevo chiesto mettendo nella valigia la mantella con l’angelo ricamato all’altezza del petto, che mi servirà per il viaggio di cui non conosciamo né l’origine né la fine. Esiste una fine del regno celeste – avevo chiesto nuovamente. Su quale orecchio posso strillare e dire che anche l’immortalità è solo una maledizione, se addirittura Tu non sei pronto ad ascoltarmi – sussurravo di continuo questa domanda alla quale non mi aspettavo di ricevere la minima risposta e spingevo il pane azzimo nelle bisacce. Lo stesso che avevamo avuto per la cena quella volta. In vista delle festività, oppure quando ormai erano passate, non lo rammento più. Giovanni di certo lo ricorderà meglio di me; lui almeno ha vissuto abbastanza a lungo da raggiungere la vecchiaia.

Ci sono libri che in qualche modo strano ti prendono il cuore anche se, per quanto ti sforzi, fai una fatica tremenda a metabolizzarli. E’ questo il caso di “Var” di Saša Stojanović, uno dei massimi scrittori serbi contemporanei, Ensemble edizioni, un testo che presenta tratti allo stesso tempo molto interessanti ma anche difficili da seguire perché legati a un doppio gioco di specchi e contrapposizioni. Allo stesso tempo nel leggerlo, sei consapevole del profondo valore di ciò che hai sotto gli occhi e questo ti spinge a muoverti nella lettura con un ritmo sincopato.
La guerra nella ex Jugoslavia prima e nel Kossovo poi è stata per molti della mia generazione una ferita ancora difficile da ricucire. Lo sterminio perpetrato alle porte del nostro Paese, che ci ha visto spettatori inermi, spesso distaccati, richiama quello tedesco e il sonno della ragione del popolo tedesco durante il secondo evento bellico mondiale. Per tutti questi motivi prendere in mano il testo di Stojanović è, per un italiano che ha maturato dentro di sé questa consapevolezza, un momento catartico.
In realtà il libro non racconta né la guerra né gli eventi drammatici che sono messi in controluce rispetto al racconto privato dell’autore. Questi, usando un alter ego, narra la sua storia. Stojanović è stato un dissidente, critica il regime autoritario serbo e per questo viene incarcerato e, per proteggere la sua famiglia, ha deciso di arruolarsi nell’esercito vivendo sulla sua pelle i drammi della guerra.
La struttura del romanzo tuttavia non è lineare e, se da un lato affascina con i continui richiami alle evocazioni anche mistiche (sei personaggi legati al Nuovo Testamento che tornano sulla Terra, con le voci di trenta testimoni, come trenta sono i denari con cui Gesù è stato venduto) e a riferimenti a una cultura ancora più ampia (Brecht e Fellini su tutti, ma anche Mann e Čechov) crea così un libro nel libro con le sue innumerevoli citazioni, e seguirlo fino in fondo crea disagio. La sensazione forte è che l’autore ne sia cosciente e che anzi imponga al lettore lo sforzo di farlo, come per purificarsi della propria colpa allo stesso modo per cui scriverlo è stato salvifico per lui. O forse cercando più semplicemente di riportare sulla Terra i miti arcaici che ci hanno insegnato da bambini, una bestemmia contro il cielo che ha tolto la Pace, madre della vita sul Pianeta e che il Male, inspiegabile presenza nelle nostre vite, combatte spesso vincendo.
L’umanità che Stojanović descrive non è quella che vorremmo vedere né quella che ci viene raccontata dai media nazionali. Non esiste alcun Redentore né guide che possano spiegare i motivi per cui le cose succedono. Succedono e basta. Il caos che avvolge tutto arriva dentro la pancia e se a volte ti fa dire: “Non voglio più leggere” ti porta a tornare su quelle pagine disperate perché sai che è un percorso dal quale non puoi uscire.
E lungo questa via tortuosa il personaggio principale che porta sulle spalle una verità taciuta impara ad assumersene la responsabilità allo stesso modo con cui fa il lettore con la propria indifferenza rispetto a ciò che è stato.


[SH ] Traduzione di Anita Vuco

 

il_racconto_della_guerra_in_kosovo_var_di_sasa_stojanovicVAR | Saša Stojanović
Ensemble Edizioni, Rim, 2015
prevela Anita Vuco

Postoje knjige koje ti na neki čudan način zauzmu srce i, koliko god se trudio, iziskuju ogroman napor da bi mogao da ih emotivno metabolišeš. To je slučaj sa romanom “Var” Saše Stojanovića, jednog od vodećih savremenih srpskih pisaca, (izdavač Ensemble edizioni, 2015, prevela Anita Vuco) tekstom koji poseduje vrlo zanimljive osobenosti, u isto vreme i teškim za praćenje jer podrazumeva dvostruku igru ogledala i kontrasta. Uprkos tome, čitajući, budi se i svest o dubokoj vrednosti onoga što ti je pred očima, što te samo navodi da nastavljaš dalje, jednim gotovo sinkopiranim ritmom. Rat u bivšoj Jugoslaviji pre, i na Kosovu nešto kasnije, za mnoge iz moje generacije je još uvek rana koju je teško zašiti. Istrebljenje počinjeno pred vratima naše zemlje, koje nas je zadesilo kao nemoćne posmatrače, često toliko udaljene kao da se nas to ne tiče, podseća na uspavanost uma nemačkog naroda tokom Drugog svetskog rata. Zbog svih tih razloga, uzeti u ruke Stojanovićev tekst, Italijanu koji je unutar sebe gajio malopre opisanu svest, jeste posve katarzičan trenutak. U principu, u knjizi se o ratu ne govori direktno, niti se opisuju dramatični događaji, koji kao da su u kontrasvetlu postavljeni u odnosu na ličnu autorovu priču. On, koristeći alter ego, iznosi svoja lična proživljavanja; Stojanović je bio disident, zatvaran zbog kritike autoritarnog srpskog režima, koji zbog zaštite sopstvene porodice odlučuje da pristupi u vojsku, gde na vlastitoj koži doživljava svu ratnu dramu. Struktura samog romana, međutim, nije linearna; i dok sa jedne strane fascinira neprekidnim evociranjem mističnih podsećanja (šest lica vezanih za Novi Zavet, koji se vraćaju na Zemlju, uz glasove trideset svedoka, broj poglavlja jednak je broju dukata za koje je prodat Isus) i referencama jedne još šire kulture (Breht i Felini pre svega, ali isto tako Man ili Čehov), ta ista razgranatost bezbrojnih citata stvara nelagodu pri pokušaju da ga se sledi do kraja. Snažan je osećaj da je autor toga sasvim svestan i da zapravo zahteva od čitaoca tu istu vrstu napora, koja kao da ima ulogu pročišćavanja na podjednak način na koji je pisanje bilo spas za njega samoga. Ili možda, još jednostavnije rečeno, pisac pokušava da vrati na Zemlju arhaične mitove kojima su nas kao decu učili, o bogohuljenju naspram Neba, koje je odnelo Mir, o Majci života na Zemlji, i o Zlu koje, ta neobjašnjiva prisutnost u našim životima, često odnosi pobedu. Ljudskost koju Stojanović opisuje nije ona koju bismo poželeli da vidimo, niti ona o kojoj nam govore javni nacionalni mediji. Ne postoji tu nikakav Izbavitelj, niti postoje pouzdani vodiči koji bi nam mogli objasniti zašto se neke stvari ipak dešavaju. Događaju se, i to je sve. Sveobuhvatni haos stiže ravno u trbuh i, mada ponekad učini da pomisliš: “Dosta, ne želim i ne mogu da čitam dalje”, čini da se vratiš na one iste stranice odakle je nada proterana, jer znaš da je na njima ucrtan put koji mora biti prevaljen. Uzduž mučne staze glavni lik, koji na svojim plećima nosi neizgovorenu istinu, uči i sebe preuzimanju odgovornosti, jednako kao i svaki čitalac kojem je potrebno da se suoči sa sopstvenom ravnodušnošću prema onome što se zaista dešavalo.

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Var | Saša Stojanović – [recensione ITA – SR] + Incipit

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