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p1020498-e1271548071539Abbiamo avuto il piacere di intervistare Božidar  Stanišić curatore del romanzo L’isola di Selimović Meša – Bordeaux Edizioni e recensito da noi qui.

Che scrittore era Selimović? Come va collocato nella letteratura europea del Novecento?

È della ‘razza’ delle penne irripetibili; lo colloco alla verticale semantica dei narratori del Novecento che non risparmiavano niente e nessuno, a partire da sé stessi. Alle pagine della letteratura europea più raffinata e specifica del Novecento Meša Selimović (1910-1982) ha contribuito con i romanzi Il derviscio e la morte, La fortezza e L’isola. È uno di quegli esempi che essenzialmente negano la solita qualificazione sulle letterature del ‘centro’ e delle ‘periferie’ alle quali appartiene anche quella serba e le altre letterature degli slavi meridionali.

L’isola è un romanzo uscito nel 1974 ma sembra trascendere luoghi e tempi, tocca dilemmi contemporanei, forse universali… come è possibile? È giusto pensare che così deve essere la grande letteratura o L’isola ha in sé un segreto, un impulso proprio, originale?

Forse negli ultimi 5000 anni non sia cambiato nulla di essenziale né nell’anima, né nella mente umana? Se ‘qualcosa’ fosse cambiato davvero, il senso universale dell’arte e della letteratura, in particolare del romanzo, probabilmente sarebbe scomparso … La grande letteratura, se mettiamo da parte casi singoli, da sempre viene scritta da personaggi – eviterei di dire ‘grandi’ – coscienti che prima debbono essere uomini e poi artisti. Penso che ciò faceva parte dell’essere dì Selimović, uomo e scrittore. Il ‘segreto’ forse sta in quella parte iniziale della via di ogni scrittura sui generis, cioè nel dare l’impronta della semplicità a tutto ciò che viene osservato dallo scrittore. Ed è certamente una semplicità apparente, un sinonimo della profondità.

In che modo L’isola può essere ritenuta parte integrante della trilogia che comprende anche i romanzi Il derviscio e la morte e La fortezza? Lei stesso nella postfazione all’edizione pubblicata da Bordeaux ha scritto che il lettore potrebbe avere l’impressione di trovarsi di fronte ad un romanzo scritto da mano diversa.
La mano è diversa solo nello stile di Selimović – pare che la sua volontà di realizzare un tema contemporaneo l’abbia portato a più di qualche cambiamento stilistico, ma gli interrogativi sono rimasti
gli stessi. Credo che la chiave della trilogia stia nel chiedersi se le isole esistono davvero. Il suo derviscio si isola vivendo da monaco mussulmano; voleva proteggere sé stesso dal passato e dalle incertezze e dai pericoli del mondo circostante, ma non ci riuscì. Ne La fortezza il suo Ahmet Šabo, uomo semplice che sogna di passare serenamente la vita e restare moralmente pulito, trova la sua nell’amore reciproco con una donna. Il romanzo L’isola pare sia più esplicito nell’impostazione della domanda ‘esiste una vera isola?’, però è tematicamente più ramificato. E ciascuno dei 19 racconti di quest’opera porta in sé uno specchio non illusorio.

Sempre nella postfazione viene riportata una considerazione di Selimović per cui “La politica è sedotta dalle leggi dello sviluppo della società, la letteratura è ammaliata dal destino. La politica si basa su fede e fermo ottimismo; la letteratura su scetticismo e trepidazione.” Sono pensieri che vanno considerati inscindibili dalla biografia dell’autore o (ancora una volta) sono in grado di svelare e tradurre contesti contemporanei?
Questa riflessione, scritta da Selimović nei tempi del comunismo jugoslavo e pure dell’Est europeo, non ha perso nulla della sua attualità e distingue in modo netto l’
homo politicus da l’homo poeticus. Niente da fare? La domanda è retorica – non c’è niente da fare, è così. Basta ascoltare i ‘cari nostri’, in Europa e altrove – non solo a volte il loro linguaggio sembra creato in qualche ministero dell’ottimismo. Le vera letteratura non fugge dallo scetticismo e trepida come la canna di Pascall, però è pure una canna di resistenza umana.

Selimović dichiarò prima dell’uscita de L’isola, in un periodo complesso dal punto di vista politico e sociale, di appartenere (nonostante provenisse da una famiglia musulmana della Bosnia) alla letteratura serba. Perché questo orientamento? Quali furono le conseguenze di questa scelta?
È stata una sua scelta libera, certamente in un momento considerato sinora storico della Jugoslavia di Tito. Ivo Andrić, croato della Bosnia, si dichiarò scrittore serbo … Mak Dizdar, poeta bosniaco importante quanto Selimović scrittore, aveva scelto l’appartenenza alla letteratura croata. A mio avviso, in questi e in alcuni altri casi, si trattava del loro sentirsi più vicini alle fonti più decisive per la loro formazione artistica e culturale. Il resto sono state e sono solo strumentalizzazioni, per nulla importanti per le loro opere. Recentemente in Bosnia è stato pubblicato un libro contro Selimović, un insieme di idiozie e ignoranze. Però, anch’esso ormai fa parte della subcultura nella mia ex patria come fattore dominante dagli anni novanta in poi.

Qual era il rapporto di Selimović con la religione? In che modo “classificava” il mistero dell’esistenza, le tracce di un senso profondo (e anche di un non senso) che permeano le pagine de L’Isola?
Ahimè, magari fossi saggio per rispondere in modo laconico!
Meša era e si dichiarava ateo, ma non nel senso di qualcuno che porta la bandiera con lo scritto ‘abbasso le religioni’. Però, mai si staccava dai libri sacri e conosceva particolarmente bene il Corano e, a mio avviso, il Vecchio Testamento. Per Selimović questi rappresentavano le fonti aggiuntive anche per la percezione del suo destino e del vivere con e fra gli altri. Anche se è fondamentale il suo pensiero sulle religioni come fortezze (‘e lo sono tutte’), lo stesso vale per le ideologie, e tutto torna all’interrogativo basilare: essendo religiosi oppure essendo atei quanto siamo umani? Entrambe, quando diventano dogmi, cancellano le vie verso gli altri, negano amicizie, relazioni, amori. Mentre scriveva Il derviscio e la morte, Meša sprofondava nel Dostojevskij e nella Bibbia. In una delle sue interviste – e tutte sono saggi veri e propri – egli notò l’importanza della lettura del romanzo di Thomas Woolf Angelo, guarda il passato. E tutto, infatti, portava Selimović all’interrogativo ‘dove è tuo fratello’. E lo scrittore non riesce a rispondere come Caino. Quella voce di Dio, nel senso più antico e più implicito, segue anche Ivan, protagonista de L’isola … Egli, solo apparentemente ‘uomo comune’, nel romanzo diventa Atlante e ciascuno dei lettori capirà a modo suo quanto sono larghe e forti le sue spalle che provano a portare il peso dell’esistenza … Per caso siamo all’universale leggendo questo scrittore europeo?


 

Biografia di Božidar  Stanišić

Nato a Visoko, Bosnia, si è laureato in filosofia nel 1978.  Ha insegnato nel Liceo di Maglaj fino al 1992 quando fugge dalla guerra civile in Bosnia rifiutandosi di indossare qualunque tipo di divisa.  Arriva in Italia e trova la sua residenza a Zugliano dove si ferma  con la famiglia e vive tuttora. In Bosnia è stato attivo sul piano culturale collaborando con Radio-Sarajevo nell’analisi e presentazione di scrittori jugoslavi ed europee e  su riviste jugoslave, ha scritto saggi e curato recensioni di libri e delle mostre e rassegne artistiche.
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Intervista a Božidar Stanišić