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Ecopoesia:  FELIX HUGO NOBLECILLA PURIZAGA


intervista e traduzione di Massimo D’Arcangelo

Dalle onde dell’oceano Pacifico sporge un viso benevolo, è il volto di Félix Hugo Noblecilla Purizaga . A Tumbes i bambini e la popolazione lo conoscono per le sue favole e le poesie che parlano di animali e rispetto per una natura contaminata dalla corsa all’oro e dal disboscamento illegale, che distrugge le foreste dell’America Latina.

I versi di Félix offrono uno spunto ecocentrico, e ci parlano di un territorio che vuole mantenere intatto il proprio habitat. Le parole sondano il terreno e i fondali marini, generando un linguaggio semplice e immediato. La libellula, la balena, i grilli, le rane, i salmoni, i gorilla vengono collocati in un immaginario poetico dove è possibile ripercorre la loro esistenza, spesso infelice, risvegliando così in noi la parte primitiva della nostra sensibilità; un esercizio di empatia necessario in un mondo inautentico dove si dilata la distanza sincera con la natura.

Come sei arrivato all’Ecopoesia? Qual è stato il punto di partenza?

Ho sempre vissuto a contatto con la natura. Da piccolo mi divertivo ad arrampicarmi sugli alberi, facevo il bagno nel fiume. A mano a mano che crescevo notavo che l’espansione urbana faceva scomparire gli alberi della mia infanzia, allora è iniziata la tristezza e la preoccupazione per la mia terra. Questo sentimento non aveva ancora un legame diretto con l’ecopoesia, sebbene sicuramente nel subconscio risiedeva la sua origine.

In seguito ho deciso di studiare pedagogia e sono diventato professore di scienze naturali. Come primo lavoro ho insegnato in una scuola che aveva sede in una zona periferica della città, frequentata da bambini che lavoravano per contribuire al sostentamento delle proprie famiglie. In quel periodo raccolsi le prime relazioni sulle questioni ecologiche e realizzai che  la maggior parte di esse erano di fatto molto limitate. Decisi allora di scrivere racconti su questo tema. Nacque così il racconto El Cangrejo Ermitanō (Il paguro) e in seguito Los Tordos Parasítos (I tordi parassiti), nella cui trama erano inclusi i resoconti ecologici su mutualismo, commensalismo, parassitismo e altro ancora; gli studenti leggevano e poi rispondevano ad una serie di domande, in questo modo impararono meglio e superarono le prove, identificandosi inoltre con i personaggi del racconto e in particolare con il paguro che supera le difficoltà per sopravvivere.

Questo mi ha dato una chiara dimostrazione del potere che ha la letteratura, ovvero quello di conquistare spazi della mente e del cuore delle persone e, in questo caso, dei bambini.

Nel 1989 l’Associazione Peruviana di Letteratura Infantile e Giovanile ha indetto un concorso nazionale di racconti e poesie per bambini dove presentai il mio racconto El Cangrejo Eremitano che vinse il primo premio. Nel 1990, decisi di pubblicare un opuscolo intitolato Cuentos Ecológicos, che comprendeva i racconti menzionati sopra.

Così ebbe inizio la mia produzione letteraria, con la narrativa prima che con la poesia.

Adesso scrivo anche favole, poesie per bambini, indovinelli, dei componimenti poetici in quarti che si usano nel nord del Perù, specialmente nelle zone rurali, articoli per giornali e riviste, tutto nel segno dell’ecoletteratura. Per questo posso dire di essere un ecoscrittore.

Parallelamente al mio lavoro d’insegnante iniziai a studiare con maggiore interesse la biodiversità della mia regione, percorrendo quasi tutti gli ecosistemi, imparando la vita degli animali e delle piante (specialmente degli uccelli), scattando inoltre molte foto e godendo a pieno della bellezza dei boschi e delle molteplici relazioni ecologiche, come l’adattamento ai diversi ecosistemi, le migrazioni, i comportamenti riproduttivi etc. Ma vidi anche come gli ecosistemi venivano devastati dall’espansione agricola finendo per intaccare i boschi e la fauna; la pescicoltura rase al suolo buona parte della zona litorale delle mangrovie e le petroliere sporcarono il mare e le miniere, i fiumi.

Questo è stato ciò che mi ha dato l’impulso per scrivere poesia ecologica, visto che in questo genere letterario il testo è più corto e rende più agile la lettura, oltre al fatto che mi piace molto la poesia.

Parliamo della definizione di Ecopoesia. Cos’è per te l’Ecopoesia?

Considero ancora difficile definire l’ecopoesia, ma potrei dire che è una forma poetica il cui messaggio desta nel lettore una riflessione riguardo alle aggressioni attualmente perpetrate ai danni dell’ambiente, motivandolo ad un’azione in sua difesa.

Dentro questa accezione generale credo che si possa parlare di due ambiti, uno per il quale sono richieste le conoscenze di base delle scienze ambientali, come l’ecologia e la biologia, e un altro per il quale non sono necessarie.

Nel primo caso potremmo citare come esempio una poesia dedicata a una tartaruga dove vengano messe in risalto immaginariamente le sue caratteristiche morfologiche e il suo comportamento, come la sua lenta andatura o la sua apparente tristezza. In questo caso potremmo considerarla una poesia naturalistica.

Ma se la poesia descrive la caratteristica vita della tartaruga – le sue straordinarie migrazioni, la contaminazione del suo habitat marino, l’invasione umana nelle spiagge dove depone le uova – questo introduce il lettore in tutto quel mondo di relazioni ecologiche con la speranza che assuma una posizione in difesa di questa specie, se questo accade allora possiamo dire di aver letto una ecopoesia per la quale è necessaria la conoscenza della vita delle specie. Dunque possiamo definirla come una fusione tra le scienze ambientali e poesia.

Tuttavia l’ecopoesia contempla anche di casi in cui non è necessario studiare in profondità i temi ambientali, ovvero quando accadono fatti evidenti e dolorosi, come la deforestazione e la triste caduta degli alberi, la contaminazione dell’acqua e dell’aria,  la congestione dei tessuti urbani etc. Questi eventi possono fornire temi alla Poesia, ma bisogna aggiungere che essa non deve insistere solo sulla narrazione negativa ma deve motivare il lettore ad essere parte attiva in difesa della natura.

In entrambi i casi scriverne non motiva ancora la maggior parte dei poeti, sia per la necessità di studio sia per il coinvolgimento emotivo alle cause ambientali che il tema comporta.

Nel panorama letterario del tuo Paese, il Perù, chi pensi siano attualmente gli ecopoeti più significativi? Sono presenti nel territorio editori interessati all’Ecopoesia?

Non conosco ancora esponenti significativi in Perù, e nemmeno editori interessati all’ecopoesia. Vi sono invece poeti che all’interno della loro produzione generale hanno manifestato interesse su alcuni aspetti della tematica ambientale, come la contaminazione mineraria dei fiumi o il disboscamento. Ma che io sappia, non vi è nessuna loro opera interamente legato alla pratica dell’ecopoesia.

Credo che questo sia dovuto al fatto che rappresenta una genere letterario di recente sviluppo e che, come si è detto, necessita di un approfondimento.

In un mondo così complesso e pieno d’ingiustizie, cosa senti di dire a chi ti ascolta? Come può l’uomo migliorare il legame con il mondo che lo accoglie?

La crisi socio economica e ambientale è ogni giorno più forte. Quello che voglio dire a chi mi ascolta o legge è che bisogna svegliarsi prima che sia troppo tardi; per questo è importante iniziare questo lavoro sin dall’infanzia, raccontare nuove storie. Alla nostra generazione hanno insegnato,  attraverso i racconti fantastici, ad aver paura del lupo per la sua ferocia, dell’aquila che rapisce i bambini. Ora è il momento di insegnare che nel mondo animale e vegetale vi sono comportamenti della mente e dello spirito più elevati. Mettendo in evidenza questi fattori il bambino guarderà gli ecosistemi e la biodiversità con gli occhi della conservazione e non dello sfruttamento.

La poesia può  fare qualcosa e darci speranza?

Credo di sì, quello che dobbiamo fare è cercare i meccanismi attraverso i quali la poesia riesca ad arrivare agli occhi delle persone e farla uscire dalla campana di vetro nella quale è stata riposta dai poeti accademici che rifiutano la poesia prodotta dalla gente comune, declassandola.

E come ho già detto, nella risposta precedente, bisogna iniziare dall’infanzia poiché il linguaggio poetico e l’arte in generale risvegliano sentimenti di solidarietà, pace e integrazione.

Ricordo che a metà degli anni ’90 il Perù e l’Equador iniziarono a suonare i loro tamburi di guerra, preannunciando un conflitto. Noi, poeti delle frontiere di entrambi i Paesi (io vivevo nella città di Tumbes, proprio al confine con l’Equador), ci riunimmo in una manifestazione che chiamammo Encuentro de poetas y escritores sin fronteras” (Incontro di poeti e scrittori senza frontiere) ed elaborammo insieme un manifesto che rifiutava la guerra. Questa azione motivò anche i commercianti e  gli autisti, che iniziarono a organizzare le loro manifestazioni a cui poi si unì il resto della popolazione e in poco tempo si firmò un accordo di pace definitivo tra i due Paesi fratelli. Questo è un esempio di come i poeti, con la loro poesia inclusiva e portatrice di pace, siano stati una leva determinante per quell’accordo.

Se guardi al futuro, cosa vedi?

Sono sincero nel dire che vedo un panorama desolante. La voracità e l’avidità umane, continuano a distruggere i boschi e a contaminare le acque. Il riscaldamento della Terra mostra i suoi effetti negativi sulle popolazioni, rendendo vittime soprattutto i più indifesi come i bambini.

Ecco perché continuo, ogni volta con maggiore impegno, a proporre un’azione comune. Per questa ragione ho creato nella mia città con grande sforzo, essendo una delle zone meno frequentate in campo culturale rispetto al centralismo di Lima (capitale del Perù), un evento letterario che ho chiamato Festival  Mundial de la Ecopoesía organizzato da l’Unión Mundial de Poetas por la Vida, movimento letterario che nacque coniugando le idee della poetessa Wilma Borchers, proveniente dal Cile, con la finalità di generare una coscienza ambientale a partire dall’ecopoesia. Quello che sembrava impossibile è oggi alla dodicesima edizione. In tutti questi festival abbiamo piantato alberi e abbiamo integrando la città ecuadoriana di Arenillas. Parallelamente al festival organizziamo concorsi mondiali di ecopoesia e pubblichiamo libri. Il nostro evento è servito affinché in altri festival venisse incluso il tema ambientale e durante alcuni altri si piantassero alberi.


POESIA D’AMORE

Voglio scrivere una poesia d’amore e vengono fuori
uccelli e insetti.
Farfalle multicolori
sorvolano la mia penna:
mi sollevano,
mi avvolgono,
mi ergono.

Provo più tardi e vengono fuori
campi desolati,
visi assetati,
ossa riarse.

Voglio scrivere una poesia d’amore
e tutta l’anima del mondo esplode nel mio cuore.
Salmastro un fiume si dirama dinanzi ai miei occhi.

da Espacio para el mañana. Ecopoesia.

 

MONOLOGO NEL BOSCO

Mi piacciono le poesie che aprono le gabbie
e incoraggiano il ritorno degli stormi,
quelle che piantano alberi
e rimboscano i cuori

Mi piacciono le poesie che nascono tra le foglie cadute,
irradiano l’epopea dei bruchi
e applaudono il raduno dei grilli

Mi piacciono le poesie che hanno odore di madrigale,
quelle che si disperdono nell’aria delle montagne,
e conservano la perseveranza del seme

Mi piacciono le poesie che come pioggia fresca
fermano l’eco degli spari
e difendono il sorriso della mattina.


TRANSETTO

Ci stiamo abituando
a camminare tra le macerie,
a celebrare la banalità
a disseminare stelle
negli occhi degli affamati.

L’aria pura è un ricordo
che riposa in fondo
a un bosco senza domani.

Un manto d’acqua oleosa
soffoca il canto delle balene.

Osserviamo la caduta dei giorni
seduti sul bordo
di un precipizio.

 

RESILIENZA

Tutto quello che abbiamo creato
per cesellare il disegno della natura è fittizio,
la diga e il salto inerte dei salmoni,
la fuoriuscita di petrolio e l’agonia dei cormorani,
le segherie e l’esilio degli uccelli,
la città e il fumo interminabile delle discariche,
gli zoo e la catena perpetua dei gorilla,
la rivoluzione verde e il silenzio lacerante dei grilli,
le prove  nucleari e il loro preambolo di morte.

La terra palpita solo per se stessa
prima o poi
si sbarazza
di chi pretende sottometterla.

 

REQUIEM PER UN LEONE MARINO SULLA SPIAGGIA

Lì restava inerte
la tua magia di invincibile nuotatore.
Chi ti ha spinto verso il mondo delle tenebre?
Corpi estranei nel tuo regno blu?

Sinistri arpioni traditori?
Agonizza la sinfonia delle onde,
la brezza del mattino è oggi irrespirabile.

Il tuo enorme corpo grigio
è un inutile massa putrefatta.

L’ennesimo sigillo
dell’insensatezza umana
che ancora non vogliamo comprendere.

da Espacio para el mañana. Ecopoesia.

UOMO GRIGIO

Il mio cuore l’ha progettato
una città quadrata,
batte al ritmo dei semafori.
Scorrono nelle sue arterie
autobus, vetrine
e sagome impetuose.
Gli uccelli multicolori
non solcano il suo spazio grigio,
non conoscono il profumo
del bosco
né sanno delle fragili libellule.

Il gracidare delle rane
si estinse all’ombra
dei clacson.


Felix Hugo Noblecilla Purizaga (Tumbes, 1958), ecopoeta e scrittore peruviano, docente di sicenze naturali. Ha pubblicato Creaciones literarias ecológicas (1990), El sueño del cocodrilo (narraciones y poemas de autores de Tumbes (1998), La ecología de Tumbes (1995), Fábulas Tumbesinas (2006), Espacio para el mañana. Ecopoesia (2009). È fondatore e organizzatore del Festival Mundial de Ecopoesía, giunto quest’anno alla XII edizione.

Massimo D’Arcangelo, ha pubblicato “Intatto. Intact. Ecopoesia. Ecopoetry” (La Vita Felice, 2017), un libro di ecopoesia bilingue italiano-inglese scritto in contrappunto con Anne Elvey e Helen Moore, una collaborazione internazionale che mette in luce le prospettive ambientali di luoghi geografici distanti tra loro (Italia, Inghilterra, Australia) legati dalle medesime preoccupazioni ecologiche.

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Ecopoesia: intervista a Felix Hugo Noblecilla Purizaga