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i misteri di elusi

di Andrea Zandomeneghi

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I misteri di Eleusi | Albert Hofmann

Al primo Congresso Internazionale sugli Stati Alterati di Coscienza, a Goettingen, nel 1992 Albert Hofmann presentò il saggio I Misteri di Eleusi. In Italia questo testo fu pubblicato nel 1993 da Stampa Alternativa, nella collana Millelire, sezione Psiconautica – Mappe della coscienza, a cura (e con una nota di approfondimento) di Roberto Fedeli. Attualmente è scaricabile (assieme a molti altri) in pdf qui nell’ambito dell’interessantissima e lodevole iniziativa di digitalizzazione e messa a disposizione gratuita sul web della produzione della casa editrice, che spiega: «Destinati all’oblio per volontà suicida del regime distributivo, noi gli restituiamo una nuova e ugualmente straordinaria vita, e per sempre».

«Ho bevuto il ciceone» – scrive Giorgio Colli, ripetendo la formula dell’iniziato ai Misteri eleusini, per introdurci all’ardore fantasmagorico che ispirò Così parò Zarathustra. E poi arriva a dire che quest’opera di Nietzsche (la più citata e la meno letta e compresa) «per noi moderni si presenta come un ciceone».

Il tanto celebre quanto misterioso κυκεών – la bevanda rituale così strettamente avvinta alla celebrazione dei Misteri. Oltre all’aspetto mistico/iniziatico/liturgico ne è presente un altro magico: ciceone in Omero è la pozione che viene offerta da Circe, come dono di ospitalità, ai compagni di Ulisse, che vengono così trasformati in porci. Cosa era esattamente?

La parola significa «bevanda composita e, all’occorrenza, mescolata», ci spiega Karoly Kerényi in Eleusis: Archetypal Image of Mother and Daughter. Era, infatti, un miscuglio di ingredienti su una base di vino: in una coppa riempita venivano aggiunte segale e menta (anche formaggio canestrato, secondo taluni), che non si dissolvevano nel liquido. Tutto qui?

«Felice colui, tra gli uomini viventi sulla terra, che ha visto queste cose! Chi invece non è stato iniziato ai sacri misteri, chi non ha avuto questa sorte non avrà mai un uguale destino, da morto, nelle umide tenebre marcescenti di laggiù» recita l’Inno omerico – chi è stato iniziato ai «sacri misteri» dunque «ha visto» determinate cose, e averle viste è tutt’altro che indifferente. L’iniziazione ai Misteri eleusini prevedeva perciò una visione che veniva procurata: visione/esperienza illuminante e palingenetica in cui si incontra l’indicibile e il sublime, in cui viene rivelata la natura dell’esistenza umana e il significato della vita e della morte. Esperienza che produceva «una modificazione nell’anima». Determinata da cosa?

Ecco che sul punto prima Kerenyi poi l’etnomicologo Wassom interrogano Hofmann, avendo individuato la necessaria presenza di un agente allucinogeno nel ciceone. E lui si arrovella, legge resoconti di Pindaro e di Cicerone e di Elio Aristide e di Marco Aurelio, confronta mitologemi, consulta entonobotanici, antropologi, laboratori chimico-farmacologici. Trova una risposta: ergotismo, ovvero l’intossicazione prodotta dagli alcaloidi della segale cornuta (per esempi e aneddoti succosi e terrificanti dell’azione neuropsicotropa delle molecole micotiche della clavicex purpurea – il fungo che, attaccando la segale, si manifesta con piccole escrescenze a forma di corni, da cui il nome segale cornuta – anche di carattere storico, si rimanda all’ultima edizione di Risvegli di Oliver Sacks).

Operata questa ricostruzione, il breve e affascinante saggio di Hofmann si pone – con acume quanto mai suggestivo – due domande a cui tenta (riuscendoci) di rispondere: «quale era la funzione storico-spirituale dei Misteri eleusini nell’antichità classica? Perché e fino a che punto essi possono fungere da modello per il nostro tempo?»

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