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LA VITA CHE BRILLA SULLA RIVA DEL MARE
Rachel Carson
Le piante e gli animali che popolano i litorali rocciosi, le spiagge sabbiose e le barriere coralline
Aboca Edizioni 2022 

Titolo originale dell’opera: The Edge of the Sea (1955)
Traduzione dall’inglese: Isabella C. Blum
Disegni di Bob Hines

Rachel Carson è una figura cruciale del Novecento. È una delle più importanti antesignane degli odierni movimenti ambientalisti. Gli esseri umani hanno un enorme debito di riconoscenza nei suoi confronti, e se ci addentreremo nel ventiduesimo secolo come specie, in parte lo dovremo a lei. Santa Rachel, ovunque tu sia, grazie.” – Margaret Atwood

 per gentile concessione di Aboca Edizioni, pubblichiamo un estratto dal libro


Capitolo 2

MODELLI DI VITA LUNGO LE COSTE

La storia dei primordi della vita, così com’è scritta nelle rocce, è straordinariamente sfocata e frammentaria, e quindi non è possibile dire quando gli esseri viventi iniziarono la colonizzazione dell’ambiente costiero, e nemmeno indicare una datazione precisa per la comparsa della vita. Le rocce depositate come sedimenti nella prima metà della storia della vita, nell’era Archeozoica, sono state da allora alterate, fisicamente e chimicamente, sia dalla pressione di migliaia di metri di strati sovrapposti, sia dall’intenso calore delle regioni profonde in cui sono rimaste confinate per buona parte della loro esistenza; solo in alcuni luoghi, per esempio nel Canada orientale, sono esposte e quindi accessibili allo studio; peraltro, ammesso che una chiara documentazione della vita sia mai stata registrata in queste pagine della storia geologica, ormai è stata cancellata da tempo.

Le pagine che seguono rocce risalenti a diverse centinaia di milioni di anni successivi, un’era nota come Proterozoica sono quasi altrettanto deludenti. Vi si trovano immensi depositi di ferro, forse formatisi con l’aiuto di certe alghe e di batteri. Altri depositi – strane masse globulari di carbonato di calcio – sembrano opera di alghe secernenti calcio. In queste rocce, presunti fossili o impronte evanescenti sono stati identificati, non senza incertezze, come spugne, meduse o artropodi, ovvero creature con esoscheletri duri e arti articolati; gli scienziati più scettici o prudenti, però, ritengono che queste tracce abbiano un’origine inorganica.

All’improvviso, dopo le prime pagine con le loro testimonianze incomplete, un’intera sezione della storia sembra essere andata distrutta. Le rocce sedimentarie che rappresentano milioni di anni mai narrati del pre-Cambriano, sono scomparse: perse a causa dell’erosione oppure, forse, trascinate dai violenti cambiamenti occorsi sulla superficie del pianeta in siti che oggi si trovano sul fondo degli abissi marini. È per via di questa perdita che nella storia della vita esiste una lacuna apparentemente incolmabile.

La scarsità delle testimonianze fossili nelle rocce più antiche e la perdita di intere sezioni di sedimenti sono probabilmente legate alla natura chimica del mare e dell’atmosfera primordiali. Alcuni specialisti ritengono che l’oceano del pre-Cambriano fosse povero di calcio o che, quanto meno, non vi fossero le condizioni che permettono e favoriscono la secrezione di conchiglie e scheletri contenenti tale elemento. Se così fosse, i suoi abitanti dovevano avere un corpo in massima parte molle che quindi non fossilizzava facilmente. Secondo la teoria geologica, fattori quali una gran quantità di diossido di carbonio nell’atmosfera e la sua relativa carenza nelle acque del mare avranno influenzato i fenomeni naturali di erosione, così che le rocce sedimentarie del pre-Cambriano andarono probabilmente incontro a cicli ripetuti di erosione, dilavamento e risedimentazione, con conseguente distruzione dei fossili.

Quando la registrazione riprende all’incirca mezzo miliardo di anni fa, nelle rocce del periodo Cambriano – vi compaiono all’improvviso, ben formati e in pieno sviluppo, tutti i più impor- tanti gruppi di invertebrati (compresi i principali abitanti delle zone costiere). Troviamo spugne e meduse, vermi di ogni tipo, qualche semplice mollusco gasteropode simile alle chiocciole, e artropodi. Anche le alghe abbondano, benché non compaiano piante superiori. Comunque sia, in quei mari del Cambriano il piano fondamentale di ciascuno dei grandi gruppi di animali e piante che oggi popolano le coste era stato quanto meno impostato, ed è lecito supporre – con buone evidenze – che 500 milioni di anni fa la striscia compresa tra le linee di marea avesse come minimo una generale rassomiglianza con la zona intertidale presente nello stadio attuale della storia della Terra.

Anche se probabilmente non sapremo mai che aspetto avessero, possiamo supporre anche che almeno nei precedenti 500 milioni di anni quei gruppi di invertebrati così ben sviluppati nel Cambriano stessero evolvendo da forme più semplici. Può darsi che gli stadi larvali di alcune specie oggi viventi somiglino a quegli antenati di cui la terra sembra aver distrutto, o non conservato, i resti.

Disegni di Bob Hines

Nei mari, durante le centinaia di milioni di anni trascorsi dall’alba del Cambriano, la vita ha continuato a evolvere. I gruppi fondamentali presenti in origine hanno generato suddivisioni, sono comparse nuove specie e molte delle forme primordiali sono uscite di scena mentre l’evoluzione ne produceva altre, più adatte a soddisfare le richieste del loro ambiente. Tra le creature primitive del Cambriano, alcune hanno oggi dei rappresentanti poco cambiati rispetto ai loro remoti antenati ma si tratta di eccezioni. L’ambiente costiero, con le sue condizioni difficili e mutevoli, è stato un banco di prova in cui l’adattamento perfetto e preciso è condizione indispensabile per la sopravvivenza.

Lungo la costa, tutta la vita passata e presente –, per il fatto stesso di esistere lì, dimostra d’aver affrontato con successo la realtà del proprio ambiente: sia le imponenti realtà fisiche del mare, sia le sottili relazioni che legano ciascun essere vivente alla sua comunità. I modelli di vita creati e plasmati da tali realtà si mescolano e si sovrappongono dando luogo a un quadro generale di straordinaria complessità.

Il fatto che i fondali bassi e l’area intertidale consistano di massi e scogliere rocciose, oppure di ampie distese di sabbia, o ancora di barriere coralline, determina il modello di vita che vi si osserva.

Amphitrite (policheta terebellide), un verme che vive in anfratti fangosi tra le rocce.

Una costa rocciosa, anche se battuta dai frangenti, consente alla vita di esistere allo scoperto sia grazie ad adattamenti per aggrapparsi alle superfici stabili fornite dalle rocce, sia ad altri dispositivi strutturali utili a dissipare la forza delle onde. Le prove visibili della presenza di esseri viventi sono ovunque: un rivestimento variopinto di alghe, cirripedi, mitili e gasteropodi ricopre le rocce, mentre forme più delicate trovano riparo in fratture e crepacci oppure strisciando sotto i massi. La sabbia, d’altro canto, costituisce un substrato di natura instabile, cedevole e in costante movimento, le cui particelle sono incessantemente sollevate dalle onde, così che poche creature riescono a stabilirsi o a mantenere le proprie posizioni sulla sua superficie o nei suoi strati superiori. Tutte le altre si sono trasferite più in basso, e la vita nascosta delle coste sabbiose scorre all’interno di tane, cunicoli e camere sotterranee. Una costa dominata dalla barriera corallina, infine, è necessariamente calda, giacché la sua esistenza è resa possibile da correnti oceaniche tiepide che determinano il clima in cui i coralli stessi possono prosperare. Le barriere, vive o morte che siano, forniscono una superficie dura alla quale gli esseri viventi possono aggrapparsi. Coste del genere somigliano per certi versi a spiagge bordate da scogliere rocciose, ma con le differenze introdotte dalla stratificazione di sedimenti calcarei.

Clypeaster subdepressus (riccio di mare), un animale che vive sulla sabbia

La fauna tropicale delle coste coralline, tanto varia, ha quindi sviluppato speciali adattamenti che la distinguono da quella che si rinviene sulle rocce di origine minerale o nella sabbia. Poiché la costa atlantica americana comprende esempi di tutti i tre tipi di litorale, i diversi modelli di vita legati alla natura della costa stessa vi sono illustrati con splendida chiarezza.

Esistono poi anche altri modelli, che vanno a sovrapporsi a quelli dettati dalle caratteristiche geologiche fondamentali. Le creature che abitano nella zona dei frangenti sono diverse da quelle insediate in acque tranquille, anche se si tratta di membri della stessa specie. In una regione interessata da forti maree, la vita si dispone in bande o zone successive, dalla linea dell’alta marea a quella delle maree più basse; tali zone sono tuttavia oscurate là dove l’azione delle maree è smorzata, oppure sulle spiagge sab- biose dove la vita si sposta sotto la superficie. Le correnti poi, modificando la temperatura e distribuendo gli stadi larvali delle creature marine, creano un altro mondo ancora.

Le realtà fisiche della costa atlantica americana sono tali che, di nuovo, chi ne osserva le forme di vita vi ritrova dispiegata quasi con la chiarezza di un esperimento scientifico ben pianificato – una dimostrazione degli effetti modificatori delle maree, delle onde e delle correnti. Il caso vuole che le rocce a settentrione, dove la vita scorre allo scoperto, si trovino nella regione della Bay of Fundy, teatro di alcune delle maree più imponenti al mondo: qui, le zone della vita create dalle maree hanno la semplice incisività descrittiva di un disegno. Sulle coste sabbiose, poi, giacché le zone tidali sono oscurate, è possibile osservare gli effetti dei frangenti. Infine, la punta meridionale della Florida non è visitata né da intense maree, né da onde potenti: si tratta di una tipica costa corallina, costruita dagli animali dei coralli e dalle mangrovie che si moltiplicano e si diffondono in acque calde e tranquille un mondo i cui abitanti, portati dalle correnti oceaniche, sono arrivati dalle Indie Occidentali e replicano così la strana fauna tropicale di quella regione.

Al di sopra di tutte queste configurazioni, poi, ve ne sono altre ancora, create dall’acqua del mare, che offre o trattiene il cibo, portando sostanze chimiche potenti che, nel bene come nel male, influenzano la vita di tutti gli esseri con cui vengono in contatto. Sul litorale la relazione di una creatura con il suo ambiente circostante non è mai questione di un singolo rapporto di causa ed effetto; ogni essere vivente è legato al suo mondo da molti fili intrecciati che formano il delicato disegno del tessuto della vita.

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La vita che brilla sulla riva del mare | Rachel Carson

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