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Le poesie che vi proponiamo di seguito sono incluse nella raccolta Dendrarium, di Alexander Shurbanov (Fogli di Via, 4) Musicaos Editore a cura di Valentina Meloni, traduzioni di Valentina Meloni, Francesco Tomada


Redazione ZEST

La raccolta del poeta Alexander Shurbanov è un dialogo diretto con l’essenza della natura, con figure ataviche e radicali come gli alberi, la cui vita sulla terra è nuda e vera allo stesso tempo, non esente da dolori e patimenti come la quella degli uomini. Vita botanica e vita umana si intersecano e si nutrono a vicenda, non meno importanti i fatti della storia di tutti i giorni che passano nei fotogrammi della quotidianità e si fanno radici di sentimenti, forti, intensi come le grandi piante della Bulgaria, di cui il poeta si fa portavoce lirico.


BALLATA DEL TIGLIO BULGARO

Un liutaio americano
(pizzetto, occhiali rotondi),
è apparso alla televisione bulgara
raccontando di come si fosse sposato
e stabilito in questo paese,
perché non esisteva albero più adatto
a costruire un violino
del tiglio bulgaro.

Uno o due secoli fa,
un monaco nel monastero di Rila
intagliò dallo stesso tiglio bulgaro
una croce coperta di scene bibliche,
fino a diventare cieco dal lungo scrutare.
Ma la sua croce continua a darci gioia.

A giugno le nostre città sono avvolte
in un profumo soprannaturale,
mentre il più odoroso dei tigli, il bulgaro
erompe nella fioritura.
Le api si affollano in sciami,
desiderose di raccogliere nettare prezioso
per il dolce miele che stilla
solo dall’autentico tiglio bulgaro.

Anche gli zingari lo soverchiano avidamente,
spargendo in terra i suoi rami,
cavalcandoli e spogliandoli nella speranza
di guadagnare velocemente un penny onesto
come raccoglitori di fiori di tiglio.
Quando hanno finito e se ne sono andati,
la scena somiglia a un luogo di massacro.

Ed ecco che l’Americano esce
dopo lunghe ore in studio, felice
di camminare un po’, quando di colpo si ferma,
sollevando gli occhi e fissando pietrificato
il tiglio bulgaro profanato,
mentre sulla sua faccia un passante osserva
una perplessità assolutamente non bulgara.

A BALLAD:

THE BULGARIAN LINDEN

An American luthier
(small goatee, round spectacles),
appeared on Bulgarian television
telling us how he had married
and settled in this country,
because there was no fitter tree
to make a violin from
than the Bulgarian linden.

A century or two back,
a monk in Rila Monastery
carved of the same Bulgarian linden
a cross covered with Biblical scenes,
until he went blind from long squinting.
But his cross remained to give us joy.


In June our towns are enveloped
in an unearthly scent,
as this most fragrant Bulgarian linden
bursts into blossom.
The bees overwhelm it in swarms,
eager to gather priceless nectar
for the sweet honey that is drawn
only from the genuine Bulgarian linden.

The Gypsies too overwhelm it avidly,
scattering its boughs on the ground,
straddling and stripping them in hope
of soon earning an honest penny
from the linden bloom collecting station.
When they are done and gone at last,
the scene looks like a site of massacre.

Now the American comes out
after long hours in the studio, glad
to walk a little, but he suddenly stops,
lifting his eyes and staring transfixed
at the befouled Bulgarian linden,
while on his face a passerby can see
a thoroughly un-Bulgarian perplexity.

*

SONO IN PACE CON GLI ALBERI.

Dopo che una battaglia si è conclusa
torno da coloro
che mi sono alleati
quelli che non mi deluderanno.
E loro invariabilmente mi salutano con canti di uccelli.
Gli alberi non si aspettano nulla da me.
Il loro amore è fraterno,
silenzioso e poco esigente.
Non rammento di aver fatto nulla
per cui dovrei meritarlo.

I AM AT PEACE WITH TREES.

After a battle’s over,
I come back to them
as to allies,
who will not let me down.
And they invariably greet me with birdsong.
The trees expect nothing from me.
Their love is brotherly,
silent and undemanding.
I don’t recall doing anything
that might deserve it.

*

ERA UNA BELLA GIORNATA
e il cielo di un Aprile chiaro.
Il ciliegio
indossò
il suo copricapo di merletto bianco,
e mille pensieri alati
presero a cinguettare
sulla sua ariosa chioma.
Il ciliegio
non si sforzava di essere
una palma o un baobab.
Era contento
di essere un ciliegio,
il quale arrivato il suo momento
avrebbe appeso due pendenti rossi
su ciascuna delle sue orecchie,
due gocciole dal suo cuore.
Siccome non aveva nulla da fare
quella mattina,
il ciliegio se ne andò
a passeggiare in cielo.


THE DAY WAS CHEERFUL
and the sky was April clear.
The cherry tree
donned
its white lace hat,
and a thousand winged thoughts
started chirruping
in its breezy head.
The cherry tree
did not strain to become
a palm or a baobab.
It was content
to be a cherry tree,
which when the time came
would hang two red globules
on each of its ears,
two drops from its heart.
As it had nothing to do
this morning,
the cherry tree was going
for a stroll in the sky.

*

CLANDESTINI DI FORESTA IN CITTÀ.

Non riuscendo
a conquistarla assalendola,
ora la foresta
tranquillamente
entra in città in punta di piedi.
Lungo ogni strada e viale gli alberi
si stringono in silenzio,
appoggiandosi a muri di pietra
e accerchiando tacitamente
il cuore della città
nel loro inarrestabile assedio.

Vero,
sono più umili ora.
Hanno imparato
a osservare la distanza necessaria.
Non si riuniscono più in grandi gruppi,
formano invece linee ordinate da cordoli
piegando ogni piccola radice sottostante,
in modo da non danneggiare la pavimentazione liscia.
Da anni ormai
nessun uccello più si posa
sui loro rami potati –
tranne i passeri
(se possono contare come uccelli).

Ma doveva andare così.
La vita è impossibile senza compromessi.
E ogni fine giustificherà i suoi mezzi.
Per quanto possa essere dispersa,
piegata
e ferita
alle sue nuove maniere urbane,
la foresta alla fine si è intrufolata in città,
la foresta ce l’ha fatta, lenta ma sicura,
la foresta ha vinto,
la foresta…

Se questa
si può chiamare ancora
una foresta.

THE FOREST SNEAKS INTO TOWN.

Having failed
to conquer it by storm,
now the forest
quietly
tiptoes into town.
Along each street and avenue
the trees squeeze in noiselessly,
leaning against stone walls
and tacitly surrounding
the very heart of town
in their relentless siege.

True,
they are humbler now.
They’ve learned
how to observe the necessary distance.
No longer do they gather in large groups,
forming instead neat lines by kerbstones
and folding each little root underneath,
so that it won’t damage the smooth pavement.
For ages now
no bird has ever perched
on their trimmed branches –
except the sparrows
(if they can count as birds).


But that was how it had to be.
Life is impossible without compromise.
And every aim
will justify its means.
Scattered as it may be,
bent
and inured
to its new, urban ways,
the forest after all has sneaked into town,
the forest has succeeded,
slow but sure,
the forest has won,
the forest…

If this
can still be called
a forest.

*

LA MORA È SCONTROSA.

Le sue numerose spine
sono cresciute contro il mondo intero –
non osare toccarla!
È scontrosa.
Sembra aver sofferto.
Ma prima che cada la neve,
dal profondo del suo cuore
si allunga con entusiasmo
con tutte le sue braccia e armature,
offrendo le sue bacche
in ampie manciate
a tutti i passanti.
Queste bacche semplici
non sono attraenti per gli occhi
ma per il gusto
sono dolci e profumate,
e un tantino
aspre sulla lingua.
Come un amore inconfessato
che è rimasto in silenzio troppo a lungo.

THE BLACKBERRY IS PEEVISH.

Her numerous spikes
are raised against the whole world –
don’t dare to touch her!
She’s peevish.
She appears to have suffered.
But before the snow falls,
from the depth of her heart
she reaches out eagerly
through all her arms and armour,
offering her berries
in ample handfuls
to all passersby.
These simple berries
hold no attraction for the eyes
but to the taste
they are sweet and fragrant,
and a tiny bit
tart on the tongue.
Like an unspoken love
that has been mute too long.

traduzioni di Valentina Meloni

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CONDIVISIONE

La donna abbracciava
il vecchio albero robusto,
premendogli addosso il proprio corpo,
parlandogli
senza sosta, amichevolmente.
In silenzio –
solo muovendo le labbra.
L’albero restava lì placido,
e ascoltava.

SHARING

The woman embraced
the huge old tree,
pressing her body to it tightly,
talking to it
continuously, confidentially.
Mutely –
with her lips only.
The tree stood quietly,
and listened.

Traduzione di Francesco Tomada


Alexander Shurbanov nato a Sofia (Bulgaria) nel 1941, è un poeta, traduttore, saggista, critico letterario e professore universitario, nonché dottore honoris causa nelle Università britanniche del Kent e del Surrey. È autore di sedici libri di poesia, tra le sue più recenti pubblicazioni Primosole (English and Bulgarian versions, Sofia, 2016), Paesaggio invernale con corvo (antologia in lingua macedone, Struga, 2016), Dendrarium (Sofia, 2017; versione inglese, 2019).

È il traduttore bulgaro dei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, delle tragedie di Shakespeare, del Paradiso perduto di John Milton e della sua tragedia I nemici di Sansone, delle poesie di Dylan Thomas e di numerosi altri poeti anglofoni.

Nel 2020 sono state pubblicate in Bulgaria le sue traduzioni del Romeo e Giulietta di William Shakespeare e del Manfred di George Gordon Byron. Per oltre quarant’anni, Shurbanov ha insegnato Letteratura Inglese presso l’Università di Sofia e ha pubblicato numerosi libri di critica sia in patria che all’estero. È stato insignito della Medaglia d’Onore dell’Università di Sofia, del Premio Nazionale “Hristo G. Danov” per il suo contributo alla cultura.


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Ecopoesia: Dendrarium | Alexander Shurbanov

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