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di Antonia Santopietro

La figura di Sonja in Delitto e Castigo è riconducibile all’atto di confessione di Raskol’nikov del delitto dell’usuraia e del processo di redenzione. Questo personaggio femminile nell’economia dell’intero romanzo nasce ed esordisce in sordina, con il suo fisico smunto, il suo essere insignificante, l’ultima degli ultimi. E’ la figlia di Marmeladov,  disoccupato ed alcolista, costretta a prostituirsi è piena di una carità cristiana e di una compostezza dell’anima che eleva chi le passa accanto.

Alla sua forza interiore, a questa enorme energia mistica femminile, Dostoevskij consegna le chiavi del processo di trasformazione di Raskol’nikov per via di “amore”, che gli consentirà di non perdersi nel suo “scisma” esistenziale.

Sappiamo che il romanzo non è per definizione un romanzo d’amore quanto piuttosto la sublimazione in finzione scenica della visione filosofica cosmica di Dostoevskij, delle questioni epocali legate al rapporto tra Dio e l’umanità. Il dilemma tra il bene e il male, colpa e redenzione, risolto attraverso il dolore, del calarsi addosso le scelte universali. Romanzo “polifonico”, come lo definisce Bachtin, in cui i personaggi rappresentano ampi spazi a tutto tondo di risoluzione e rappresentazione umana di ogni piega dell’anima.

Ebbene, questo romanzo si conclude con una delle scene d’amore, a mio avviso, più vibranti e sotteranee della letteratura, un lirismo d’amore e di “terra” come considero la commistione di emotività d’amore e passione (pathos) che attraverso il dolore evolve nella rivisitazione delle proprie certezze e dei propri drammi, per affidarsi totalmente all’altro, e al suo cammino. E’ per amore che Raskol’nikov si allontana da sé, da quella parte terribile di sé che lo aveva reso debole, per approdare alla sua verità, per avvicinarsi al mondo.

E’ la dimostrazione che l’amore può “spostare”, che può aprire altre possibilità in noi, trovare le nostre verità, darci il senso. Non è amore se “ci lascia come ci ha trovato”.

Vi ripropongo il passo finale, Raskol’nikov dopo la confessione sta scontando la sua pena in Siberia, Sonja è vicina a lui, lo ha seguito fin lì e vive nella stessa città dove si trova la prigione.

Di nuovo, era una giornata tiepida e serena. Di buon mattino, verso le sei, Raskòlnikov andò a lavorare sulla riva del fiume, dove era stata impiantata una baracca per triturare e cuocere l’alabastro…. Raskòlnikov uscì dalla baracca e raggiunse la riva del fiume, dove sedette sui tronchi accatastati accanto alla baracca e si mise a guardare la corrente, ampia e deserta… laggiù era come se il tempo si fosse fermato, come se non fossero ancora passati i secoli di Abramo e delle sue greggi. Raskòlnikov, seduto, fissava quel panorama senza distoglierne lo sguardo; dai pensieri passava alle fantasticherie, alla pura contemplazione; non pensava a nulla, eppure una strana angoscia lo agitava tormentandolo. A un tratto, si trovò accanto Sònja. Si era avvicinata pian piano e gli si era seduta accanto. Era ancora molto presto, il freddo del mattino non s’era ancora attenuato. Lei indossava il suo povero vecchio mantello e quel tale scialletto verde. Il suo viso mostrava ancora i segni della malattia: era più magro, più pallido, più affilato. Gli sorrise dolcemente, piena di gioia, ma, come al solito, gli tese la mano quasi con timore. Gliela tendeva sempre così, con timidezza, e a volte non gliela tendeva affatto, come prevedendo che lui l’avrebbe respinta. Lui la prendeva, di solito, quasi con avversione; in genere la accoglieva con una specie di stizza, e spesso non apriva bocca durante tutta la visita. Allora, lei sentiva quasi paura di lui, e se ne andava profondamente addolorata Questa volta, invece, le loro mani non volevano sciogliersi; egli le lanciò una rapida occhiata, non disse niente e abbassò lo sguardo. Erano soli, nessuno li vedeva. La guardia di scorta, in quel momento, guardava da un’altra parte. 

Nemmeno lui, poi, avrebbe saputo dire com’era accaduto. A un tratto si sentì come afferrato e gettato ai piedi di lei. Piangeva, e le abbracciava le ginocchia. Dapprima Sònja si spaventò a morte, il viso le si fece d’un pallore mortale. Balzò in piedi e lo guardò tremando; ma subito, in quello stesso istante, capì tutto. Nei suoi occhi brillò una felicità infinita; capì, e per lei non ci fu più alcun dubbio: egli l’amava, l’amava immensamente: alla fine, quel momento tanto atteso era arrivato…

Avrebbero voluto parlare, ma non potevano. Avevano le lacrime agli occhi. Tutti e due erano pallidi e magri, ma sui loro volti sbiancati dalla malattia splendeva già la luce di un futuro diverso, di una completa rinascita, di una vita nuova. Li aveva risuscitati l’amore: il cuore dell’uno, ormai, racchiudeva un’inesauribile sorgente di vita per il cuore dell’altro. Erano decisi ad attendere, a pazientare. …

Ma egli era rinato e lo sapeva, lo sentiva con certezza in tutto il suo essere rinnovato; e lei, lei non viveva che della vita di lui! La sera di quello stesso giorno, quando le baracche erano già state chiuse, Raskòlnikov, sdraiato sul tavolaccio, pensava a Sònja. … Ogni cosa, ormai, non doveva forse mutare? Pensava a lei. Ricordò come l’aveva sempre tormentata, come aveva straziato il suo cuore; ricordò il suo visino pallido, smunto; ma quei ricordi non lo facevano più soffrire: sapeva con che amore infinito, ormai, avrebbe ripagato tutte le sue sofferenze.

……..Alla dialettica era subentrata la vita, e nella sua coscienza si preparava ormai qualcosa di completamente, oscuramente diverso………

……….Anche lei fu molto agitata, tutto quel giorno, e di notte si sentì perfino male di nuovo. … Egli ignorava perfino che quella nuova vita non gli veniva data così, gratuitamente; che avrebbe dovuto pagarla, e a caro prezzo: pagarla compiendo qualcosa di grande negli anni a venire.

Ma qui, ormai, comincia una nuova storia, la storia della rinascita di un uomo, della sua graduale trasformazione, del suo lento passaggio da un mondo a un altro mondo, del suo incontro con una realtà nuova e fino a quel momento completamente ignorata. ……”

 

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Per via d’amore la figura di Sonja in Delitto e Castigo