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scrittura

di Antonio Russo De Vivo

10 cose da non fare per pubblicare felici

Bene.

È giunto il tanto bramato giorno della pubblicazione. Siete presi da ansia e felicità. Le vostre aspettative sono pari a quelle di un calciatore giovanissimo conteso da Barcellona e Real Madrid, proprio lui, acerbo atleta di periferia. Vi sentite come Carmelo Bene dopo la pubblicazione delle sue Opere tra i classici Bompiani: accanto a Eliot T.S., il poeta; di fronte a una platea di morti. L’alchimista che finalmente ha tra le mani la pietra filosofale vi invidia. Tutto questo perché voi, ora, siete Scrittori.

A questo punto mi tocca destarvi; a lasciarvi ancora vagheggiare rischiate un orgasmo da satori del tutto immotivato seguito da depressione.

Sicché, ecco ciò che non dovete fare o pensare di voi al vostro primo libro.

1. Non consideratevi Scrittori. E dico Scrittori con la esse maiuscola, e cioè come uno qualsiasi degli autori di quei classici meravigliosi che hanno acceso in voi la “passione”. Avete solo pubblicato un libro, oggi quasi tutti ci riescono e non per forza a pagamento. Esistono piattaforme in cui bastano pochi minuti per produrre il proprio libro a costo zero. Potreste essere orgogliosi di questo status qualora comporti flussi di denaro diciamo interessanti, ma in Italia chi guadagna con i libri?

2. Non consideratevi Intellettuali. Questo perché lo scrittore crede di dover opinare su tutto. È la “sindrome Pasolini”. Ai nuovi scrittori si può chiedere qualsiasi cosa, non esiteranno mai, la loro mente abbraccia tutto; del resto sono Scrittori ergo Intellettuali, chi più di loro può?

3. Non pretendete di vendere. Detta così sembra un paradosso, ma poi basta guardare i numeri del mercato del libro per capire che vendere non è per pochi, ma per pochissimi. È curiosa questa vostra certezza che il mercato attenda il vostro libro e che i lettori nella loro vita da lettori siano in attesa escatologica della vostra opera. Non è così, fatevene una ragione, a meno che non accadano concomitanti eventi straordinari tipo mirabilia in epoca medievale. Ma questo non è un male, dovrebbe rilassarvi.

4. Non credete che chiunque vi conosca compri il vostro libro. E qui si rompono i cocci. L’ingenua e umana pretesa che all’uscita del vostro libro vengano fuori gli eroici amici e parenti a comprare due o tre copie ciascuno, a prendere d’assalto le librerie, a contendersi a colpi di scudiscio l’ultima copia del vostro libro, da soli capaci di far numeri da Dan Brown. Aprite gli occhi, andate a fare un giro presso la libreria più vicina, parlate con il libraio: non è accaduto nulla. Non prendetevela a male, e soprattutto non prendetevela con i vostri amici e parenti, essi spesso sono i vostri unici acquirenti ma da soli non possono nulla.

5. Non aspettatevi che le vostre presentazioni siano gremite. Perché le presentazioni sono semplicemente noiose, perché organizzarle è impresa di quelle faticosissime e povere di risultati. Non ci saranno decine e decine di persone in fila per il vostro autografo come nei film americani, siamo in Italia.

6. Non aspettatevi una pioggia di recensioni. Anche qui, l’illusione che le redazioni siano in ansiosa attesa della vostra opera… svegliatevi, su! Talvolta si verifica un circolo virtuoso, ma sono molti gli elementi che lo favoriscono. Talaltra gioca un ruolo importante la vostra capacità di crearvi, con furbizia e cinismo, un network nel settore; ma quanto è difficile fare in modo che i più influenti critici letterari, anche quelli dei tempi di facebook e twitter, siano pronti a recensire il libro?

7. Non prendetevela con l’ufficio stampa della vostra casa editrice se non arriva una pioggia di recensioni. L’ufficio stampa può commettere errori, ma la presunzione che il vostro sia l’unico libro di cui debba occuparsi è da megalomani ed egocentrici.

8. Non siate palesemente “interessati”. Qui si arriva alle note tristi, come quando vedi una persona fresca di pubblicazione dire o fare cose per. Stanno lì a blandire quelli che dovrebbero scrivere o parlare del loro libro, lo fanno in maniera anche sfacciata, perché tutto sembra lecito. Di fatto è lecito, è un vizio antico che porta risultati, e però è tanto brutto. Fidatevi di voi e della vostra opera, se questa è valida, ma veramente valida, lettori e critici di buon gusto prima o poi se ne accorgeranno. Che non sia valida non lo contemplo, perché non andrebbero pubblicati libri mediocri.

9. Non pretendete che il vostro libro piaccia. C’è poco da dire. Leggere porta tempo ed esige concentrazione, qualcuno riesce ad andare fino in fondo e qualcun altro abbandona. C’è una banale questione di gusti e di affinità: guai ad aspettarsi di piacere a tutti, guai a offendersi se chi ha acquistato il vostro libro e ha provato a leggerlo, prodigando un duplice sforzo, non vi apprezza.

10. Non fate del vostro libro una ragione di vita. Ci sono persone che investono emotivamente nel libro quanto nemmeno in una liaison. Eppure, ripetiamolo, salvo eccezioni, i libri non portano soldi né fama. Mi direte che “voi amate” i libri, e io vi dico che la scrittura è una passione poco ricambiata, che l’oggetto del desiderio, il libro, è desiderato da pochi ed è a buon mercato, e che il vostro libro assai difficilmente può cambiare le sorti della letteratura. Cercate di dare la giusta dimensione a ciò che avete appena fatto. Avete pubblicato un libro. Bene. Godetevelo per quello che è. Un libro. Niente che vi renda migliori di quel che siete, o più importanti, o più belli, o più ricchi, o altro ancora. Queste aspettative, fatevelo dire, sono troppo borghesi.

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Il male di scrivere

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