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Il Mondo di domani. La natura nell’età dell’estinzione | Chris D. Thomas
Aboca Edizioni 2020

Una visione più ottimistica dei cambiamenti ambientali nell’epoca dell’Antropocene.

In questo scenario catastrofico c’è ancora qualcosa di buono? Quali specie abiteranno la Terra in futuro? La presenza dell’uomo sulla terra è solo una minaccia o sul lungo periodo porterà anche dei vantaggi?

Chris D. Thomas, docente all’Università di York e Fellow della Royal Society, risponde a queste e ad altre domande nel suo nuovo libro Il mondo di domani edito da Aboca Edizioni e disponibile dal 23 gennaio in tutte le librerie. E senza negare gli effetti negativi apportati dall’uomo, l’autore opera un allargamento di prospettiva e ricordando come la vita ha sempre saputo diversificarsi e rinnovarsi, propone una visione molto meno pessimistica.

Nell’era dell’Antropocene è certamente lecito piangere le perdite e sostenere che i processi biologici e fisici della Terra portano la firma indelebile dell’umanità. È ormai incontestabile affermare che l’uomo ha avuto un impatto devastante sulla natura del pianeta: ha alterato il clima, acidificato gli oceani, minacciato tutte le specie non in grado di adattarsi e avviato quella che probabilmente sarà la sesta estinzione di massa. I nostri antenati hanno persino cacciato la maggior parte dei più grandi animali terrestri fino a condurli alla scomparsa e ne sono stati sterminati altrettanti attraverso il trasporto di predatori e malattie virulente nei luoghi più dispersi del mondo.

L’ecologo inglese Chris D. Thomas, premiato a livello internazionale per i propri lavori scientifici, prende le distanze da questa visione negativa. In questo scenario catastrofico, sostiene Thomas, si nasconde qualcosa di buono. Numerose specie di piante e animali stanno traendo beneficio dalla presenza dell’uomo e lo fanno aumentando la biodiversità e la velocità evolutiva, due elementi che in questo periodo storico hanno raggiunto livelli di crescita elevati.

Thomas accompagna il lettore in un viaggio avventuroso intorno al mondo per scoprire le creature più intraprendenti che hanno saputo sfruttare le nuove influenze e continuano tutt’ora a sopravvivere: dalla farfalla virgola ai sialia (gli uccellini azzurri), dai bisonti ibridi al pukeko neozelandese. Quello in cui ci troviamo, sostiene Thomas, è un ecosistema in cui il continuo trasporto di animali, piante e persone ha dato vita a delle vere e proprie collisioni biologiche: sarà quindi incontrare negli Stati Uniti e nei prati della Gran Bretagna alcune farfalle che, come i grilli australiani che ora vivono alle Isole Hawaii, stanno sviluppando nuove modalità evolutive per sopravvivere nel mondo alterato dall’uomo.

A 160 anni da “L’origine delle specie” del naturalista inglese Charles Darwin, Chris Thomas mostra nell’epoca dell’estinzione quello che potrebbe aspettarci nel futuro: l’autore con un approccio definito “provocatoriamente ottimistico” ci libera dalle catene del diffuso clima allarmista, invitandoci a riconsiderare il rapporto dell’uomo con la natura e ricordandoci che in fondo “la storia della vita sulla Terra è un cambiamento che non ha mai fine”.

Un libro rivoluzionario che ci sfida a guardare positivamente all’azione dell’uomo sulla natura e a reimmaginare la vita al tempo dell’Antropocene.”

Gaia Vince, autrice di Adventures in the Anthropocene

Chris D. Thomas è un biologo evoluzionista di fama internazionale. Insegna presso l’Università di York ed è Fellow della Royal Society. Ha ricevuto numerosi e importanti riconoscimenti per il suo lavoro scientifico. Questo è il suo primo saggio pubblicato in italiano.


per concessione della casa editrice vi proponiamo la lettura del PROLOGO


Prologo

GUADAGNI E PERDITE

La valle di York e un paesaggio di desolazione ecologica. Nubi fluttuanti si formano con la condensa prodotta dalle torri di raffreddamento di lontane centrali elettriche e sorvolano la pianura.

I campi di grano, orzo e colza si estendono a perdita d’occhio e scompaiono oltre l’orizzonte piatto. Aratri e mietitrebbiatrici avanzano su terre dove un tempo gli orsi bruni fiutavano le prede in foreste primordiali, e il bestiame allo stato brado sguazzava nelle torbiere. E una delle zone d’Inghilterra dove l’agricoltura intensiva risulta più sviluppata e l’Inghilterra e uno dei Paesi più densamente popolati d’Europa.

Eppure, quando osservo questo paesaggio dalla finestra del mio studio, vedo un mondo verde punteggiato da macchie scarlatte di papaveri ondeggianti nella brezza. I fagiani ramati procedono impettiti a caccia di semi caduti al suolo, le arvicole, piccoli topi di campagna, corrono avanti e indietro indaffarate sotto i ciuffi d’erba e gli afidi, mimetizzati nel verde, sgomitano per guadagnare una posizione adatta a succhiare la linfa dalle venature di giovani foglie.

Anche i loro nemici sono in agguato. Le volpi rosse fiutano un pasto a base di fagiano, i gheppi volteggiano vigili per intercettare il minimo movimento di un’arvicola e le pericolose coccinelle asiatiche sembrano pronte a divorare gli afidi. Minuscoli rilievi nel terreno sono indizi della vita sotto terra, dove microbi e funghi decompongono le foglie cadute, e le talpe dalla pelliccia di velluto si nutrono di vermi sabbiosi. Un’arvicola d’acqua sta scavando un buco in un tappeto di crassula che cresce sullo stagno. La valle, apparentemente spoglia, e piena di specie e molte di queste viaggiano per il mondo. Le coccinelle arlecchino provengono dall’Asia, la crassula dalle foglie piccole arriva dalla Tasmania, i papaveri, considerati piante erbacee infestanti del grano, sono originari dell’Europa continentale e i gheppi, che arrivano spontaneamente in queste zone, sono in grado, quando la foresta viene abbattuta, di catturare i roditori, le loro prede. Le talpe sono invece sopravvissute a epoche tumultuose, quando l’antica foresta veniva convertita in terreno agricolo; ora scavano rasente le strade e i prati erbosi. Anche se questi giocatori e lo scenario del loro gioco, ovvero le specie e il loro habitat, sono mutati a causa della presenza degli esseri umani, le basi biologiche sono costanti.

Indipendentemente dalle loro origini, le piante che crescono nei campi, sul ciglio delle strade, nei fossati, nelle siepi e nei giardini, nonché i boschetti sparsi, continuano a catturare l’energia solare e a trasformarla in foglie, rendendo verde il mondo; gli animali si nutrono di piante e semi e a loro volta vengono uccisi e mangiati dagli altri animali. Le piante in decomposizione, gli animali e le feci vengono riciclati come nutrienti, utilizzabili per la crescita dell’anno successivo. Le regole della vita continuano a valere, e ora, salvare l’Homo sapiens e un elemento chiave.

Funziona così dappertutto. Creature familiari hanno preso d’assalto la Terra modificata dall’uomo, siano essi loquaci storni indiani dal becco giallo, che ora sono di casa in Florida, Giappone, Sumatra, Madagascar e Australia, agili topi che hanno iniziato a vivere in Asia per poi diffondersi nelle città e nelle fattorie di tutto il mondo, o arbusti di mughetto australiano e pini californiani, precedentemente in pericolo di estinzione, che adesso stanno crescendo spontaneamente in Africa. A essi si uniscono migliaia di altri mammiferi, uccelli e piante, cosi come microbi, funghi, vermi, lumache, gamberetti, insetti, pesci, rospi e lucertole. L’esile rivolo delle specie1 di successo che sfruttano le opportunità create dall’uomo sta diventando un torrente. In apparenza ci sono tanti vincitori quanti perdenti.

Dobbiamo certamente piangere le perdite. I processi biologici e fisici della Terra già portano la firma indelebile dell’umanità, ed e per questo che gli scienziati si riferiscono ai giorni nostri definendo la nostra epoca Antropocene. Abbiamo convertito un terzo della vegetazione del mondo per la produzione di cibo a uso umano, lasciando uno spazio ridotto per le piante selvatiche e gli animali. Abbiamo alterato i grandi cicli chimici della Terra al di la dei loro limiti storici, abbiamo acidificato gli oceani e modificato il clima dell’intero Pianeta, minacciando tutte le specie non in grado di adattarsi. I nostri antenati hanno cacciato la maggior parte dei più grandi animali terrestri fino a condurli all’estinzione e ne abbiamo sterminati altri trasportando voraci predatori e malattie virulente persino nelle isole più remote.

(…)

E di vitale importanza acquisire una visione ampia, considerando tutti i dati, se vogliamo trarre conclusioni in qualche modo in contrasto con il “paradigma del declino biologico” che predomina tra gli ecologisti, gli ambientalisti e i conservatori. Così, in questo libro, ci imbarcheremo in un tour intorno al mondo attraverso i vari continenti e le isole lontane, visitando i luoghi dove le mie ricerche mi hanno portato negli ultimi decenni (ai cambiamenti negli oceani faro solo dei brevi cenni, per cercare di mantenere questo volume a una lunghezza gestibile e perché non e il mio settore di competenza). Il nostro viaggio includerà le foreste tropicali piene di zecche e sanguisughe, le alte e gelide montagne, arcipelaghi oceanici invasi da specie aliene e territori ormai convertiti alla produzione di cibo, e ciascun ambito avrà la propria specifica storia umana. Traggo anche spunti da una letteratura scientifica più ampia, basata su ricerche che sono state svolte in una ulteriore ampia gamma di luoghi sparsi su tutta la Terra. Questo e importante perché viviamo in un mondo globalizzato: le nostre emissioni di gas serra surriscaldano il clima ovunque; consumiamo cibo e usiamo legname che può essere stato prodotto sull’altra faccia del Pianeta e le specie vengono trasportate sulla scia di questi movimenti. Abbiamo bisogno di una prospettiva veramente globale per comprendere le ramificazioni delle nostre azioni.


Si ringrazia per la concessione Aboca Edizioni

Titolo originale dell’opera: “Inheritors of the Earth”

Traduzione dall’inglese: Laura Calosso

Copyright © 2017 Chris D. Thomas

Copyright © 2019 Aboca S.p.A Società Agricola, Sansepolcrdo (Ar)


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Il Mondo di domani. La natura nell’età dell’estinzione | Chris D. Thomas