Biologia della meraviglia:
il paradigma vivente di Andreas Weber
di Letizia Piangerelli*
Sul finire di un inverno rigido, nella Germania del Nord, un ragazzo immerse la mano in uno stagno, fino a poche settimane prima ghiacciato. Quando la nuvola di fango sollevata dal suo gesto tornò a depositarsi sul fondo, decine di minuscoli occhi da drago bucarono la superficie, come se l’acqua stessa fosse venuta più vicina ad osservarlo. Rimase a lungo immobile, in un silenzio denso di meraviglia. Più tardi avrebbe scoperto che si trattava di tritoni, intenti a sfoggiare l’arancione brillante del corteggiamento primaverile.
Quel ragazzo si chiamava Andreas Weber e all’epoca non sapeva ancora che la sensibilità per la vita, seminata in lui da quell’incontro, lo avrebbe portato a contribuire a un cambio di paradigma radicale nel pensiero scientifico contemporaneo, a partire dalla sua materia d’elezione: la biologia.
Nato nel 1967 ad Amburgo, Weber si forma in biologia marina e filosofia, studiando al fianco di mentori come Francisco Varela, da cui raccoglie il testimone intellettuale. A disagio con un approccio scientifico che insegnava a scomporre gli organismi per capirne l’essenza, perdendo tutto ciò che può essere scoperto solo stando in relazione — e ispirato dai tanti scienziati che nell’ultimo quarto di secolo hanno rotto il tabù dell’oggettività nel metodo scientifico — Weber sviluppa nel tempo la convinzione che la soggettività del corpo e l’intelligenza dei sentimenti debbano tornare al centro di un’indagine rigorosa su cosa sia la vita.
Il suo libro d’esordio, Biology of Wonder (2016), è il frutto di questo percorso, che continuerà a sviluppare in tutte le sue opere successive. Intrecciando esperienze personali con un’esplorazione accurata del pensiero attorno alla biologia contemporanea, ogni capitolo offre una dimostrazione tangibile di come sia possibile riconciliare la scienza con l’esperienza soggettiva e le emozioni, conducendo il lettore attraverso una nuova visione del posto dell’umano nella trama della vita.
Il punto di partenza di Weber è che la crisi ecologica attuale affonda le sue radici nel modo in cui la scienza occidentale ha imparato a guardare il mondo. Da Cartesio in poi, la natura è diventata materia inerte, gli organismi sono stati ridotti a macchine e lo scienziato ha dovuto impegnarsi in una finzione sempre più difficile da sostenere: quella di essere un osservatore esterno, neutro, capace di comprendere la vita senza esserne parte.
«Il quadro concettuale che abbiamo costruito per comprendere gli organismi — scrive — è la causa più profonda della nostra catastrofe ambientale. Stiamo estinguendo la vita perché siamo accecati rispetto alla sua reale natura.»
Quello che Weber mette in discussione non è dunque la scienza, ma una storia che da quattrocento anni ci raccontiamo su chi siamo: una storia che ha avuto conseguenze non solo epistemologiche, ma anche etiche, politiche ed ecologiche.
«Gli organismi non sono orologi assemblati da parti discrete e meccaniche — afferma —, sono piuttosto unità tenute insieme da una forza potente: la capacità di sentire ciò che è buono o cattivo per loro. Gli scienziati hanno iniziato a riconoscere che solo quando comprendono gli organismi come sistemi senzienti, emotivi, capaci di interpretare il proprio ambiente, e non come automi che reagiscono meccanicamente agli stimoli, possono sperare di avvicinarsi ai grandi enigmi della vita.»
Il sentire, nella sua visione, non è un’aggiunta umana a una biosfera altrimenti muta e indifferente. È il principio organizzativo della vita stessa. Da scienziato, Weber riconosce che un metodo fondato sull’esclusione sistematica del sentire produce, inevitabilmente, una comprensione parziale del reale. E una comprensione parziale del reale genera decisioni sbagliate su come abitare la realtà.
Ecologia poetica
La pratica ecologica descritta da Weber è ciò che lui definisce un’ecologia poetica, ovvero un’argomentazione scientifica che è ecologica perché riconosce che «tutta la vita si fonda sulle relazioni e si dispiega attraverso trasformazioni reciproche» e poetica, perché considera il sentire non come distorsione dell’osservatore, ma come «dimensione necessaria della realtà esistenziale degli organismi».
Lungi dallo scadere nel relativismo assoluto o in un romanticismo nostalgico, la poesia, nelle mani dello scienziato, trasforma il compito della scienza da strumento di dominio a modo rigoroso di avvicinare il mondo. Perché, come aveva intuito Gregory Bateson, la sola razionalità senza l’aiuto di fenomeni come l’arte può essere distruttiva, dato che la coscienza può cogliere solo piccoli archi dei cerchi più grandi e interconnessi da cui dipende la vita. L’indeterminatezza, come già dimostrato dalla fisica quantistica, viene accolta come una caratteristica ineludibile della realtà.
In questo modo di concepire il metodo scientifico, la meraviglia diventa un organo di percezione e la percezione della bellezza un indicatore di salute di un ecosistema. Per Weber, una scienza naturale che escluda questi aspetti «può solo preparare il terreno al collasso ecologico».
Da Enlightenment a Enlivenment
Nel capitolo conclusivo di Biology of Wonder, Weber riassume il cambio di paradigma proposto con la parola enlivenment (vivificazione), che approfondirà tre anni più tardi in un libro dedicato: Enlivenment: Toward a Poetics for the Anthropocene (2019).
In contrapposizione all’enlightenment illuminista, l’enlivenment racchiude una visione del mondo in cui gli esseri umani non sono al di fuori della natura, ma condividono con ogni altro organismo il fatto di essere vivi e il desiderio di perpetuare la propria vita attraverso un continuo scambio e trasformazione reciproca all’interno di una casa comune.
In un’epoca che ha fatto dell’individuo l’unità di misura della società, e del successo individuale la prova sociale del valore del singolo, l’analisi proposta da Weber sposta il baricentro sulla verità biologica della nostra dipendenza da ciò che è altro da noi. Non possiamo quindi pensare a che cosa sia una buona vita se non ci chiediamo come funzioni un ecosistema sano.
Dall’enlivenment deriva un’etica che non si limita a capire come mantenere ciò che abbiamo, in chiave di sostenibilità, ma ci spinge a valutare quali delle nostre scelte contribuiscano a creare più vita, in ottica di rigenerazione. Nel chiudere il cerchio da dove era partito, nelle pagine conclusive Weber recupera l’esperienza della bellezza come indicatore potenzialmente rigoroso al riguardo, affermando:
«Attraverso l’esperienza della bellezza siamo in grado di valutare il potenziale generativo di vita di una situazione o di un ecosistema. Nel mondo dei viventi, il sistema bello è molto spesso il sistema diversificato, e il sistema diversificato è il sistema buono, perché la vita immagina se stessa come la massima pienezza possibile. Gli ecologi, nel valutare un ecosistema, potrebbero persino rinunciare a metodi complessi di campionamento e semplicemente fidarsi di ciò che vedono, odorano e ascoltano.»
Biology of Wonder è un testo imprescindibile per chi si interessa alle scienze naturali, ma anche per chiunque si interroghi su modi più vitali di abitare il mondo. Come sostiene Weber, non si tratta di basarsi su principi astratti o su competenze tecniche, ma, con un richiamo a ciò che Gary Snyder chiamava la pratica del selvatico, di realizzare se stessi attraverso la relazione con gli altri, umani e non, guidati da una cura che nasce dal riconoscimento di essere, ciascuno di noi, un verso inscindibile dal grande poema della vita.
Fonti:
• https://biologyofwonder.org/
• https://www.boell.de/en/2021/04/14/sharing-life-ecopolitics-reciprocity
• Bateson, Gregory. Mente e natura. Un’unità necessaria. Traduzione di Giuseppe Longo, Adelphi, 1984, p. 198
Letizia Piangerelli è una scrittrice, experience designer e facilitatrice. Nel suo lavoro indaga cosa significa trasformare il rapporto tra esseri umani e pianeta attraverso la scrittura, la pratica artistica e la facilitazione di esperienze immersive. Cura la newsletter Making Life Fieldnotes dove condivide storie, saggi e pratiche su come rigenerare la propria creatività e immaginare modi più vitali di abitare il mondo: makinglife.substack.com
Immagine della copertina: https://newsociety.com/book/the-biology-of-wonder/
Immagine in evidenza: Ernst Haeckel, Public domain, via Wikimedia Commons
