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Caserini_10_buone_notizieIl clima è (già) cambiato | Stefano Caserini
Edizioni Ambiente

Di questo testo ci colpisce sin da subito l’introduzione, dove leggiamo:

Col tempo mi sono accorto che la domanda di positività arriva soprattutto dai giovani, da chi non ha intenzione di sottrarsi alle proprie responsabilità; arriva perché chi cerca una via d’uscita ne ha bisogno per trovare nuove motivazioni ed energie.”

Il clima è cambiato indica un atteggiamento modificato alla luce degli accordi di Parigi, un processo di ratifica internazionale per adoperare misure incisive da parte di molti Paesi, e un percorso chiaro per contenere il cambiamento climatico, con particolare riferimento all’obiettivo 13 del documento: “Adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti e i suoi impatti”.

(Ndr: Per approfondire si consiglia la lettura del testo in e-book
Il mondo dopo Parigi – Edizioni Ambiente)
L’accordo  sul clima visto dall’Italia: prospettive, criticità e opportunità
a cura di Bompan Emanuele , Ferraris Sergio)

A margine di questo evento, Caserini si sforza di offrire una lettura meno catastrofista della situazione dando delle notizie diciamo “positive” o allargandole nella loro panoramica a partire dall’ipotesi di un effetto Venere, formulato da Hansen:

[…] “Sindrome di Venere”. Scandendo lentamente le parole e con le slide proiettate sui tre maxi-schermi della sala, il grande scienziato ha spiegato come l’aumento dell’effetto serra provocato dall’incremento della CO2 atmosferica potrebbe innescare, attraverso una serie di meccanismi indiretti, un riscaldamento del pianeta in grado prima di fondere tutti i ghiacci, poi di prosciugare gli oceani per l’aumento dell’evaporazione dell’acqua del mare, quindi di disperdere il vapore acqueo nello spazio. Un effetto permanente, come è successo per Venere, appunto, che ha una temperatura di 450 °C causata da un gigantesco effetto serra….. Conclusione di Hansen: “Se bruciamo tutte le riserve di petrolio, gas e carbone, c’è un’alta probabilità di dare il via a un effetto serra incontrollabile, che potrebbe distruggere tutta la vita presente sul pianeta, forse in maniera permanente. Se bruciamo anche le sabbie bituminose e gli scisti, credo che la sindrome di Venere sarà una certezza matematica”. Un’ipotesi agghiacciante.

A questo Caserini fa seguire altre considerazioni:

[…] In ogni caso, anche se l’ipotesi di Hansen sulla possibilità di un effetto serra incontrollato fosse confermata, non è detto che la Terra non possa uscire da quella condizione e ripopolarsi di specie viventi, dopo qualche centinaia di milioni di anni.

e così di seguito con altre circostanziate controdeduzioni partendo dall’idea che per promuovere una coscienza attiva dei problemi occorre fornire delle prospettive, soprattutto appunto ai giovani e a coloro che questa realtà l’hanno ereditata. Caserini fa la tara tra l’allarmismo e l’osservazione dei fenomeni sotto tutti i punti di vista, non fermandosi alla descrizioni e alle ipotesi di irreversibilità. La società anela speranza, fiducia in un futuro possibile per questo propone dieci buone notizie che rappresentano altrettanti punti di vista, plausibili coordinate nel vasto orizzonte di pubblicazioni e fonti informative, e abbina all’autorevolezza degli studi proposti la discorsività e la chiarezza esplicativa.
La Terra sta subendo degli attacchi smisurati dall’inizio dell’era industriale, soprusi che se perpetuati rischiano di cambiare il volto del pianeta, di alterare equilibri fino ad oggi dati per acquisiti. È in pericolo la Terra non in senso assoluto, ma per come l’abbiamo conosciuta fino ad ora, “con il suo clima a cui ci siamo abituati, il mare dov’è, le piogge che scendono in un certo modo. Con le piante e gli animali che amiamo, con la loro incredibile biodiversità. E con noi stessi, i nostri complicati modi di vivere, la nostra civiltà che sta spadroneggiando sulla superficie del pianeta.
Ma nonostante gli errori, le occasioni mancate, il gioco, la possibilità di muovere i pezzi sulla scacchiera planetaria, è ancora nelle nostre mani, ed è a partire da questo dato oggettivo che occorre dare slancio al cambiamento.
La comunità scientifica, da oltre un secolo, ha individuato la concentrazione di CO2 nell’atmosfera come fattore decisivo nell’aumento della temperatura globale.

(riteniamo utile riportare dal libro questa nota chiarificatrice sul significato del termine CO2:
“A tal proposito riportiamo la nota a margine per l’utilizzo del termine CO2 al femminile: In questo libro CO2 sarà sempre declinata al femminile, in quanto anidride carbonica, pur se CO2 potrebbe anche essere declinato al maschile, in quanto biossido di carbonio. Questo perché c’è chi confonde il biossido di carbonio con il monossido di carbonio (CO), un gas dannoso per la nostra salute ma non climalterante; usare anidride carbonica riduce le possibilità di errori.”)

Non è quindi una componente endogena, incontrollabile, a innescare i processi di mutamento climatico, bensì i sistemi economici che hanno eletto la combustione fossile come architrave della produttività e del “benessere”.
Linee di pensiero e di pianificazione del lavoro destinate a decadere, dal punto di vista culturale e del divenire tecnologico, per giungere definitivamente a concezioni di equa e lungimirante sostenibilità.
La forza, l’influenza del fattore umano, il progresso vigoroso e fuori controllo, hanno causato danni incalcolabili, ma nel bilancio generale – spiega Stefano Caserini – si può riscontrare come i livelli di gas serra siano risultati decisivi nell’arginare la genesi di una nuova era glaciale. Verrebbe da dire non tutto il male viene per nuocere, ma al di là di facili battute stupisce ancora una volta la dimensione imponente delle attività emissive, dei prodotti residui della modernità a carico degli ecosistemi.
Nel testo, puntuale e in grado di interessare anche i non addetti ai lavori, le tematiche virate al positivo, illuminanti e formative, rendono conto di quanto le teorie negazioniste, amplificate dai mezzi di comunicazione, abbiano perso negli ultimi tempi ogni forza divulgativa. La stragrande maggioranza degli scettici (ma l’autore tiene a precisare che lo scetticismo è una cosa seria) a distanza di un decennio ha riconosciuto nelle attività umane le ragioni di un inequivocabile riscaldamento terrestre. (cfr Antropocene)
Va inoltre considerato che il peso delle lobby, puntellato da nefaste strategie comunicative, ha da sempre indirizzato, soprattutto negli Stati Uniti d’America, gran parte dell’opinione pubblica. Ma per quanto riguarda le politiche riformatrici sul clima i potentati economici delle “piattaforme fossili” sono apparsi via via sempre più disarmati. La compagine dell’informazione indipendente sta producendo a loro discapito degli efficaci anticorpi, “che trovano alimento nei segnali che il cambiamento del clima sta mandando, con frequenti record di temperature, siccità prolungate, tempeste e alluvioni”.
E nel quadro di una nuova sensibilità ha sempre maggiore rilievo l’utilizzo delle energie rinnovabili, in particolare quelle di origini eoliche e solari, protagoniste di un impetuoso trend di crescita (i dati lasciano presagire che nel giro di pochi anni l’energia solare diventerà una fonte energetica competitiva con quella fossile).
A livello istituzionale l’Accordo di Parigi del 2015 ha sancito un’inversione di tendenza per quanto riguarda le politiche sul clima. Oltre cento paesi per la prima volta hanno dichiarato impegni volontari di riduzione delle emissioni, molti di questi con obiettivi ambiziosi, ed è altrettanto significativo l’intervento di Papa Francesco, “….sceso in campo sul tema del cambiamento climatico, con la Laudato Si’ – Lettera enciclica sulla cura della casa comune, in cui ha spazzato via le ambiguità passate della Chiesa cattolica su questo tema.

Tutto questo attiene, secondo quanto deduciamo dal testo di Caserini, a una possibilità di vedere le cose con un approccio laterale, scientificamente parlando, ma di certo agnostico secondo una visione umanistica..

Per chi preferisce il mondo del reale, il pianeta non è in pericolo. Lo sono la specie umana e gli altri esseri viventi che lo popolano. Lo sappiamo e sappiamo perché. E anche questa è una buona notizia.” (lo stesso Caserini sul suo libro qui).

Ora, la visione di una distinzione tra Pianeta e genere umano (o anche altre specie) “per come lo conosciamo noi“, ci lascia un in ogni caso un po’ inquieti.

Allora forse per pensare di proseguire in questa visione, possiamo sperare che ci sia riservata una seconda occasione in un pianeta in cui di noi resti il patrimonio intellettuale e culturale “pensiero puro” come quello ipotizzato in Solaris da Stanislaw Lem.


Nota biografica: Stefano Caserini insegna Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano. Svolge da anni attività di ricerca e di consulenza per enti pubblici e privati nel settore dell’inquinamento dell’aria e dei cambiamenti climatici. È co-direttore della rivista scientifica Ingegneria dell’Ambiente ed è autore di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative, fra cui A qualcuno piace caldo (Edizioni Ambiente 2008), Guida alle leggende sul clima che cambia (Edizioni Ambiente 2009), Imparare dalle catastrofi (Altreconomia 2012) e Aria Pulita (Bruno Mondadori, 2013). È tra i fondatori dell’Italian Climate Network e dirige il blog www.climalteranti.it, spazio di approfondimento e discussione sul tema dei cambiamenti climatici.


 

Antonia Santopietro

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