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Foto di Elisabetta Michielin

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di Antonia Santopietro |

Giulio Mozzi,  è tra i più noti e apprezzati consulenti editoriali italiani, curatore del blog letterario, vibrisse (bollettino di letture e scritture) nonché scrittore. Attualmente è consulente di Marsilio Editori per la narrativa italiana. Nel 2010 ha iniziato una collaborazione con Laurana Editore, dalla quale è nata la Bottega di narrazione e docente di scrittura creativa. (ulteriori informazioni biografiche qui)

Lei è uno stimato scout e consulente editoriale, oltre che docente di scrittura creativa e scrittore. Quali sono le modalità con cui deve muoversi oggi uno scout letterario e quali i canali che secondo lei sono più interessanti.
Non mi pare che ci siano «canali» più interessanti di altri. Oggi è di moda dire che si trovano molte cose nella rete, eccetera, ma bisogna pur sempre ricordarsi che le case editrici producono, almeno al momento, libri: ossia oggetti prevalentemente cartacei e in minore – al momento, molto minore – quantità digitali. Non abbiamo ancora un’idea precisa di che differenza ci sia tra un libro di carta e un libro digitale (nel senso che non ci sono ancora degli studi abbastanza ampi e affdabili che ci dicano a es. che differenza c’è tra lo sfogliare e lo scorrere, come diversamente funziona l’attenzione nel leggere carta e nel leggere su tablet, ec.): è ancora troppo presto. I siti di fanfiction sono pieni di storie anche belle (o, quantomeno, di storie che sembrano poter avere un pubblico); e le piattaforme per la pubblicazione in rete, tipo Wattpad, inducono un tipo di lettura ancora diverso.

Ma non è detto che ciò che “funziona” se pubblicato in una certa sede e con un certo medium, poi “funzioni” se pubblicato in altra sede e con altro medium. E non è chiara la relazione tra i diversi media. Faccio un esempio. Giacomo Mazzariol ha pubblicato Mio fratello rincorre i dinosauri; Matteo Bussola ha pubblicato Notti in bianco, baci a colazione. Temi affini: la famiglia, i bambini. Stessa collana: Einaudi Stile Libero. Date di uscita ravvicinate. Entrambi gli autori sono stati “pescati” in Facebook. Entrambi i libri sono assai piacevoli da leggere e tutto sommato confortanti. Eppure, a qualche mese dalla pubblicazione la mia impressione è che il libro di Mazzariol sia “più libro” di quello di Bussola. La scrittura di Bussola è letterariamente più interessante; Mazzariol racconta una storia più compiuta. La mia sensazione – e faccio notare che uso la parola sensazione – è che il libro di Bussola non si sia autonomizzato dalla presenza di Bussola in rete; quello di Mazzariol sì. Posso ovviamente sbagliarmi: si tenga comunque l’esempio per ciò che suggerisce, e cioè – ripeto – che ciò che ha senso se pubblicato in un certo modo può averne meno, o di più, se pubblicato in altro modo.

Quindi direi che per lo scout la prima esigenza è e resta: essere reperibile. Non è importante tanto il cercare qua o là; è importante che uno possa scriverti, telefonarti, sottoporti testi. Certo: il 99% di chi si fa vivo non propone cose interessanti. Ma questo è fisiologico.

Dall’esperienza della sua scuola di scrittura narrativa, ormai attiva da diversi anni, avrà messo a fuoco il profilo delle nuove leve e proposte. Cosa ci può dire da questo osservatorio, quali temi ricorrono e quale livello di preparazione riscontra?
Insegno la cosiddetta scrittura creativa – ma io preferisco parlare di “scrittura e narrazione”, visto che non mi lasciano dire “teoria e tecnica della redazione di testi narrativi, argomentativi, poetici e teatrali” – dal 1993. E so che nelle diverse situazioni si incontrano persone molto diverse, con obiettivi e ambizioni molto diversi.

Ci sono i corsi di scrittura, diciamo così, “dopolavoristici”, ai quali si iscrivono generalmente persone che hanno una vaga curiosità, o che vogliono migliorare un poco le proprie competenze, o che leggono molto e desiderano aumentare la propria capacità di capire ciò che leggono.

Ci sono i corsi che ambiscono a essere professionalizzanti: e lì si trovano aspiranti copywriter, comunicatori, giornalisti, eccetera. Sempre di raccontare si tratta, ma la faccenda è tutta diversa.

L’esperienza della Bottega di narrazione – che avviai nel 2011 – è contrassegnata dalla varietà. Mentre le opere letterarie che ricevo in lettura come scout (più di un migliaio l’anno) sono facilmente categorizzabili (un 20% di tentativi di noir, un 10% di fantasy, un 25% di autobiografia, un 5% di romanzo storico, ec.), alla domanda sui temi ricorrenti in Bottega non so rispondere. Posso dire forse solo questo: le persone che investono di più sono quelle che attraverso la narrazione desiderano, più o meno esplicitamente, più o meno travestitamente, raccontare un momento o un periodo della propria vita. Il punto è che da questa esigenza vengono poi fuori opere formalmente diversissime.

Quanto al livello di preparazione: boh, non saprei. Le cose importanti sono l’intelligenza e il coraggio. Per il resto, se serve, si studia.

Quali sono i consigli di “formazione” letteraria che ritiene possano integrare l’eventuale talento nella scrittura? Crede si possa immaginare un metodo operativo più efficace per tutti?
L’idea di un metodo universale mi pare una sciocchezza. Certo: se uno vuole lavorare a es. nelle produzioni seriali, ha bisogno di farsi una professionalità eccetera. E ci sono scuole apposite, anche molto buone.

E i consigli buoni per tutti possono essere solo generici e banali. Leggete pochi libri, rileggételi, dunque cercate di leggere libri che valga la pena di rileggere. Prima di scrivere, esitate; non fatevi prendere dalla foga. Non chiedetevi se siete degni di ciò che tentate di fare: fàtelo, e poi fàtevi un giudizio.

Come scrittore quali sono i risvolti che derivano dal lavorare con “i libri degli altri”?
Per mia fortuna non sono più uno scrittore.

Lavorare per i libri degli altri è molto, molto bello.

Come definirebbe il panorama letterario attuale? Mi riferisco alla letteratura nazionale. Lo trova vivace, ci sono a suo avviso voci interessanti e che supereranno il test del tempo?
Purtroppo non dispongo di sfera di cristallo: alla seconda domanda, quindi, risponderemo tra una cinquantina d’anni (ma io sarò già morto, probabilmente).

Peraltro: sembrerà paradossale, ma non seguo molto la produzione contemporanea. Non ho la sensazione di grandi cambiamenti in corso: dico nell’ambito letterario. L’industria editoriale sta cambiando, e profondamente: ma quella è un’altra faccenda. Diciamo che l’incremento della produzione prettamente industriale è sbalorditivo. Qualcuno addirittura ha dubbi sulla sopravvivenza della letteratura, intendendo per “letteratura” una produzione letteraria non industriale. Io non mi faccio venire di questi dubbi, perché mi pare che averli non serva a tanto.

Tra blog (vibrisse) e social network lei si muove bene con i social media. In che modo secondo lei supportano il suo lavoro? Se ciò accade.
Sono strumenti di comunicazione. Mi permettono di essere reperibile (vedi sopra) e di essere visibile: nonché di far capire che cosa mi interessa e che cosa no. In questo senso sono utili al mio lavoro.

Principalmente vorrei che vibrisse fosse una cosa utile: spero che sia così. Ma non sta a me dirlo.

Dicono le statistiche che in Italia si legge poco, crisi dell’editoria o crisi culturale?
Nessuna crisi: in Italia si legge poco da secoli, è un fatto strutturale della nostra società.

Diciamo che, al di là dei dati sulla circolazione delle opere letterarie (che sono peraltro sempre forniti in modo piuttosto vago: che una persona legga dodici libri l’anno a me non dice niente), la mia impressione è che la lettura in ogni senso, e soprattutto la lettura per studio, abbiano perso importanza e stima. Oggi siamo quasi al paradosso. Chi ha studiato è sospetto. L’incompetenza è un requisito positivo. Avere un passato significa essere compromessi.

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Intervista a Giulio Mozzi | su ZEST Letteratura Sostenibile

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