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SELIMOVIC-Lisola-PIATTO1-300x467L’isola | Meša Selimović 
Postfazione di Božidar Stanišic
Traduzione di Dunja Badnjević e Manuela Orazi
Bordeaux Edizioni 2016

Marito e moglie, anziani, vivono su un’isola senza nome nel lato orientale dell’adriatico. Si proiettano brandelli di malinconia, frustrazioni per un passato che secerne rimpianti… lei poteva fare la musicista, lui l’uomo politico, ma adesso sono soli, poveri, i figli lontani.

“La noia si trascina nel cortile, come un vecchio gatto, striscia svogliatamente in tutti gli angoli, puzza di sfinimento.”

Astio e sindrome da accerchiamento, paura della vacuità, la luce estiva non dà tregua e come a schermarla un riflesso accogliente: la donna estrae un tenero artiglio, affronta il disprezzo del marito e apre l’involucro dell’anima, si veste di nero e va ad ascoltare le parole del pope.

Lui afferma l’inutilità dell’azione ma poi – ironia della sorte – l’incanto gli tende un tranello: si trova a passare davanti alla chiesa nei pressi di un convento di monache, una brezza consolante lo sorprende ma dura soltanto il tempo di un pisolino…

“Si sedette su una panca al centro della chiesa, sommerso dalla musica che lo inondava da tutte le parti. Suonavano mani delicate e nostalgiche, un organo nascosto da qualche parte sul coro della chiesa […] aveva dormito un dolce

sonno per più di mezz’ora. Si stirò con piacere, ricordando i bei sogni. No, non ricordava i sogni, ma l’atmosfera serena, assolata che li ammantava. Come se fosse stata una domenica festiva o un giorno di festa.”

I giorni regalano eventi inaspettati, forse immagini: cavalli allo stato brado rubati alla montagna per farne commercio, una donna sconosciuta sulla spiaggia, la comparsa di un giovane nipote viaggiatore e filosofo… i giorni faticosamente trascorrono: funerali, giovani che emigrano, delfini che trasformano la baia in un campo di battaglia.

Meša Selimivoć (uno dei maggiori autori del Novecento europeo) costruisce con “L’isola” (pubblicato nel 1974) un’esperienza sensoriale. Non si tratta soltanto di un romanzo, di una sequenza di racconti, ma carta, inchiostro e parole coinvolte in un processo osmotico, fulmineo, che infiamma i sensi. Non è soltanto descrizione del paesaggio, è accomodamento misterioso degli elementi. I protagonisti Ivan e Katarina, gli uomini e le donne dell’isola, ondeggiano nell’aria, danzano con me, alcuni di loro minacciano i notabili del villaggio e io posso sentire la loro rabbia, mi fermo ad ascoltare un anziano parlare delle sue malattie, ormai non ha più altro da raccontare…

Romanzo edito per la prima volta in Italia da Bordeaux Edizioni, “L’isola” completa la trilogia che comprende anche “Il derviscio e la morte” e “La fortezza”. È un’opera composta da 19 capitoli non compiutamente organici tra loro, anelli di una catena apparentemente fragile, tenuta assieme dalla sofferta e sorprendente esistenza di Ivan e Katarina, da elementi preziosi, naturali, dalla stessa isola sotto il cui cielo – come scrive Božidar Stanišic nella postfazione – alla fine, quando si perdono le lontananze e il tempo, rimane solo un librarsi, una sospensione…

Credo rimanga anche la durezza di dover accettare infine i propri limiti, l’incapacità di lasciare un segno, anche piccolo, nella storia di un uomo, di milioni di uomini, la frustrazione di Ivan per non essere in grado di replicare, senza copiare, un atto minimo e illuminante come quello di uno sconosciuto che scrive “COME STAI?” sulla pietra bianca di una fontana.

Paolo Risi

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L’isola | Meša Selimović, un grande romanzo