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Rubrica 2078 Fifth avenue
La rubrica prende il nome dalla strada in cui vissero i fratelli Collyer noti per aver accumulato un notevole quantitativo di oggetti, tra cui libri e giornali, è un pretesto narrandi per immaginare di avervi trovato libri di autori, che sebbene lontani nella memoria, hanno fortemente contribuito alla letteratura nazionale e poterne raccontare ancora.

a cura di Davide Morganti


Angelo-Fiore-ph.F.-Zecchin

Vorrei vivere anch’io, come Angelo Fiore, in un albergo di Palermo, passare il mio tempo a scrivere e a invecchiare, invece di starmene sepolto in questo cimitero di cose inutili. Sto finendo di leggere un doloroso libro ancora più dimenticato del dimenticato scrittore siciliano, Diario di un vecchio (a cura di Sergio Collura, prefazione di Geno Pampaloni, Catania, Tifeo, 1989), opera amara e piena di candido rancore verso la vita. L’Italia è proprio un paese di dementi se non riconosce la grandezza di quest’uomo, assillato più dal vivere che dal morire, autore di romanzi complessi, ossessivi, frantumati, urticanti. In questo suo diario, libro di livida furia, scrive pagine di prodigiosa bellezza:

“Il tepore della camera nuziale mi disturba; con l’età, la digestione è laboriosa, greve. A notte, piglio sonno molto tardi: gli echi della stanza, molti e vari, mi sgomentano, a volte i brividi mi scuotono. Steso sul letto, il lumino di notte acceso, vedo come una nebbia che fluttua sulla psiche e sullo specchio dell’armadio; come un residuo della vita che s’è svolta qua dentro, la malignità dell’affittacamere, il suicidio del fratello di lei. E gli echi, il parlottio, le vibrazioni dei muri e del pavimento, lo scricchiolio dei mobili: tutto questo è un’entità reale e irrimediabile”.

Mi sembra di sentire la sua presenza in questa casa immensa, appesantita da troppa roba, se Angelo Fiore, con passo lento, mi apparisse, non parlerei, gli avrei fatto sentire il rumore delle pagine del suo libro, commuovendolo. E’ un libro feroce, malinconico, questo diario, che andrebbe letto a lume di candela, come ho fatto io, rannicchiato contro la parete viscida di umidità che mi ha bagnato la schiena per ore.

“Nessuno stato è il vero e l’unico; ed anche se mi conducesse a morte o io mi ci conformassi, credendolo definitivo, né l’ubbidienza né la morte ne proverebbero la validità”.

Un diario che è storia non di un uomo, o non solo, ma di una scrittura: c’è una disperazione monotona, sensuale, repressa, soprattutto brutale:

“Aspetto che mi colga una malattia mortale; o che la fine mia venga determinata da fatti interni. Nel frattempo continuo a vivere in astinenza e in solitudine, senza privarmi né languire”.

Quanta grandezza in questo scrittore, che stile inquieto, nervoso, autore di una letteratura che si china sull’uomo a terra e lo guarda, incapace di aiutarlo.

“Oltre a quella veduta non vi è niente; ma oltre il niente, è Dio; e quella veduta è fredda, dura, angolosa. La mia formazione si è arrestata e si sgretola; la preparazione, si sfalda, vien giù. Tuttavia, non ho quasi fruito della vita; per quanto mi riguarda, potrei ricominciare, dall’inizio”.

Fiore è stato un insegnante di inglese, anche a me piacerebbe insegnare ma non ho la forza di uscire, sto mentendo, io non potrò uscire da questa casa; sarò condannato a rimanere qua dentro, stritolato da migliaia di cose che mi soffocano ogni giorno. Voglio leggere tutte le opere di Angelo Fiore, le sue parole sono un rovo di spine, io mi ci muovo a piedi scalzi, mi fanno male ma proseguo; più vado avanti nelle pagine di questo straziante diario più non resta niente dell’uomo; si svuotano di ogni umana condizione, si fanno bianche e ho paura, Dio mio, ho tanta paura.

“Non si vedono figure umane; le finestre, vuote; quell’agglomerato di case è deserto; o la tana enorme di un animale mostruoso, ma schivo e cauto; quando scorgo un uomo, laggiù sui binari della ferrovia o su un tetto, lo seguo e spio con intensità, con turbamento”.

Voglio perdere ogni parte del mio corpo tra le lettere di questo diario e nessuno dovrà trovarmi mai più.

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Vintage: ricordo di Angelo Fiore

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