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1455115782082grandemondopiccolopianete_copertina__630x879Grande mondo, piccolo pianeta
La prosperità entro i confini planetari
di Rockström Johan
illustrazioni di Mattias Klum
Edizioni Ambiente

La Terra è circondata, colpita da ogni direzione, troppe foreste disboscate, troppi pesci pescati, molte le specie animali che si estinguono.

Armi potentissime minacciano la Terra e ne stanno compromettendo gli equilibri. Nel tiro a segno planetario si incrociano gas serra, acidificazione degli oceani, avvelenamento da sostanze chimiche.

Siamo passati dall’essere un piccolo mondo su un grande pianeta all’essere un grande mondo su un piccolo pianeta, un ribaltamento prospettico rapidissimo, reale, avvenuto nell’arco di due generazioni, e il futuro, ora più che mai, richiede azioni tempestive che spingano Politica ed Economia a considerare finalmente il parametro Natura come imprescindibile.

Intelligenza, creatività e tecnologia rappresentano l’impulso necessario per invertire i trend negativi a partire dai problemi più urgenti, come il cambiamento climatico, l’eccesso di azoto e fosforo e la perdita di biodiversità.

È tempo di voltare pagina, innescare nuove prospettive di benessere, come ci ricordano Johan Rockström e Mattias Klum in “Grande mondo, piccolo pianeta”, volume in cui scienza, immagini e narrazione si intrecciano a mostrare le ferite aperte nel tessuto connettivo della Terra, ma anche le possibilità e le occasioni offerte da un nuovo e ragionevole paradigma di sviluppo.

Johan Rockström è a capo del gruppo di scienziati che ha definito il concetto dei confini planetari.

Si tratta di nove soglie che si riferiscono a processi o fenomeni che, in un ambito interconnesso, garantiscono la stabilità e il funzionamento della Terra.

Ogni soglia è definita dalla presenza di valori che se superati compromettono l’integrità dei processi a cui si riferiscono.

Come guidare di notte su una strada tortuosa che costeggia uno strapiombo – esemplificano gli autori per descrivere l’idea alla base dei confini planetari – e quello che più ci serve è un guardrail ben visibile per evitare di avvicinarsi troppo al ciglio della strada… “Questi confini non ostacolano la crescita o lo sviluppo, proprio come i guardrail che costeggiano una strada piena di curve non rallentano gli automobilisti. Servono per evitare gli incidenti”.

Ad oggi abbiamo già superato tre confini, misura dello stato in cui versa il pianeta e segnale di allarme che dovrebbe attivare una vera e propria rivoluzione in campo energetico, nel settore agricolo, nei sistemi di trasporto e nell’edilizia.

Occorre un cambiamento di mentalità in grado di riconnettere le persone con la natura, la società con la biosfera e il genere umano con la Terra, serve deviare dal meccanismo insostenibile azionato dalla Rivoluzione Industriale, piattaforma di “progresso” dalla quale i sistemi politici ed economici hanno perseguito senza remore i loro interessi, depredando la natura come se le risorse che ne garantiscono la sopravvivenza fossero illimitate e rigenerabili all’infinito.

Ma è anche doveroso essere realistici – ricordano gli autori del libro uscito in Italia per Edizioni Ambiente – poiché per cambiare la visione collettiva in direzione della sostenibilità potrebbe servire una generazione, e avremmo dovuto iniziare già molto tempo fa.

Antonia Santopietro

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Grande Mondo, piccolo pianeta