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macbook-336704_960_720«È possibile raccontare una storia al cospetto dell’universo? Come è possibile isolare una storia singolare se essa implica altre storie che la attraversano e la ‘condizionano’ e queste altre ancora, fino a estendersi all’intero universo? E se l’universo può essere contenuto in una storia, come si può da questa storia impossibile staccare delle storie che abbiano un senso compiuto?»

(Lezioni americane, Italo Calvino).

Scrivere non è obbligatorio. Scrivere per pubblicare lo è ancora meno, ma se siete intenzionati a farlo, chiedetevi se avete in mente una storia che valga la pena di essere raccontata. Fatto? Chiedetevelo di nuovo. Cosa intendete per valerne la pena? Se la risposta è una delle seguenti [mi serve a scopo catartico; è la storia di un mio parente; ho scritto per avere traccia di ciò che mi accade], non è detto che la motivazione sia sbagliata, ma occorre che la vostra storia sia costruita in maniera da risultare interessante per i lettori, che la sua struttura e la scelta degli eventi da rappresentare siano frutto di riflessione.

Ancora, stile e lessico devono essere adatti alla storia raccontata e al narratore (onnisciente? Interno? Inattendibile?) e le voci dei personaggi devono suonare naturali (a meno che non siano intenzionalmente innaturali).

Insomma: non ci sono regole generali che vadano bene per tutte le storie, ma il solo scrittore non può avere una visione oggettiva e completa di tutti gli aspetti da mettere a punto prima di consegnare la sua storia al pubblico.

Carlotta Susca

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Scrivere non è obbligatorio