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il-mondo-dopo-parigiIl mondo dopo Parigi | Bompan – Ferraris
Edizioni Ambiente Ebook

A distanza di pochi mesi dalla definizione degli accordi sul clima COP21 di Parigi, il volume pubblicato da Edizioni Ambiente ne valuta la portata storica e politica di tali, identificandolo come un decisivo snodo per i destini climatici del pianeta.

Attraverso numerosi contributi (tra i quali Paola Bolaffio, Chiara Braga, Stefano Caserini, Agime Gerbeti, Roberto Giovannini, Leonardo Massai e Sara Venturini, Mariagrazia Midulla, Simone Mori, Piero Pelizzaro, Daniele Pernigotti, Valentino Piana, Gianni Silvestrini, Dario Tamburrano, Giovanni Battista Zorzoli e gli stessi curatori Emanuele Bompan,  e Sergio Ferraris) il testo rappresenta un efficace strumento a disposizione di coloro i quali intendono desumere l’incidenza dell’Accordo di Parigi sul futuro e sulla società.

Pareri discordanti, voci decisamente critiche che puntano il dito verso lo schema non vincolante dell’Accordo, letture favorevoli secondo differenti gradazioni: l’antologia curata da Emanuele Bompan e Sergio Ferraris mette sul piatto le molteplici interpretazioni di un evento potenzialmente in grado di avviare un nuovo modello di sviluppo sostenibile.
IL MONDO DOPO PARIGI, avvalendosi del contributo di Valentino Piana, economista e consulente internazionale, autore della prima traduzione in italiano dell’Accordo di Parigi, circoscrive preliminarmente le coordinate di riferimento dell’accordo stesso. Ne esprime i valori fondanti, analizza le parole chiave (utili a interpretare lo spirito dell’Accordo), e descrive i tre obiettivi strategici indicati nell’articolo 2 che riguardano il mantenimento dell’incremento della temperatura globale sotto i 2°C (si veda a rigaurdo il saggio di Gianni Silvestrini 2C Edizioni Ambiente) rispetto ai valori preindustriali, il sostegno alla resilienza climatica, l’adeguata immissione di flussi finanziari allo scopo di perseguire uno sviluppo eco-sostenibile. Piana non tralascia di esprimere alcune perplessità su articoli specifici (ad esempio l’articolo 9 che riguarda i flussi internazionali di finanziamento) e rileva le più indicative positività, come quella legata alle misure per rafforzare la collaborazione sulle nuove tecnologie. Viene inoltre rimarcato lo sforzo complessivo richiesto ai firmatari dell’Accordo, lo spirito che va oltre la somma dei contributi delle singole nazioni. “Ciò equivale – sottolinea il giornalista Daniele Pernigotti – a operare in modo condiviso in più ambiti: mitigazione, adattamento, riduzione della deforestazione, trasferimento di tecnologie a basso impatto e aiuto economico ai paesi più poveri.
L’azione sul clima è argomento capace di mobilitare le grandi multinazionali. Può rappresentare un’opportunità di business senza precedenti, come analizza Paola Bolaffio, direttore responsabile Giornalisti nell’Erba. Le decisioni prese a Parigi forniscono le garanzie che il mondo produttivo attendeva, nuovi indirizzi politici che costituiscono un’opportunità economica. La gestione degli impatti incide infatti su molteplici aspetti della linea produttiva e commerciale: dalla qualità del prodotto finale alla redditività, fino all’aspetto che concerne la reputazione delle singole imprese. Ma ancora molto deve essere fatto per giungere alla visione di “Economia favolosa” prospettata da Paul Polman: lo scarto ancora una volta è rappresentato dai combustibili fossili e dagli equilibri politico-finanziari che ne tutelano la convenienza d’uso.
Uno dei punti centrali dell’Accordo è l’adozione degli INDC (Intended Nationally Determined Contribution), strumenti che armonizzano gli impegni di ogni singolo paese volti al contenimento delle emissioni di CO2 (un approffondimento a riguardo nella nostra intervista a Gianni Silvestrini qui) . Propositi attuativi che nella stragrande maggioranza dei casi non vengono ritenuti adeguati ma che ugualmente segnano un significativo passo in avanti rispetto al passato. Come sottolinea Stefano Caserini, (un approfondimento nella nostra intervista qui)  docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano, “la strada da percorrere per arrivare a ridurre le emissioni globali è ancora molto lunga e accidentata, ma alcuni passi in avanti sono chiari. È probabile che, a differenza del “primo passo” del Protocollo di Kyoto, l’Accordo di Parigi e gli impegni sottoscritti negli INDC saranno un forte segnale per gli investitori del settore dell’energia, sulla direzione che prenderà il sistema energetico mondiale”.
Su un aspetto le argomentazioni proposte da IL MONDO DOPO PARIGI convergono: al di là dell’efficacia o meno dell’impianto generale dell’Accordo, le misure in grado di contrastare il surriscaldamento del pianeta sono necessarie e improrogabili. Il grido d’allarme lanciato dall’intera comunità scientifica riguarda in particolar modo le istituzione governative, politiche e imprenditoriali, ma coinvolge anche i singoli abitanti del pianeta, chiamati ad una maggiore consapevolezza dei problemi derivati da stili di vita non rispettosi dell’ambiente. Una direttrice comune tracciata a Parigi, che non esclude sviamenti e possibili ostacoli lungo il cammino, appare oggi percorribile all’interno di un contesto planetario disequilibrato e multiforme, come ben esemplificato da Agime Gerbeti, esperta di questioni energetiche e ambientali: “La COP 21 di Parigi certifica che ora (e finalmente) tutti i passeggeri di questo pianeta concordano che di fronte a noi c’è un iceberg. Quale sia poi la manovra da effettuare, se virare a destra o sinistra, invertire i motori o fermarsi, ancora non c’è intesa, ma solennemente tutti condividono che andarci a sbattere non sarà un bene. Il ché non è poco. Ma potrebbe essere troppo poco”.

Antonia Santopietro


Note Biografiche

Emanuele Bompan è un giornalista e geografo. Si occupa di cambiamenti climatici, energia, green economy, politica internazionale e politica americana. Collabora con testate come La Stampa, BioEco-Geo, Materia Rinnovabile, Equilibri, La Nuova Ecologia. Ha un dottorato in geografia all’Università di Bologna e collabora con ministeri, fondazioni e think-tank.
Ha vinto per tre volte l’Innovation in Development Reporting, una volta la McKibben’s Middlebury Fellowship in Environmental Journalism ed è stato nominato Giornalista per la Terra 2015. Ha svolto reportage in settanta paesi, sia come giornalista sia come analista.
Sergio Ferraris è un giornalista scientifico, direttore della rivista QualEnergia, e si occupa di questioni ambientali, energetiche e sociali dal 1979. Ha svolto prima l’attività come fotogiornalista coprendo per riviste quali l’Espresso, Famiglia Cristiana, Epoca, e Panorama vari focolai di tensione quali la Palestina, l’Irlanda del Nord, la Somalia e tutto il processo di dissoluzione del blocco comunista a partire dal crollo del Muro di Berlino. Oggi, come giornalista multimediale, collabora anche con Materia Rinnovabile, La Nuova Ecologia, Tekneco.
È stato nominato Giornalista per la Terra 2015, è presidente del Comitato scientifico Giornalisti Nell’Erba e membro dell’ufficio di presidenza della Fima, Federazione italiana media ambientali, con delega all’innovazione editoriale e al giornalismo scientifico
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