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a-pietre-rovesciateA PIETRE ROVESCIATE | Mauro Tetti
Tunué 2016

Una scrittura ritmata e viene da pensare: qual è l’origine del ritmo, chi lo scandisce? Un cantastorie, un musicista di notte nascosto nel fondo di un vicolo? Lasciamo perdere, accantoniamo la bussola, la curiosità. Ignoriamo il puntiglio. È il modo migliore per librarsi nella lettura, entrare nel racconto ipnotico, scandito da strofe e ritornelli. Serve accettare l’invito, la danza, seguire il fuoco e il resto viene da sé. Forse un giorno il colore che sbiadisce rivelerà il disegno preparatorio, il reticolo. Quali sono le pietanze, gli ingredienti del banchetto allestito per noi da Mauro Tetti? Viene da incartarsi in domande, letture, ma intanto un colpetto sulla spalla ci indirizza: prosegui una riga alla volta, cogli parole singole nell’incedere medianico, cristalli minuscoli in cui sei riflesso, non ti aggrappare ai cavi di sicurezza, accetta la poesia come dono sbilenco, ali di libellula, polvere d’oro, ammucchia a tuo piacimento perché un giorno qualcuno, o il caso, appronterà un crogiolo e una forma.
Il paese di Nur (la stessa parola Nur vuol dire pietra preziosa) galleggia nel tempo, risultano spiazzanti le sue coordinate, si sa che sta dentro l’isola e la sua fondazione è ancestrale. Dai tetti ai ciottoli della strada, dal camposanto al canale puzzolente, è un rimestare di vita, passioni, l’insieme è come un vortice che risucchia materia fertile, che rumina e proietta nello spazio siderale eccedenze di realtà, gesti come pietre, tradizione e cronaca locale, l’alternarsi di facce, storie e maschere che si impastano sul crinale dei secoli.
Giana e il suo innamorato ascoltano le parole dell’anziana Dora, favole travolgenti, spinose, e in particolare Giana accoglie il dono della narrazione come abbraccio sostanziale, trasfusione e appagamento. Nel repertorio creativo di nonna Dora – trasmissione orale solo apparentemente esplosa, a ruota libera, nella realtà rituale preciso e funzionale come da elaborazione alchemica – il paese affonda e si eleva fra polvere e torri del sublime, teatro incarnato da regine avide, rinsecchite, e principesse dolenti, pronte al sacrificio in nome della bellezza o del sacrificio stesso. I due innamorati, fra televisori nei salotti e nelle discariche, auto sportive, pixel dell’odierno, si attaccano come cuccioli affamati al seno misterioso della vita, succhiano il nutrimento che prepara all’amore e alla guerra (tu devi avere paura del sole, del vento e della pietra: del sole che acceca, del vento che spinge, della pietra che uccide). Lungo i sentieri di Nur si alternano personaggi indimenticabili, mitici, un po’ borderline: Lucia Rabbiosa, la reietta del paese, Mustafa, il ladro di lavoro, Nonno Eliseo noto Trattore, dolcezza bruta e goffa, ancora una volta Giana, più dolce dell’aria della sera, “se Giana voleva la quiete, io l’avrei inseguita ovunque, trovata per lei.”
Mauro Tetti non solo ha scoperto il ritmo, la musicalità, ha lasciato che il vulcano eruttasse il succo della terra, dove ogni parola ha dimensioni e margini, il disincanto ha potere sulle cose. L’ispirazione, il messaggio, sono in superficie, orgogliosamente a mostrarsi, a stupire, ma pronti a ritornare in profondità, a intenerirsi, a rovistare nell’humus abissale. Gratta il meccanismo del racconto e delle anime, la percezione è di un dente smangiato, di una fenditura fra la melodia delle stagioni e le suddivisioni elaborate da un’umanità avvilente.
Con ardimento A PIETRE ROVESCIATE descrive la caduta rovinosa del mondo e lo fa con naturalezza: il soffio mistico è contaminato dalla frenesia dell’accumulo, corrotto dalla difesa del podere. A tratti il bellissimo romanzo di Mauro Teti (cagliaritano, nato nel 1986, al suo esordio per la casa editrice Tunué) sembra il libro più antico che ci sia, sradicato per eccesso di vento, di tempesta, inciso sulla carta assomiglia a una profezia, a una dichiarazione d’amore… “Così ho immaginato nonna Dora raccontare storie tristi mentre le lenzuola schioccavano al vento. E ho visto Giana nuda davanti allo specchio che mi dice di non guardare. E i miei occhi spiare le ombre del corpo attraverso le dita. E una notte di vento in cui le stelle tramontavano sulla schiuma del mare, e tutto mi sembrava svanire nel nulla. Non percepivo più la forma del mio volto, le gambe si arrendevano e mi sembrava di cadere svenuto. La terra ha preso a vibrare come se volesse crepare. I miei sensi percepivano un fischio, il fragore gelido di una potente bomba. Poteva essere la prima bomba all’idrogeno su Nur”.


Nota biografica

Mauro Tetti è nato nel 1986 e vive a Cagliari. Ha pubblicato racconti su Flanerí, Inchiostro e altre riviste. Nel 2011 ha vinto il Premio Masala con il monologo Adynaton. A pietre rovesciate, vincitore del Premio Gramsci per inediti, è il suo primo romanzo.

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A pietre rovesciate | Mauro Tetti

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