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RUBRICA RICORDARE I LIBRI 

di Andrea Zandomeneghi

Prima edizione originale: Robert Silverberg, The Book of Skulls, New York, Charles Scribner’s Sons, 1972

Prima edizione italiana: Robert Silverberg, Vacanze nel deserto, traduzione di Gabriele Tamburini, collana Andromeda n° 18, Dall’Oglio, 1975

Seconda edizione italiana: Robert Silverberg, Vacanze nel deserto, traduzione di Gabriele Tamburini, collana Urania Classici n° 172, Arnoldo Mondadori Editore, 1991

Terza edizione italiana: Robert Silverberg, Il libro dei teschi, traduzione di Marco Pittoni, collana Le Strade n° 85, Fazi Editore, 2004

Quattro eterogenei post-adolescenti statunitensi partono per un viaggio; nel deserto, alla ricerca della Confraternita dei Teschi, dell’ignoto, del non razionale, del mistico, della vita eterna: rifiutano per una volta il positivismo, lo scientismo, l’edonismo, il consumismo, la modernità e la contemporaneità tutta – per la propria iniziazione alla vita necessitano di fuggire dal mondo-cultura occidentale di cui son figli e che l’ha lordati e intrisi nel profondo. La narrazione è vivacissima, mimetica, colorita e grottescamente realistica, fin nei più riposti dettagli: ognuno dei quattro candidati all’iniziazione del Quatrilatero parla in prima persona presente, nei capitoli che si alternano vorticosamente, con tutto il proprio bagaglio lessicale, mentale, esperienziale – fortemente pennellate e descritte le miriadi di sfaccettature e caratterizzazioni sessuali, di classe, di etnia, di ricchezza, di provenienza.

Due otterranno la vita eterna, dice Il Libro dei teschi, che uno di loro, ebreo complessato iperlibidico e fine filologo tardomedioevale, ha trovato negli scantinati obliati della biblioteca accademica incardinata nell’illustre Istituzione presso cui studiano, dividendo un appartamento. Ma dei quattro – solo un Quadrilatero si può proporre per l’iniziazione – uno dovrà suicidarsi per l’eternità degli altri, imparando e insegnando il sacrificio; un altro dovrà essere ammazzato dai suoi stessi compagni, perché comprendano il sangue e il valore della vita.

L’iniziazione è sempre una morte (Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, Bollati Boringhieri, Torino 1976/1999/2008, pagg. 301 e seguenti) e una rinascita (Angelo Brelich, Le iniziazioni, Editori Riuniti University Press, Ariccia-Roma 2008, pagg. 134 e seguenti). L’iniziazione è sempre iniziazione all’eternità (tema approfondito in questa medesima rubrica ne I misteri di Eleusi a cui mi permetto di rimandare).

Ma prima dell’iniziazione, del suicidio e dell’omicidio, il rito dei Custodi della Confraternita dei Teschi esige la purificazione e la perfezione – fisica, alimentare, mentale, erotica. Il lavacro in cui il vecchio sé è sepolto e quello nuovo nasce: per essere neofiti occorre che ognuno dei quattro si mondi dai propri fantasmi – dalle proprie peggiori e indicibili colpe, confessandole e così espellendole per la prima volta dalla esistenza: induzione preterintenzionale al duplice suicidio, appropriazione e plagio sistematico dell’intera opera di un deceduto inedito, incesto, godimento dell’atto omosessuale vissuto e poi negato con ogni forza, represso fino all’ossessione.

Dopo la confessione solo due dei quattro rimarranno in vita – una vita eterna. Ma se uno dei quattro molla, tutto è perduto e vano.

Testo saturo di motivi archetipici; il maggiore tributo a Jung è proprio il Quadrilatero, la Quaternità: dimensione simbolica assunta dal medesimo come fondamento archetipico della psiche umana in cui si esprime «la totalità dei processi consci e inconsci». Base dell’interpretazione junghiana delle metafore alchemiche dove la trasformazione dall’inferiore al superiore percorre l’ordine quaternario del nero, bianco, rosso e oro; della tipologia psicologica strutturata e informata dalla disposizione delle quattro funzioni: pensiero, sentimento, intuizione e sensazione; del simbolismo religioso dove la trinità della tradizione cristiana viene riformulata nella quaternità, ottenuta dando consistenza ontologica al male, che ha – oltre alla visione tradizionale ecclesistico-popolare del diavolo – la sua personificazione iconografica nell’Ombra, individuale e collettiva, il suo correlato psicologico.

L’immensa quantità proposta di frammenti, reperti, testi e riferimenti di ordine storico, mitologico, esoterico e onirico, consente a Jung di dire che la «quaternità è un simbolo del Sé», ossia della totalità psichica – eterna.

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Il libro dei teschi – Robert Silverberg