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Uscito il 21 Settembre scorso, ad arricchire il catalogo della casa editrice Exorma c’è una nuova interessante proposta. Per la prima volta tradotti in italiano una selezione di racconti dal libro Insect Literature di Lafcadio Hearn.

A cura di Alessandra Contenti
per gentile concessione della casa editrice ve ne proponiamo un estratto.

Da “ZANZARE”

A titolo preliminare, mi son letto il volume Zanzare del dott. Howard. Eh sì, sono perseguitato dalle zanzare. Ce ne sono di ogni specie nel mio quartiere; ma una in particolare è un tormento grave – una cosina piccola quanto un ago, ricoperta di macchie e strisce argentee. La sua puntura brucia come una scossa elettrica; e perfino il suo sibilo ha una tonalità lacerante, quasi un presagio del dolore che seguirà – più o meno come certi odori preannunciano un sapore. Trovo che questa zanzara somigli molto all’insetto che il dott. Howard chiama Stegomyia fasciata, o Culex fasciatus: certo è che le sue abitudini sono le stesse. Ad esempio è diurna, anziché notturna, e diventa particolarmente fastidiosa nel pomeriggio. Ho anche scoperto che proviene dal cimitero buddhista – un sito assai antico su cui si affaccia il mio giardino. Nel libro del dott. Howard si ricorda che per liberare una zona dalle zanzare basterebbe versare un po’ di benzina o petrolio, una volta alla settimana, sull’acqua nella quale nidificano: il petrolio dovrebbe essere distribuito «nella misura di un’oncia ogni quindici piedi quadrati della superficie acquea, e in misura proporzionale sulle superfici minori»… ma di grazia, consideriamo la situazione del mio quartiere! Ho detto che le mie tormentatrici provengono dal cimitero buddhista. Ciò perché di fronte a ciascuna tomba di quel vecchio cimitero c’è un contenitore per l’acqua, chiamato mizutame. Per lo più consiste in una cavità oblunga, scavata nel piedistallo stesso che sorregge il monumento funebre; davanti a tombe più lussuose, che non hanno un recipiente ricavato dal piedistallo, l’acqua viene versata in un contenitore a parte, scolpito in un sol blocco di marmo e decorato dallo stemma di famiglia, o con bassorilievi e intagli dal contenuto simbolico. Nelle tombe più umili, che non hanno mizutame, l’acqua viene versata in ciotole o altri contenitori – e ciò perché i morti debbono avere l’acqua. Vengono portati loro anche dei fiori, perciò davanti a ogni tomba troverete un paio di recipienti di bambù, o di altro materiale, ricolmi d’acqua. C’è un pozzo nel cimitero stesso, adibito alla manutenzione delle tombe. Ogni volta che amici e parenti vi si recano in visita, versano acqua pulita nei vasi e nelle coppe. Ma un cimitero antico come quello contiene migliaia di mizutame e decine di migliaia di vasi di fiori, in cui l’acqua non può esser rinnovata ogni giorno. E dunque diviene torbida e stagnante – i contenitori più capienti, peraltro, raramente si asciugano, essendo la pioggia a Tokyo così frequente da mantenerli mezzi pieni per nove mesi su dodici. Ebbene, è in quei recipienti e in quei vasi che nascono le mie nemiche: si levano a milioni dall’acqua dei morti – ed è perfino possibile, secondo la dottrina buddhista, che siano la reincarnazione dei morti stessi, condannati, per gli errori fatti in vita, alla condizione di Jiki-ketsu-gaki, ovvero di bevitori di sangue… e in verità la malevolenza del Culex fasciatus potrebbe giustificare appieno il sospetto che in quella sibilante briciola corporea sia compressa un’anima malvagia. Ma, per tornare al tema del petrolio, è verissimo, si potrebbero sterminare le zanzare in qualsiasi luogo, ricoprendo di un velo di kerosene tutte le superfici di acqua stagnante. Le larve morirebbero nel sollevarsi per respirare e le femmine adulte perirebbero nell’avvicinarsi all’acqua per depositarvi il loro carico di uova. Leggo anche, nel libro del dott. Howard, che il costo effettivo di tale espediente, utile a liberarne una città americana di cinquantamila abitanti, non supererebbe i trecento dollari! Ma mi chiedo che cosa si direbbe se il municipio di Tokyo, che peraltro è vigorosamente scientifico e progressista, ordinasse all’improvviso che tutte le vaschette per l’acqua dei cimiteri buddhisti debbano essere ricoperte, a intervalli regolari, di un liquido oleoso! Come potrebbe una religione che vieta la soppressione di qualsiasi essere vivente – anche invisibile – osservare un tale precetto? L’amor filiale consentirebbe forse di obbedire a un’idea simile? E poi, si pensi al costo, in mano d’opera e tempo, di collocare dell’olio di kerosene, ogni sette giorni, nei milioni di mizutame, e nelle decine di milioni di ciotole di bambù dei cimiteri di Tokyo! Impensabile! Per liberare la città dalle zanzare sarebbe più semplice demolire gli antichi cimiteri, ma ciò porterebbe alla rovina dei templi buddhisti ivi collocati; cosa che, a sua volta, provocherebbe la scomparsa degli innumerevoli, deliziosi giardinetti, con i loro fiori di loto e le lapidi scritte in sanscrito, come, pure, dei graziosi ponticelli e dei boschetti sacri e delle tante statue del Buddha dall’ambiguo sorriso! E così l’eliminazione del Culex fasciatus porterebbe alla distruzione della poesia di un culto ancestrale – un prezzo decisamente alto da pagare…

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