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2C Innovazioni radicali per vincere la sfida del clima e trasformare l’economia | Gianni Silvestrini
Edizioni Ambiente

Se l’imminenza di un default ambientale ingestibile ha avuto il merito di allertare sistemi politici, governi ed economisti, di concretizzare obiettivi agli appuntamenti internazionali con il Protocollo di Kyoto, la situazione non sembra oggi essere ancora del tutto sotto controllo.
L’Earth Overshoot Day 2015 è stato calcolato già al 13 Agosto, per i successivi mesi dell’anno l’intera terra è andata in debito di sfruttamento delle risorse ambientali, depredando il Pianeta, e immettendo in atmosfera una CO2 che non può essere assorbita. Questi i dati del Global Footprint Network, secondo cui per soddisfare la domanda umana servirebbero 1,6 Terre.

Il titolo del libro di Gianni Silvestrini pubblicato da Edizioni Ambiente fa riferimento all’obiettivo formulato alla conferenza sul Clima che si è svolta nel 2015 a Parigi. Evoca l’impegno a non andare oltre l’incremento massimo di 2°C della temperatura globale entro il 2100. Proposito realizzabile se si considera il rafforzamento delle così dette disruptive technologies, innovazioni che assecondano sistemi di reperimento energetico non deleteri per l’ambiente.
Nonostante l’abbassamento dei prezzi dei combustibili di origine fossile, questa onda riformatrice generata dall’utilizzo di fonti rinnovabili ha spinto verso investimenti record. Se fino a non molti anni fa il rapporto su scala mondiale tra i capitali assorbiti dai settori dei combustibili fossili e quelli delle energie verdi era di dieci a uno, ora gli investimenti si sono riequilibrati, con una leggera prevalenza per il fossile.

A fronte di questo scenario, le scelte economiche di responsabilità ambientale degli operatori economici, imprese private e multinazionali, hanno dato prova di maggiore impegno nell’incremento degli investimenti in ricerca su innovazioni green oriented e di forte attenzione alla riduzione degli impatti ambientali con programmi di riduzione degli sprechi, di pratiche sostenibili e di eco-design ed engineering.
Testimoniano questa inversione di tendenza – soltanto per fare qualche esempio – le vendite in crescita delle auto elettriche, che lasciano presagire un prossimo boom, l’affermarsi dei sistemi di illuminazione a basso consumo e a LED, la rivoluzione della stampa 3D che inciderà in futuro sulle strutture produttive tradizionali. Per contro il consumo mondiale di carbone è in clamoroso calo (Goldman Sachs si affianca a Greenpeace nel considerare oltrepassato il picco della domanda mondiale di carbone) e le imprese legate all’estrazione del petrolio stanno registrando importanti segnali di crisi. Anche i report sul clima accreditano sviluppi e prospettive incoraggianti. Nel 2015 per la prima volta si è registrato un calo della produzione globale di anidride carbonica e gli accordi stipulati a Parigi hanno di fatto segnato un punto di svolta per quanto riguarda lo spostamento verso l’efficienza “pulita” e le fonti rinnovabili.
Sono auspicabili nuovi modelli economici, che favoriscano una soddisfazione dei bisogni appoggiata su processi produttivi virtuosi lungo l’intera filiera di settore, sono inoltre auspicabili comportamenti collettivi responsabili, la sharing economy, la bioeconomia e la circular economy offrono risposte concrete sia nella emulazione di processi produttivi ispirati alla natura a rifiuti zero sia in termini di dinamiche produttive in ottica di Life Cycle Thikning, dalla “culla alla tomba”.
L’innovazione sistemica ha però una importante necessità di appoggio politico, di programmi integrati che propongano la fiscalità ecologica come strumento importante. Allo stesso modo si chiede una maggiore incisività nel perseguire i reati ambientali (ndr)

Se i dati restituiti con accuratezza da 2°C innescano riflessioni e punti di vista evolutivi, il nucleo della pubblicazione di Silvestrini indaga in profondità le ragioni e le competenze all’origine del cambiamento..
Trovano spazio nella trattazione di Silvestrini anche i temi connessi alla rivoluzione digitale, all’obsolescenza programmata, al declino del nucleare, e vengono esposte considerazioni decisive sulla necessità di indirizzare il cambiamento in direzione di un’equa condivisione dei benefici, senza ulteriori e deleterie distinzioni fra Nord e Sud del pianeta.
In 2°C il richiamo al compattarsi di intenti e programmi contro il disequilibrio climatico risulta esplicito, ampiamente comprovato dalla comunità scientifica, con una visione ottimistica e fattiva da parte di tutti, come ci illustra Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana… “Io sono ottimista quanto alle soluzioni tecniche che Silvestrini propone con competenza e convinzione, lo sono meno invece quanto ai meccanismi politici, economici e sociali che dovrebbero promuoverne e accelerarne l’adozione. Li vedo per ora troppo lenti, viscosi, titubanti, impacciati, contraddittori, inadeguati”.


 

Nota biografica: Gianni Silvestrini ha lavorato presso il Cnr e il Politecnico di Milano, è stato direttore generale del Ministero dell’ambiente. È direttore scientifico del Kyoto Club e della rivista/portale QualEnergia. Presiede il Green Building Council Italia e il Coordinamento Free. Ha abbinato le attività di ricerca, insegnamento, impresa e impegno associativo, cercando sempre di individuare le novità in grado di accelerare la trasformazione ambientale del paese.

Antonia Santopietro

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