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di Paolo Risi

Pëtr Kropotkin (1842-1921) è un’individualità complessa. La sua vita un romanzo di carne e chilometri percorsi. In Russia – scrive Lee Alan Dugatkin nella prefazione -, passò da un’adolescenza trascorsa come paggio di camera dello zar Alessandro II, a una gioventù in cui fu ossessionato dalle teorie dell’evoluzione, fino a divenire un agitatore sociale, ricercato dalla polizia segreta russa in tutto il mondo, dopo essere evaso dal carcere in cui l’avevano rinchiuso, a causa delle sue idee politiche radicali, che alcuni avrebbero definito illuminate.

I suoi scritti completano una panoramica ponderosa sullo scibile umano, accordandosi intorno a un comune denominatore, che è l’interesse per la legge scientifica del mutuo appoggio, elaborata da Kropotkin durante una serie di viaggi in Siberia.

In quella terra osservò il processo che portava le specie animali a cooperare per la sopravvivenza, a sostenere un meccanismo evolutivo istillato dalla natura stessa, dalla sua intrinseca asprezza. A quell’esperienza aggiunse altri viaggi e riflessioni, ponendo la sua attenzione, in particolare, sugli insetti sociali (formiche, api, vespe) e sulle loro modalità di cooperazione. Nulla lasciava supporre – in base alla sue ricerche sul campo – che esistesse “una spietata guerra per la vita”, e che una certa visione darwinista corrispondesse alle dinamiche presenti nel regno animale. La teoria del mutuo appoggio apriva a nuove considerazioni, che riguardano l’uomo e gli assetti sociali entro cui modula la propria individualità. Sempre in Siberia arrivò a constatare come la mutua cooperazione fosse strettamente correlata con la presenza o l’assenza dell’ingerenza statale e dei suoi apparati burocratici. «Gli anni passati in Siberia», scrisse Kropotkin, «mi insegnarono […] l’assoluta impossibilità di fare qualcosa di veramente utile per il popolo servendosi della macchina amministrativa. Mi liberai per sempre di quella illusione»

Scrive Lee Alan Dugatkin: Kropotkin era convinto che il processo evolutivo avesse favorito il mutuo appoggio tra la popolazione animale, e se si fosse dovuto apporre un’etichetta politica a tale comportamento, questa sarebbe stata «anarchia». Equiparare i due piani, biologico e politico, sanciva uno scatto in avanti del pensiero anarchico: da semplice metodo di azione, semplice ideale di una società libera, al convincimento che l’anarchia dimorasse nell’alveo della filosofia naturale e sociale, e che la stessa dovesse essere studiata con i metodi che si usano per le scienze naturali.

Si è detto della poderosa messe di studi che caratterizzò il percorso intellettuale di Kropotkin. Ne è testimonianza sostanziale la stesura dell’opera Il mutuo appoggio un fattore dell’evoluzione (data alle stampe nel 1902), architrave del suo lavoro di ricerca e compendio, in filigrana, delle innumerevoli discipline investigate dallo scienziato e pensatore russo.

L’idea in capo a Mutual Aid – scrive Giacomo Borella, curatore dell’edizione pubblicata da elèuthera, la prima a essere tradotta dall’originale inglese – è in sé così disarmante e meravigliosa da lasciare interdetti: chiamare a raccolta tutti i modi in cui gli esseri viventi si sono chiamati a raccolta per aiutarsi a vicenda, in una catena di atti solidali lunga quanto la storia del mondo.

Kropotkin tiene a precisare, all’interno del saggio, le motivazioni che lo hanno spinto a comporre un’opera così complessa e ambiziosa. Il suo intento, sottolinea, è di ordine puramente scientifico, progetto che asseconda un’impostazione positivista e che mira a contraddire una certa interpretazione del darwinismo, fondata sui temi della competizione e della lotta reciproca per la sopravvivenza. In realtà – osserva Giacomo Borella – la componente più corposa di Mutual Aid riguarda la dimensione sociale e antropologica, l’etica umana, i processi sui quali si imperniano la solidarietà fra gli uomini e i fattori che tendono a ostacolarla.

A fronte di questa riflessione si sublima l’afflato anarchico, la critica indirizzata alle organizzazioni corporative, alla burocrazia e al monolite Stato. L’eclettico Kropotkin si pone al servizio dell’analisi, scompone il dato reale per individuare la frattura, il confine minato che separa l’organizzazione solidale dal potere e dalla brama di dominio. Esistono delle risposte in Mutual Aid, un’idealità radicata nei processi naturali, nella storia e nella microstoria umana, che il grande pensatore russo illustra, calibra e trasferisce nel presente.

Esistono delle risposte e dei principi che si innestano nel nostro presente, nella contemporaneità inquinata dalla retorica sovranista e speculatrice. Infiniti i temi e le criticità che si rivelano per osmosi: in ciò Il mutuo appoggio un fattore dell’evoluzione dispiega il suo carattere universale, la visionarietà delle opere senza tempo. Ancora Giacomo Borella: mentre tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento le idee di cooperazione, solidarietà, fratellanza e mutualismo erano al centro delle tendenze non certo solo anarchiche, ma delle sinistre nel loro insieme (fino a comprendere filoni liberali e repubblicani), del movimento operaio, di molti settori di ispirazione religiosa, e cosi via, oggi esse sono state in gran parte scalzate dalle parole d’ordine di competitività, merito, interesse nazionale, identità, successo, profitto, anche all’interno di ciò che rimane di quelle tendenze. Quello attuale sembra uno di quei momenti in cui tutto va ricostruito dalle basi, e Mutual Aid, con la sua paziente e perentoria insistenza sulla solidarietà come scelta di campo, è uno strumento essenziale per il presente e il futuro.


Pëtr Kropotkin (1842-1921), oltre che scienziato e geografo, è stato anche uno dei “padri fondatori” dell’anarchismo classico.

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Pëtr Kropotkin, il mutuo appoggio e l’etica umana

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