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In difesa della natura selvaggia 
Marco Sioli

Eleuthera, 2025

Non è mai sufficiente parlare di natura selvaggia senza comprendere perché questa riflessione sia necessaria. In difesa della natura selvaggia di Marco Sioli apre con l’immagine di una canzone delle Maustetytöt, due sorelle finlandesi che sognano un paesaggio spogliato dei suoi alberi, una terra di ceppi e pietre dopo il passaggio dei boscaioli. Lì si colloca la domanda di fondo: che cosa significa oggi wilderness, quando le foreste sono ridotte a merce e il legame con le origini appare tranciato? La scelta di non tradurre “wild” con “selvatico” ma con “selvaggio” indica subito la direzione. Non si tratta solo di alberi spontanei o animali liberi, ma di un concetto stratificato che dalle radici bibliche del deserto all’Eden perduto, fino alle foreste primarie minacciate dall’avanzare delle città, ha sempre oscillato tra spazio di prova e spazio di libertà.

Nel saggio “Beyond the Campfire’s Light”1 George Stankey cita Roderick Nash (Wilderness and the American Mind), secondo cui “wilderness” è comparsa quasi trecento volte nell’Antico e nel Nuovo Testamento come sinonimo di deserto e waste, “luoghi posti ai margini della civilizzazione, in cui una persona poteva perdere e ritrovare la propria fede”

Lì nasce la doppia immagine che ancora oggi ci accompagna: da un lato la wilderness come “cursed ground” di espiazione, dall’altro come luogo di preparazione e di rivelazione, dove Mosè guida il popolo per quarant’anni o Gesù resiste per quaranta giorni alle tentazioni di Satana. Questa ambivalenza — luogo di demoni e luogo di purificazione — è rimasta inscritta nelle culture occidentali. Sioli, nell’introduzione, ricorda che la parola “wilderness” porta con sé significati antichi che vanno dall’origine biblica del termine per rappresentare il deserto all’idea di paesaggio perfetto, l’Eden. E aggiunge un’altra sfumatura: con l’avanzare dell’urbanizzazione la wilderness diventa anche invenzione culturale, parco urbano o Jurassic Park, ordine malvagio o natura che irrompe distruttivamente nella vita umana.

In questo quadro vorrei aggiungere l’assonanza con “will”: la wilderness non come residuo passivo, ma come volontà caparbia della terra di restare selvaggia, un’energia autonoma che resiste alle logiche di domesticazione. Questa idea di volontà del selvaggio consente di accostare la dimensione semantica a quella etica: così come il pensiero ecologico contemporaneo cerca di riconoscere agency e diritti agli ecosistemi, così la parola stessa suggerisce che il selvaggio non è solo oggetto di cura ma soggetto di azione.

L’itinerario che Sioli ricostruisce segue le vite e i pensieri di Thoreau, Olmsted, Muir e Leopold, quattro figure che incarnano modalità diverse di rapportarsi alla wilderness. Thoreau, con il suo esperimento di Walden, pratica una forma di resistenza individuale al capitalismo industriale, baratto e tempo liberato per leggere e scrivere2. Olmsted reintroduce la wilderness nello spazio urbano, trasformando marcite fangose in parchi pubblici accessibili, veri dispositivi sociali di libertà3. Muir trasforma la sensibilità trascendentalista in impegno politico, dal Sierra Club alle campagne per i parchi nazionali, e si interroga sul futuro delle montagne: “Taglierà tutti gli alberi per fare navi e case?”4

Leopold infine porta il discorso oltre la conservazione, formulando una Land Ethic che estende la comunità morale a suolo, acqua, piante e animali. “When we see land as a community to which we belong, we may begin to use it with love and respect” (Aldo Leopold Foundation); e in A Sand County Almanac Leopold aggiunge: “A thing is right when it tends to preserve the integrity, stability, and beauty of the biotic community. It is wrong when it tends otherwise”5.

Questa lettura consente di tracciare un parallelismo tra il selvaggio della natura e il pensiero ecologico. Come la foresta resiste alla pianificazione totale, così l’ecologia radicale resiste alle semplificazioni utilitaristiche. Entrambe esprimono una “volontà” di complessità, di interconnessione, di processi non lineari. In questo senso la wilderness non è solo tema dell’ecologia ma suo modello: sistema aperto, policentrico, in cui le specie (e le idee) convivono senza gerarchie fisse. A mio avviso, è in questo quadro che possono essere collocate anche le derive più radicali dell’ambientalismo, dall’ecoanarchismo di Abbey all’ecologia sociale di Bookchin: approcci che rimettono in discussione la relazione tra ambiente e persone, invitando all’impegno diretto e non mediato6.

La storia che emerge anche dal testo di Stankey aiuta a comprendere come il concetto di wilderness sia un prodotto culturale. Le foreste germaniche descritte da Cesare e Tacito come regno della barbarie, i miti medievali del “fuori dal cerchio del fuoco” popolato da mostri, la scoperta del Nuovo Mondo vissuta come incontro con un “empire of Antichrist” e al tempo stesso come rifugio della Chiesa riformata: tutto questo costruisce una memoria collettiva in cui wilderness e civiltà non sono solo opposti ma termini di un’ambivalenza. Non è un caso che l’idea di parco nazionale nasca nell’Ottocento, quando la wilderness sta diventando scarsa e l’urbanizzazione consente di guardarla da lontano con sentimento e non più con paura (Stankey, cit.). Questo passaggio segna una rivoluzione: da “neutral stuff” privo di valore a risorsa definita politicamente, un bene comune tutelato da leggi federali e da movimenti civici.

In questo senso In difesa della natura selvaggia non racconta semplicemente una tradizione americana, ma offre strumenti per leggere il presente. La recente Nature Restoration Law europea rappresenta un esempio contemporaneo di come un’idea etica possa tradursi in vincolo giuridico e azione concreta. Il regolamento impone agli Stati membri di adottare misure di restaurazione su almeno il 20% del territorio terrestre e marino dell’UE entro il 2030, con l’obiettivo di estenderle progressivamente a tutti gli ecosistemi che necessitano interventi entro il 2050. Per gli habitat in cattivo stato, la legge prevede traguardi vincolanti di ripristino del 30% entro il 2030, del 60% entro il 2040 e del 90% entro il 20507. Così come Muir e il Sierra Club spinsero il governo federale a istituire i parchi nazionali, oggi le istituzioni europee cercano di rinaturalizzare gli ecosistemi degradati. Il nodo resta lo stesso: passare dal concetto alla prassi, dall’etica alla legge, senza perdere la dimensione partecipativa e conflittuale.

Quello che emerge, alla fine, è una narrazione intrecciata di luoghi, parole e pratiche. La wilderness di cui parla Sioli non è un Eden nostalgico ma una categoria critica: spazio di volontà e di resistenza, di prova e di rigenerazione. Il selvaggio non è solo ciò che dobbiamo proteggere, ma anche ciò che nel pensiero ecologico sfida gli schemi consolidati e suggerisce nuove forme di convivenza. Parlare oggi di wilderness significa riconoscere che la natura non è semplice scenario ma comunità di cui siamo parte, e che il pensiero ecologico, come la foresta, cresce meglio dove non tutto è già stato tracciato.

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1. George H. Stankey, “Beyond the Campfire’s Light: Historical Roots of the Wilderness Concept”, Natural Resources Journal, vol. 29, n. 1, inverno 1989, pp. 9-24, Regents of the University of New Mexico – School of Law.

2. Henry David Thoreau, Walden; or, Life in the Woods, 1854.

3. Frederick Law Olmsted, Public Parks and the Enlargement of Towns, 1870.

4. John Muir, Our National Parks, 1901; testo integrale disponibile su https://www.sierraclub.org/john-muir/works.

5. Aldo Leopold, A Sand County Almanac, Oxford University Press, 1949.

6. Edward Abbey, Desert Solitaire, 1968; Murray Bookchin, The Ecology of Freedom, 1982.

7 “Nature Restoration Law” su Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Nature_Restoration_Law; “EU passes law to restore 20% of bloc’s land and sea by end of decade”, The Guardian, 17 giugno 2024, https://www.theguardian.com/world/article/2024/jun/17/eu-passes-law-to-restore-20-of-blocs-land-and-sea-by-end-of-decade.

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L’introduzione al libro si può leggere al LINK https://www.eleuthera.it/files/materiali/sioli_natura_selvaggia_indice_introduzione.pdf

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In difesa della natura selvaggia di Marco Sioli

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