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Sulla scrittura, dialogo con gli scrittori: Rubrica Tips di Scrittura

Intervista a Tiziano Fratus

Tiziano Fratus abita in una piccola casa ai margini del bosco, medita, legge, scrive e ascolta la natura. Nel suo peregrinare ha esplorato le foreste maestose per cucire i capitoli di una storia umana, arborea e spirituale e ha coniato concetti quali Homo Radix, Dendrosofia e Bosco itinerante. In California ha perlustrato i più vasti, alti e annosi alberi del pianeta, in Giappone ha visitato templi, canfori millenari e isole-foresta, in Italia incontra i patriarchi vegetali presenti nelle città, nei boschi, nelle riserve, sulle montagne e nei giardini storici. In vent’anni di scrittura e labòrio ha composto silvari, collezioni di alberografie, quaderni di meditazione, raccolte di poesie, romanzi forestali e fiabelve gotiche. Fra le sue opere si ricorda Giona delle sequoie (Bompiani). Sito: Studiohomoradix.com

Quali ritieni possano essere i segreti, tecnici e non, fondamentali per la scrittura?

Non appartengo agli scienziati della scrittura. Secondo me la scrittura è un animale selvatico che cresce, cambia, da cui impari, spesso, e a cui insegni, ogni tanto. Un animale molto prepotente, che ti invade e ti lavora dentro e tu sei li che cerchi di comandarlo, di disciplinarlo, di capirlo. Di innervarti, a tuo modo.

Scrivere aiutandosi con uno schema o in modo libero?
Ogni opera è un tassello distinto. In poesia si segue una traccia, che comunque si modifica nel tempo. Se scrivi saggistica, quel che io chiamo silvari, si seguono altri intrecci. La memoria, la conoscenza, l’esplorazione, l’immaginazione. E ovviamente cambia ancora se scrivi una storia, un romanzo o un racconto gotico. Ogni volta impari qualcosa di nuovo. E ogni volta ricominci quasi da zero. Facendo tesoro di quel che diceva Cristina Campo: tutti viviamo di stelle spente.

Quante ore al giorno dedicare alla scrittura?
Varia a seconda del periodo. Scrivo quasi tutti i giorni. Quando sono dentro una scadenza o dentro un lavoro posso scrivere anche cinque o sei ore al giorno. Però poi si scrive anche quando non si scrive, perché l’ispirazione lavora a modo suo. Magari facendo una passeggiata, magari avendo un confronto con un amico; magari riguardando un vecchio film o magari ascoltando musica.

Si corregge durante o solo alla fine?
Sempre. Anche prima, se possibile…

Volendo definire un metodo efficace quale ti sentiresti di proporre per la narrativa? e per la poesia?
Leggere molto e non accontentarsi mai.

Come si interagisce e quando con un editor?
Si interagiste molto con un editor quando l’opera è nata o quando il libro sta per acquistare una forma. Dipende poi anche dagli editor: secondo me i migliori editor sanno ascoltare, ti consigliano, non ti vogliono indirizzare ma ti aiutano a districare. Purtroppo molti editor invece non sanno ascoltare affatto: si vogliono invece imporre. O peggio, vogliono imporre un’idea loro, che non di rado non c’entra nulla. Peggio ancora quando pensano all’esito ultimo del libro, alla sua utilità. Un disastro! Ed è un peccato. Perché si perdono tempo ed energie per far uscire poi qualcosa che si pone un obiettivo di vendita e non è un’opera libera e ispirata. Bisogna starci molto attenti e non farsi superbi. Ma non è facile, ovviamente, non è scontato, non è naturale.

Quali consigli daresti a un esordiente?
Si esordisce ad ogni nuovo libro. Ogni volta dovrebbe essere come la prima, o come l’ultima. Ma ci abituiamo a seguire un comportamento. Comunque resto fedele al motto: cerca di fare del tuo meglio, ogni santo giorno.

Alcuni scrittori mettono la scrittura in relazione con il “camminare” cosa ne pensi?
Che è una buona relazione. Condivido. Ma capisco anche chi preferisce restare in studio, a casa, in città. Non ci sono regole da seguire per forza. Camminare a me piace e mi piace farlo in luoghi che hanno mantenuto una certa naturalità, per quanto possibile. I miei amati alberi secolari. Ma ogni tanto è bello anche farsi compagnia con le persone, le vie, i negozi, i musei, la città.

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