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economia circolareCHE COSA E’ L’ECONOMIA CIRCOLARE | E. Bompan, I. Brambilla
Edizioni Ambiente

l’inquinamento è una forma di spreco economico, che implica l’utilizzo non necessario, inefficiente o incompleto di risorse. Le emissioni inquinanti sono un segnale di inefficienza aziendale e impongono attività che non generano valore” era quanto affermava Michael Porter un ventennio fa, auspicando che l’intervento a favore del clima fosse organizzato lungo la linea di valore della gestione dei processi produttivi, in verità oggi sappiamo che questo non è sufficiente e non è neppure più un livello di impegno accettabile. L’economia circolare ci avvia invece ad una approccio zerowaste, re-use o recycle, lungo la linea, a valle del processo e a monte del processo.

La conversione verso l’economia circolare, che concerne l’utilizzo delle energie rinnovabili, la bioeconomia, la biomimesi, le tecnologie pulite e green, ha realizzato negli ultimi anni in Italia indiscutibili passi in avanti. Sebbene non si possa ancora parlare di innovazione integrale in rispetto del principio di “totale circolarità” che prevede una forte riduzione a monte di utilizzo di materie prime e uno smaltimento totale dei rifiuti prodotti, un riutilizzo delle parti, un prolungamento virtuoso dei cicli di vita naturali degli oggetti.
Sicuramente si registra una forte sensibilità e reattività del sistema industriale, che pare individuare in questa innovazione la chiave per un rilancio dei prossimi decenni, lontani da prassi di sfruttamento irresponsabile, teso all’immissione esponenziale di oggetti sul mercato, il cui utilizzo è stato per molti anni soggetto a logiche di obsolescenza programmata. Si è passati dall’essere il paese delle emergenze per antonomasia (la crisi dei rifiuti nel 1996 a Milano e la successiva che ha messo in ginocchio Napoli) a divenire un punto di riferimento per lo sviluppo di sistemi ecocompatibili.
Basti pensare alla presenza sul territorio di oltre 1500 comuni che superano il 65% di raccolta differenziata, alle innovazioni tecnologiche in grado di riciclare manufatti ritenuti in passato irriciclabili, ma anche alla sostituzione di impianti old style con strutture industriali all’avanguardia (come ad esempio le bioraffinerie che producono bioplastiche, biolubrificanti e bioadditivi per la filiera degli pneumatici dall’olio vegetale).
Il rapporto annuale Ambiente Italia documenta come in Italia si siano ultimamente registrati i progressi più vistosi di tutta Europa per quanto riguarda il consumo assoluto di materie prime (diminuzione del 40%) e come i dati di consumo rispetto al PIL, in crescita continua negli ultimi decenni del secolo scorso, mostrino una riduzione significativa del 39%.
La nuova pubblicazione di Edizioni Ambiente, percorre rigorosamente la nascita, analizza l’evoluzione e inquadra lo stato attuale della risposta al modello economico basato sullo schema “produci, consuma, dismetti” stabilito all’alba della Rivoluzione industriale. Un processo teleologico, inarrestabile, di vita e morte della materia, estratta, lavorata, abbandonata.
L’idea di economia circolare, sviluppata a partire dalle intuizioni dell’architetto svizzero Walter R. Stahel a metà degli anni ’70 del secolo scorso, è definita in modo esaustivo dalla fondazione Ellen MacArthur, fondata nel 2009 e ritenuta una delle più autorevoli istituzioni del settore: “è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati a essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”. Concetto, quello di economia circolare, derivante dalla visione di sostenibilità, la cui origine viene fatta risalire comunemente al Summit della Terra tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992. Prospettiva storica non adeguata in quanto il termine “sostenibilità” compare già nel 1713 all’interno di un opera di Hans Carl von Carlowitz, direttore dell’ufficio reale delle miniere nel Regno di Sassonia, a proposito di questioni inerenti alla mancanza di legname e alla necessità di adottare pratiche di forestazione.
Per semplificare e rendere maggiormente intellegibili le argomentazioni proposte in “CHE COSA È L’ECONOMIA CIRCOLARE”, l’autore Emanuele Bompan ha suddiviso l’esperienza dell’economia circolare in nove elementi costitutivi, particelle tematiche in divenire che attingono sia dalla letteratura, sia da una serie di interviste specialistiche e di inferenze dai modelli attuati e desiderabili. A queste particelle elementari vengono in seguito correlati quattro modelli di business esplicati attraverso l’analisi di casi studio selezionati.
Linee di sviluppo e proposte che, a fronte della sempre maggiore richiesta di materie prime e ritenendo le stesse non illimitate, poggiano su una vera e propria filosofia economica di massimizzazione del valore della materia e dei suoi assemblati. A tale proposito “CHE COSA È L’ECONOMIA CIRCOLARE” illustra tre principi che oltrepassano lo steccato dell’economia lineare per posizionare il rifiuto e l’inutilizzato come attivatori di vantaggi economici, sociali e ambientali. Il primo suggerisce la riscoperta dei giacimenti di materia scartata come fonte di materia, limitando quanto possibile il processamento. Raccolta dei rifiuti, riciclo, gestione degli output produttivi, oggetti funzionanti buttati per cattivo management degli stock (anche domestici). Il secondo principio è legato alla fine dello spreco d’uso del prodotto (unused value), prima ancora di essere scartato. Magazzini colmi di macchinari in attesa di essere dismessi, materia inerte giacente nelle nostre abitazioni, oggetti comprati e sottoutilizzati. Il terzo principio è fermare la morte prematura della materia. Oggetti condannati all’immondezzaio nonostante siano riparabili. Telefoni, ad esempio, che se va bene finiranno nella gestione RAEE (rifiuti elettronici), nel peggiore dei casi saranno buttati in mare (pratica comune in molti paesi, che considerano il mare come una grande discarica).


Nota a margine: la Commissione ha adottato già dalla fine dello scorso anno, un nuovo e ambizioso pacchetto di misure per incentivare la transizione dell’Europa verso un’economia circolare, che ne rafforzerà la competitività a livello mondiale e stimolerà la crescita economica sostenibile e la creazione di nuovi posti di lavoro.

Il pacchetto è stato elaborato dal gruppo centrale di coordinamento del progetto, co-presieduto dal primo Vicepresidente Frans Timmermans e dal Vicepresidente Jyrki Katainen. Il primo Vicepresidente Frans Timmermans, responsabile per lo Sviluppo sostenibile, ha dichiarato:“Il nostro pianeta e la nostra economia non sopravviveranno se continueremo a seguire i dettami del “prendi, trasforma, usa e getta”. Le risorse sono preziose e vanno conservate, sfruttandone al massimo il potenziale valore economico. L’economia circolare si prefigge di ridurre i rifiuti e proteggere l’ambiente, ma presuppone anche una profonda trasformazione del modo in cui funziona la nostra intera economia. Ripensiamo il nostro modo di produrre, lavorare e acquistare: creeremo nuove opportunità e nuovi posti di lavoro. Il pacchetto odierno costituisce il quadro di riferimento generale che consentirà questa trasformazione. Propone un percorso credibile e ambizioso per una migliore gestione dei rifiuti in Europa, sostenuto da azioni che riguardano l’intero ciclo dei prodotti; contiene sia una normativa intelligente sia incentivi a livello UE che aiuteranno le imprese e i consumatori – ma anche le autorità nazionali e locali – a guidare questa trasformazione.” Fonte Europe Direct


Antonia Santopietro

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