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Emily Dickinson’s Gardening Life. The Plants & Places That Inspired the Iconic Poet
di Marta McDowell
Timber Press 2019

Dopo aver visitato The Homestead, la casa museo di Emily Dickinson, Marta McDowell capisce che l’attività botanica della poetessa offre indizi concreti per un’analisi accurata dei suoi testi. Ne ha un pallido ricordo scolastico e per questo decide di leggere tutti i suoi scritti, di ricercare e stilare una lista delle specie contenute nel giardino originario, e poi pubblica una biografia intitolata Emily Dickinson’s Gardens – a celebration of a poet and a gardener”.

Scopre che quando era in vita era considerata una giardiniera e un’orticultrice di talento e solo in pochi sapevano che scrivesse poesia, perciò quando il libro esce fuori catalogo e la casa editrice Timber Press le propone una ripubblicazione, McDowell accetta.

È l’occasione giusta per rimodulare la biografia della poetessa e aggiungere mappe concettuali, illustrazioni del tempo, foto recenti, poemi e citazioni che provengono dalle edizioni di due studiosi di Harvard: Ralph W. Franklin e Thomas H. Johnson (il primo ha curato la numerazione delle poesie, il secondo ha decifrato con pazienza i manoscritti e mantenuto l’ortografia e la punteggiatura insolite e particolari della poetessa).

Nasce così Emily Dickinson’s Gardening Life. The Plants & Places That Inspired the Iconic Poet; un lavoro che segue le stagioni e scandisce il calendario della vita della poetessa permettendoci di rivivere un anno di giardinaggio in sua compagnia.

La prima parte The Turning of the Year si apre con il capitolo Early Spring: A Gardener’s Home and Family, e coincide con l’infanzia e l’adolescenza di Emily; è molto legata al fratello Austin e alla sorella Lavinia “Vinnie”, e con loro condivide la passione per le piante e un impegno continuativo verso la proprietà di famiglia.

Da adolescente il fratello, che è un gran piantatore di alberi, pianta un gruppetto di pini strobi vicino casa; e la mattina, prima di andare a scuola, Dickinson gli fa dei resoconti dettagliati sui progressi della loro crescita:

Every one is growing, and when the west wind blows, the pines lift their light leaves and make sweet music.”

Dalle sue parole emerge il vento di ponente, il suo fruscio tra i pini, tra le foglie leggere che produce una musica dolce. E la melodia del creato permea anche i capitoli a seguire Late Spring: The Education of a Gardener; Early Summer: A Gardener’s Travels; Midsummer: A Gardener’s Ground; Late Summer: A Hedge Away; Autumn: A Gardener’s Town; fino a a Winter: Requiem for a Gardener.

Ogni capitolo è corredato di testi, poesie, citazioni, illustrazioni, fotografie, schede con i fiori e gli alberi piantati e curati dalla stessa Dickinson e segue lo scorrere della sua vita fino alla parte conclusiva che McDowell definisce requiem per una giardiniera; è il periodo iemale della sua vita segnato dalle perdite degli affetti (a winter of loss), che inizia nel 1874 con la morte del padre e si protrae per unidici anni con ulteriori cinque lutti, poi nel maggio del 1886, l’epilogo di questo lunghissimo inverno con la morte della stessa Dickinson.

Da adulta Emily Dickinson è una donna introversa che erige uno schermo tra se stessa e il mondo, non esce di casa, comunica con il resto della famiglia attraverso una porta, e la gente del suo tempo la definisce un essere notturno; negli ultimi decenni della sua vita infatti coltiva il giardino di notte alla luce di lanterne per evitare contatti.

Da poetessa timida ed enigmatica comprime e sovrappone immagini e metafore per alludere più che affermare, per stratificare messaggi, ecco perché il contesto in cui matura la sua opera poetica è fondamentale per acquisire familiarità con la sua scrittura; dunque giardinaggio e poesia sono aspetti indissolubilmente correlati della sua esistenza geograficamente circoscritta tra il giardino di casa, i campi e i boschi limitrofi dove passeggiava a caccia di fiori selvatici con il suo cane Carlo, il suo “mute Confederate,”; e in quel luogo c’era tutto ciò che le occorreva per creare il suo immaginario poetico, il suo personale stile lirico e un erbario custodito nella Biblioteca di Harvard. Si tratta di un album con la copertina di pelle in cui Dickinson ha raccolto 400 specie di fiori selvatici essiccandoli, pressandoli sulla carta e battezzandoli con il nome latino esatto.

La seconda parte Planting a Poet’s Garden si apre con A Poet’s Garden e contiene consigli per lo studio del suolo di The Homestead, per la scelta dei fertilizzanti idonei per far crescere una flora sana che garantisca il ritorno annuale della piccola fauna. Il giardino si offre come le pietanze selezionate per un buffet, e i fiori devono essere pigmentati , odorosi, con forme ergonomiche tali da attrarre le farfalle:

In the same way people select dishes at a buffet by presentation and smell, butterflies will search, after their meandering fashion, for flowers with strong pigmentation and heavy fragrance. They prefer flowers with shapes that lend themselves to easy landings—flat-topped composites like asters and umbels like Queen Anne’s lace.

Il capitolo a seguire Visiting a Poet’s Garden propone stralci della prefazione curata da Mabel Loomis Todd ai due volumi raccolti in un’unica pubblicazione The Letters of Emily Dickinson (1894) in cui descrive il giardino della poetessa:

And the old garden still overflows with annual fragrance and color. Its armies of many-hued hyacinths run riot in the spring sunshine, while crocuses and daff odils peer above the fresh grass under the apple-trees; a large magnolia holds its pink cups toward the blue sky, and scarlet hawthorn lights a greenly dusky corner. And then the roses, and the hedges of sweet-peas, the masses of nasturtiums, and the stately procession of hollyhocks, in happy association with huge bushes of lemon verbena! Still later comes the autumn glory, with salvia and brilliant zinnias and marigolds and clustering chrysanthemums, until “ranks of seeds their witness bear,” and November folds her brown mantle over sleeping flowers.

Tre anni dopo la scomparsa di Emily Dickinson, nel 1889 muore la sorella Lavinia e la nipote Martha, figlia del fratello Austin, eredita The Hamstead, che rivende nel 1916 alla famiglia Parke.

I pesanti interventi di trasformazione dei nuovi inquilini sono completati nel 1936 da un uragano tanto furioso quanto nefasto che causa lo sradicamento di più di un centinaio di alberi. Della tenuta originaria non è rimasto quasi nulla.

Grazie all’acquisto operato dall’Amhrest College (1965), The Hamstead diventa una residenza universitaria e poi nel 2003, con l’aggiunta di The Evergreen, finalmente un museo; e per riportare esattamente tutto come quando ci vivevano i Dickinson, l’Università sembra impiegare una miracolosa macchina botanica del tempo e la tenuta riconquista la sua bellezza originaria.

Nella parte conclusiva del libro McDowell propone An Annotated List of Emily Dickinson’s Plants, si può dire una vera e propria tassonomia delle piante annuali e perenni, degli alberi, dei cespugli, delle piante rampicanti, della frutta e degli ortaggi coltivalti dai Dickinson. Ogni tabella contiene il nome botanico, l’opera dickinsoniana nella quale è citata quella specie, e delle preziose note che arrichiscono quasi ogni voce.

Emily Dickinson’s Gardening Life. The Plants & Places That Inspired the Iconic Poet è un saggio illustrato propedeutico alla lettura o rilettura dell’opera lirica di Emily Dickinson, per lasciarla meno sola nella sua ribellione e condividere lo spirito ecologico di questa hikikomori vittoriana che nella natura ha trovato il principio e il compimento del suo “isolazionismo”.

il libro sarà disponibile in italiano a partire da settembre 2021 pubblicato da IppoCampo Edizioni con il titolo Emily Dickinson e i suoi giardini 

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Anticipazione dall’estero: Emily Dickinson’s Gardening Life | Marta McDowell

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