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Linguaggio, scienza e natura: in dialogo con la prof.ssa Anita Mehta, dell’Università di Oxford.

di Antonia Santopietro

La professoressa Anita Mehta è Academic Visitor e Consulente presso la Facoltà di Linguistica, Filologia e Fonetica dell’Università di Oxford, fisico teorico dei sistemi complessi; oltre alla sua attuale ricerca sulla modellazione della percezione del discorso, sta lavorando sull’eterogeneità nei media granulari, meccanismi di memoria a lungo termine. (Profilo completo QUI)

Lei è un fisico, premiato e famoso per i suoi studi in fisica dei materiali granulari. Di cosa si tratta per l’esattezza, e che ruolo gioca nella nostra vita?

La ringrazio! Sì, il lavoro per il quale forse sono maggiormente conosciuta ha a che fare con la fisica granulare ma in qualità di fisico teorico dei sistemi complessi, lavoro su molte altre cose, ad esempio: la memoria a breve e lungo termine, o più di recente sull’evoluzione del linguaggio e la percezione del discorso. Per rispondere alla sua domanda sulla fisica granulare. Quando ero una giovane assegnista di ricerca nel 1987, e iniziai ad interessarmi alla fisica delle valanghe e dei cumuli di sabbia (come esempi di materia allo stato granulare – il sale o lo zucchero sono altri esempi), non c’era nulla di simile alla fisica granulare – le persone parlavano di solidi, o liquidi o gas. Ma i granelli sono speciali. Possono essere viscosi e fluttuare: possono essere corporei e ammucchiarsi: possono essere simili a gas e volare come quelli in una tempesta di sabbia. Hanno anche memoria – si possono lasciare impronte sulla sabbia, ma non in acqua. Ci sono specifiche ragioni fisiche alla base di queste differenze e per me è stato un viaggio di scoperta, mentre sognavo come si propagassero le valanghe, come volassero i granelli, come fluissero le onde – mi sembrava di sognare da artista facendo il fisico.

Quali sono le sue attività in relazione al modellamento della percezione del discorso?

Ho molti progetti in merito, ma il lavoro che abbiamo completato riguarda il modo in cui riusciamo a interpretare una parola fuori da un qualsiasi contesto, tipo una frase o un periodo. Se sento correttamente, allora si tratta semplicemente di riconoscere se una parola appartenga o meno al mio lessico, a seconda delle circostanze. Ci sono tuttavia ancora interrogativi affascinanti: fino a che punto posso indovinare che parola sia, per esempio posso anticiparla? La stessa cosa vale anche nelle altre lingue?

Se non capiamo bene, la cosa si fa anche più interessante. Abbiamo provato a rispondere a domande del tipo: quante mal interpretazioni ci sono concesse per indovinare quale sia la vera parola? Dipende dalla lunghezza della parola? Conta se le mal interpretazioni sono contigue o separate all’interno della parola?

Una delle cose più interessanti di questo progetto è, come per il lavoro sulla fisica granulare, che siamo agli esordi – vedere cosa la fisica statistica possa fare in un campo di cui persone della nostra comunità non si sono occupate. Dunque siamo liberi di sognare e speculare, ovviamente avendo cura di abbinarci dei dati laddove disponibili, proprio come abbiamo fatto nel caso della fisica granulare… e la mia speranza è di, come in quel caso, poterli coniugare con degli esperimenti – in questo caso psicologi sperimentali e linguisti testano le nostre teorie, perché le teorie senza validazione restano solo aria fritta!

C’è una parte della sua vita indirizzata agli studi umanistici?

Sì, certo! Mi piace scrivere (narrativa e saggistica – ho un portfolio di articoli da giornalista freelance cosa che pratico da sempre), e mi piace la musica, sia ascoltarla che suonarla (sono una pianista e una corista). Non posso immaginare la mia vita senza la musica e la letteratura.

Come pensa che le componenti scientifiche e creative/artistiche degli esseri umani possano combinarsi senza entrare in conflitto?

No credo che ESISTA un conflitto – non ne ho mai percepito alcuno. Da bambina, amavo fare musica tanto quanto studiare matematica o imparare cose sul mondo naturale attraverso la fisica o scrivere storie! Le cosiddette due culture di cui tutti parlano sono, dal mio punto di vista, il prodotto di una mentalità limitata. Scienziati e artisti che si deridono a vicenda, lo fanno per ignoranza – d’altra parte ho riscontrato una sinergia tra scienza e musica. Einstein amava il violino, e Borodin, meglio noto come compositore, era un medico e un chimico!

Credo sia la scienza che l’arte richiedano in egual misura analisi e immaginazione. La Fisica che è fondata sul lavoro analitico, non immagina o non crea nuove idee (come farebbe un artista) è piuttosto asciutta: e una composizione musicale non ha a che fare solo con le idee creative, analisi stringenti e notevoli modifiche per un buon risultato! (Brahms era particolarmente bravo a combinare entrambi – bellissime idee musicali, e analisi estrema e auto-correzioni) …

A un livello più umile quando suono il piano, non mi basta ordinare le emozioni e manifestare idee musicali, ho bisogno di analizzare il tempo e il fraseggio! E quando penso un’idea di fisica, per prima cosa immagino il modo in cui funziona il sistema, vedo le immagini… la matematica viene dopo. Quindi non ho mai rilevato differenza alcuna tra attività creative e scientifiche – se i linguaggi sono diversi, ognuno di essi utilizza entrambe le parti del cervello!

I recenti eventi della pandemia hanno svelato la nostra fragilità ma anche la vasta interdipendenza tra umani e natura; da scienziata e abitante della terra, qual è la sua opinione in merito?

Come essere umano su questa terra, sono e sono sempre stata sconvolta dal suo uso improprio, anche prima che diventasse di moda sentirsi così. Il fatto che adesso la terra reagisca – sia per la pandemia che il cambiamento climatico – non è sorprendente.

Da bambina ero esposta all’idealismo generazionale dei miei genitori – da gandhiani, loro e i loro amici credevano nella tutela dell’ambiente, usavano materiali grezzi in modo sostenibile e non sprecavano ciò che poteva essere riciclato. Niente che fosse riciclabile si buttava via in casa nostra. Ho avuto anche il privilegio di incontrare uno scienziato indiano che fin dagli anni ’60 aveva una casa alimentata ad energia solare con pannelli da lui progettati! Sebbene abbia dovuto adattarmi a diverse condizioni nei diversi paesi in cui ho vissuto, ho sempre portato con me la virtù di usare la terra con parsimonia, e restituirle bontà laddove possibile.

Comunque da donna pragmatica, mi rendo conto che certe cose tipo il trasporto aereo facciano ormai parte della nostra vita e siano necessarie per il nostro mondo globalizzato. Credo quindi che si debba trovare un equilibrio tra l’insensatezza del consumismo fine a se stesso e la soluzione un po’ spartana del divieto di viaggiare in aereo!

Cosa dobbiamo aspettarci dai sentimenti derivanti dall’ultima pandemia, nel prossimo futuro?

Si tratta di una questione di vasta portata. Credo che gli effetti siano molto diversi. La sensazione di essere rinchiusi, lontani da cari amici e luoghi amati ha portato molte persone a diventare estremamente depresse; questi sentimenti possono intensificarsi per tutti coloro la cui vita professionale è in pericolo a causa del cattivo clima economico mondiale. C’è un enorme sentimento di incertezza mai provato prima nella mia vita. Molti hanno sperimentato la rabbia perché sentono la pura ingiustizia di un virus che giunge come un colpo basso e distrugge le loro vite per come le conoscevano: ma altri hanno perso persone care a causa del virus, e oltre al dolore, provano il senso di un lutto ingiusto.

A meno che e finché non si trovi un vaccino affidabile, penso che il nostro mondo continuerà ad essere in attesa. E anche se si trovasse, il mondo come lo conosciamo è cambiato. Ottimisticamente parlando, penso che molti di noi, nella solitudine, abbiano riscoperto le cose e le persone che più contano. So che quando tutto tornerà di nuovo normale, vorrò vedere presto gli amici cari: viaggiare nei luoghi che amo e vederli con occhi nuovi: andare ad ascoltare bei concerti con la sensazione di non dare mai più questo privilegio per scontato.

Qual è il suo legame con la natura?

Adoro stare in mezzo alla natura. Paesaggi naturali di mare, sabbia, montagne, campi infiniti di verde, foreste -questo è il mio ossigeno. Ho vissuto in città per gran parte della mia vita, ma trovare solo cemento diventa sempre più difficile da sostenere – Ad oggi ho un bisogno viscerale di vivere nella natura, o almeno dove la bellezza naturale sia accessibile. Forse un giorno sarò in grado di vivere il mio sogno! O in caso contrario — forse un giorno avrò un giardino tutto mio, e sarò in grado di lavorarci. Nulla mi trasmette maggiore serenità.


EN

You are a physicist, awarded and known for your studies in granular physics. What is it exactly, and how does it involve our life?

Thank you! Yes, the work for which I am probably best known relates to my work on granular physics but as a theoretical physicist of complex systems, I have worked on many other things since. Such as: long- and short-term memory, or most recently language evolution and speech perception.

In answer to your question on granular physics. When as a young postdoc in 1987 I started getting interested in the physics of sand avalanches or sandpiles (as examples of matter in the granular state — salt and sugar are other examples), there was no such thing as granular physics — people talked about solids, or liquids or gases. But grains are special. They can be liquid-like, and flow: they can be solid-like, and stack in piles: they can be gas-like and fly, like grains in a sandstorm. Also they have memory — you can leave footprints in the sand, which you can’t do in water. There are many physics-based reasons for these differences and for me it was a voyage of discovery, as I dreamt about how avalanches propagate, how grains fly, how ripples flow — it was like dreaming art, and doing physics.

What are your activities with reference to the modelling of speech perception?

I have many projects on this, but the work we have completed relates to how we can interpret a word without any context such as a phrase or a sentence. If I hear correctly, then it is simply a question of recognising a word if it is within my lexicon or not, as the case may be. There are however still fascinating questions such as: how far into a word can I guess what it is, i.e. can I anticipate it? Is this the same across languages?

If there are mishearings, things get even more interesting. We have tried to answer questions such as, how many mishearings are permissible for us to still guess what the real word is? Does this depend on the length of the word? Does it matter if the mishearings are contiguous or separated within the word? One of the most interesting things about this project is that as with my work on granular physics, we are in at the beginning — seeing what statistical mechanics can do in a field that has not been worked on by people from our community. So we are free to dream and speculate, of course taking care to match with data where available, just as we did in the case of granular physics… And my hope is that, as in that case, we will be able to team up with experiments — in this case experimental psychologists and linguists to test our theories, since theories without validation are just so much hot air!

Is there a part of your life vocated to humanities studies or interests?

Oh absolutely! I love to write (fiction and non-fiction — I have a portfolio of articles for the freelance journalism I’ve done all my life), and I love music, both listening to it, and performing (I am a pianist and a choral singer). I cannot imagine my life without literature and music.

How do you think scientific and creative/artistic parts of human beings can combine each other without conflict?

I think that there IS no conflict — I have certainly never felt any. As a child, I loved to make music as much as I loved to do maths or learn about the natural world via physics or write stories! The so-called two cultures that everyone talks about are, in my view, a product of limited mindsets. Scientists and artists who scoff at each others’ worlds do so out of ignorance — on the other hand, I’ve noticed a synergy between science and music. Einstein loved his violin, and Borodin, who is better known as a composer, was a doctor and chemist!

I think that both science and art require analysis and imagination in equal measure. Physics that is based on only analytical work, that does not imagine or create a new idea (as an artist would do) is rather dry: and a good musical composition can’t only be about creative ideas, i strict analysis and extensive editing to get it right! (Brahms was particularly good at combining both — beautiful musical ideas, and extreme analysis and self-correction)…

At a humbler level: when I play the piano, it isn’t enough to get my emotions right and convey musical ideas, I need to analyse tempo and phrasing! And when I think about a physics idea, my first step is to dream about how the system works, to see images…the maths comes later. So I have personally never sensed any difference between scientific and creative pursuits — while their languages are different, each one uses both parts of the brain!

Recent pandemic events unveiled our fragility but also the vast relatedness between humans and nature, what is your opinion as a scientist and as an inhabitant of Earth, about that?

As a human being on this earth, I am and always have been appalled at our misuse of it, even before it became fashionable to feel this way.

The fact that the earth is now biting back — whether via pandemics or climate change — is not a surprise. As a child, I was exposed to the idealism of my parents’ generation — as Gandhians, they and their friends believed in conservation, using raw materials in a sustainable fashion and not wasting anything at all that one could recycle. Nothing recyclable was ever thrown away in our homes. I was also privileged to meet an Indian scientist who as far back as the 1960’s had his entire home powered by solar energy via panels he had designed! Although I have had to adapt to different conditions in different countries where I’ve lived, I have always carried with me the virtues of using our earth sparingly, and returning its goodness back to it where possible.

However, as a pragmatist, I realise that certain things like air travel are now part of our lives and are necessary for our globalised world. So I believe a balance needs to be found between the senselessness of consumerism for its own sake, and the somewhat spartan solution of say, banning air travel!

What should we expect from feelings arising by last pandemic, in the near future?

This is a question that is really wide-ranging. I think the effects are likely to be very diverse. The feeling of being locked in, without access to dear friends and beloved places has resulted in many people getting extremely depressed; these feelings are likely to be intensified for all those whose professional lives are in jeopardy because of the poor economic climate worldwide. There is a huge feeling of uncertainty, the like of which I at least have never experienced in my lifetime. Many have experienced rage because they feel the sheer unfairness of some virus coming in from left field and destroying their lives as they knew them: yet others have lost people dear to them as a result of the virus, and have, in addition to their grief, the sense of an unjust bereavement.

Unless and until a reliable vaccine is found, I think our world will continue to be on hold. And even if it is found, the world as we know it will have changed. On the most positive side, I think that many of us have, in our solitude, rediscovered the things and people that mean the most to us. I know that when all is normal again, I will want to see dear friends soon: to travel to places I love and see them with fresh eyes: to go and hear beautiful concerts with a sense of never taking this privilege for granted ever again.

What is your connection with nature?

I love being out in nature. Natural landscapes of sea, sand, mountains, endless fields of green, forests –these are my oxygen. I have lived in cities for much of my life, but find cement and concrete increasingly hard to take — I now have a visceral need to live in nature, or at least where natural beauty is accessible. Perhaps one day I will be able to live my dream! Or if not — perhaps one day I will have a garden of my own, and be able to potter about in it. Nothing would give me more peace than that.


Traduzione dall’inglese di Emanuela Chiriacò | Tutti i diritti riservati a ZEST Letteratura sostenibile | Materiale non riproducibile.

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